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Live Report: Till Lindemann + Aesthetic Perfection @ Alcatraz, Milano – 12/12/2025

Di Martina L'Insalata - 21 Dicembre 2025 - 5:27
Live Report: Till Lindemann + Aesthetic Perfection @ Alcatraz, Milano – 12/12/2025

Live Report: Till Lindemann + Aesthetic Perfection @ Alcatraz, Milano – 12/12/2025
a cura di Martina L’Insalata

 

 

Qualcuno ha detto “vietato ai minori”? Dopo il “concerto satanico” di Behemoth, Satyricon e Rotting Christ lo scorso aprile, arriva a fine anno uno tra i live più attesi e chiacchierati del metal: la sua apparizione all’interno del Lucca Summer Festival la scorsa estate è risultata più contenuta e censurata, ma Till Lindemann questa volta fa sul serio per davvero tornando in Italia per una data all’Alcatraz di Milano, all’interno del Meine Welt Tour 2025 del suo progetto solista – dopo l’uscita di Peter Tägtgren dalla formazione ufficiale in duo, accompagnato dal progetto electro-industrial Aesthetic Perfection trainato da Daniel Graves.

La band dà inizio alla serata con Bad Vibes e S E X, mescolando sapientemente il metal all’elettronica per uno show che risulta convincente già dalla prima frazione di secondo. Proseguono con Rhythm + Control, Into the Void e Self Inflicted – quest’ultima dominata da luci rosse, le più azzeccate per la serata. Chiudono il set con l’ultima uscita We Bring the Beat e la combo Gods & Gold – registrata in collaborazione con Richard Kruspe e Love Like Lies, entrambe da Into The Black datato 2019.

Sono le ore 20:30 quando le luci si spengono di nuovo per lo show più trasgressivo dell’anno? Till Lindemann fa il suo ingresso assieme alla sua band formata da Joe Letz – ex Combichrist alla batteria, Danny Lohner – ex Nine Inch Nails e A Perfect Circle alla chitarra, Emily Ruvidich alla seconda chitarra, Momo al basso e Brynn Route alle tastiere e… Al palo.

Le ragazze, durante lo show, si dimostrano artiste in tutto quel che fanno: dalla danza più o meno spinta, passando per gli assoli di strumento, sono indubbiamente una parte visiva importante per il tipo di spettacolo ed evento proposto ma anche simbolo di qualità, tanto quanto i colleghi. E a proposito di danza, lo show inizia con Fat, direttamente da Skills In Pills del 2015: le ragazze sono effettivamente grasse proprio come dice il titolo, vestite da suore con protesi artificiali addosso come quelle che Joe Letz tiene per tutta la durata dello show, e ballano attorno ai pali presenti sul palco. 

La canzone successiva, Un Die Engel Singen dal disco Zunge, è un muro di suono che arriva come uno schiaffo in pieno viso: le musiciste sono ora su dei piedistalli che salgono altissimi e scendono tornando livello terra sul palco. Su Altes Fleisch si scatena la festa del pubblico che un po’ canta, un po’ balla ma spesso e volentieri col telefono sempre in mano, pronto a registrare: è il momento di Golden Shower, esplicito abbastanza già dal titolo ma che, come se non bastasse, presenta vulve e vaginodromi nei visual – probabilmente il dettaglio più esplicito e vietato ai minori della serata. Si arriva Sport Frei e dalla batteria viene tirato quello che a tutti gli effetti sembra essere proprio un dildo: Joe Letz è truccato, mascherato, imbottito di protesi fino a sembrare una specie di demone, forse la cosa più realmente inquietante di tutto lo show. 

Ad ogni modo, arriva il momento acustico e del ballo semi-romantico su Tanzlehrerin, mentre si torna alle luci rosse su Blut. Dopo aver curiosato un po’ sui social mi aspettavo il tiro di torte e oggetti strani, ma fino a quel momento vedo solo tirare champagne e penso essere la solita festa cliché un po’ sopra le righe della tipica rockstar. In men che non si dica vedo la folla aprirsi: dopo una Praise Abort incredibile dal finale stile bossa nova, quel pazzo di Lindemann scende dal palco per Platz Eins, aiutato da luci colorate usate per farsi strada lungo tutta l’area pubblico di un Alcatraz che sfiora il soldout. Nel mentre sul palco Brynn Route continua a destreggiarsi meravigliosamente tra pole dance e tastiere, Momo attacca un assolo di basso, non c’è storia: Till Lindemann sarà il personaggio più noto e famoso per cui tutti sono qui eppure l’anima dello show sembra esser composta proprio dalle sue musiciste. 

Il risultato è quello di un’ottima band e un concerto esplicito ma non più di quel che ci si aspettava: Du Hast Kein Herz e Skills In Pills chiudono tre quarti dello show, ma arriva l’encore: sul palco appare la domanda “do you want more?” a cui il pubblico risponde in maniera forte e chiara. Ecco la band di nuovo sul palco per Übers Meer e Knebel – suonata solo per metà per scelta artistica, gran peccato! fino al momento del tiro dei pesci (veri?!) su Fish On.

Il saluto finale è su Ich Hasse Kinder: cosa si può dire che non sia già stato detto? Per lui forse è il tipico venerdì sera, per noi no e questo già basta a renderlo un evento da vedere almeno una volta nella vita. Ad ogni modo, c’è un po’ di amaro in bocca per la non-abitudine del percepire la fomo ai concerti metal, quel necessario bisogno di vedere tutto quello che succede non perché si è pagato un biglietto, ma per il semplice fatto che si tratti di un concerto che “va visto” come si trattasse della tipica popstar. Ogni tanto però bisogna fare un’eccezione: Till Lindemann va visto almeno una volta da solista e sì, è uno show che si va tanto ad ascoltare quanto a vedere. Il risultato è uomini contenti di così tanta presenza femminile e donne pronte ad iscriversi a corsi di pole dance il giorno dopo: in entrambi i casi, una gran soddisfazione.