Thrash

Live Report: Kreator + Carcass + Exodus + Nails @ Alcatraz, Milano – 07/04/2026

Di Jennifer Carminati - 8 Aprile 2026 - 17:19
Live Report: Kreator + Carcass + Exodus + Nails @ Alcatraz, Milano – 07/04/2026

Live Report: Kreator + Carcass + Exodus + Nails @ Alcatraz, Milano – 07/04/2026

                                                                                    

Photo report completo: Photo Report: Kreator + Carcass + Exodus + Nails @ Alcatraz, Milano – 07/04/2026 – truemetal.it

La data di martedì 7 aprile è segnata in rosso sul calendario già dallo scorso inverno. Non è un altro festivo ma un evento imperdibile per tutti gli appassionati di thrash e death metal.

Ad affollare l’Alcatraz di Milano, per questa ennesima data bomba organizzata da MC² Live, ci pensano tre autentiche leggende del genere che tanto amiamo.

I Kreator stanno attualmente scatenando devastazione in tutta Europa con il loro tour da headliner “Krushers of the World”, promettendo, anche in questa tappa italiana, di proporci il loro spettacolo più grande di sempre.

Insieme alla formazione guidata da Mille Petrozza, ci sarà una lineup appetitosa, da leccarsi i baffi per tutti i gusti, o quasi: i Carcass, tra i fondatori del grindcore e solido pilastro del death metal americano, e gli Exodus, imprescindibili per gli amanti del thrash americano.

In apertura di serata toccherà all’hardcore-punk dei Nails dare fuoco alle polveri.

Conosciute per la loro energia implacabile e lo status di icone nella scena metal, ognuno a proprio modo, queste band insieme promettevano già su carta una serata ricca di intensità pura e performance adrenaliniche, e leggendo questo Live Report capirete che è andata proprio così.

Band storiche che scuotono e smuovono folle di metallari da decenni trascendendo le generazioni di fan che riempiono da sempre i locali ovunque vadano.

Questa data nostrana era molto attesa dai metallari di tutta la Penisola, e non solo, che si sono radunati presto all’esterno locale di via Valtellina, per riuscire ed accaparrarsi un posto tra le prime file all’apertura porte prevista alle 17.30.

La combinazione di thrash teutonico, grindcore britannico e thrash-hardcore americano, copre gran parte dello spettro del metal, e vedere questi grandi artisti sullo stesso palco, rappresenta di certo uno dei più formidabili tour assemblati negli ultimi tempi, e fortunato chi come la sottoscritta ha potuto esserci.

La tappa italiana del “Krushers of the World Tour” è stata l’ennesima prova che il thrash colpisce ancora forte nel 2026: una serata di metal inarrestabile che noi di TrueMetal come sempre siamo qui per raccontarvi.

 

NAILS

Quando io ed il mio compagno Luca entriamo al locale sono da poco passate le 18 e noto con stupore che il locale è ancora piuttosto vuoto. Fortunatamente con il passare dei minuti si andrà via via affollando, ma mai riempiendosi come invece mi sarei aspettata vista la lineup proposta.

Purtroppo, non capirò mai come certe band attirino le masse più di altre, o forse, preferisco continuare a fingere di non sapere cosa davvero la gente ascolta e per chi spende i soldi del biglietto senza neanche battere ciglio.

Breve polemica a parte, veniamo a noi.

Dal sud della California, i recentemente riuniti Nails portano sul palco dell’Alcatraz di Milano la loro fusione di hardcore punk e grindcore senza fronzoli.

13 brani in meno di mezz’ora, non lasciano prigionieri questi ragazzi: brani brevi, veloci e diretti, che fanno ben capire di che pasta sono fatti.  Il frontman e unico membro storico rimasto in formazione, Todd Jones, guida la band con un’attitudine tipicamente hardcore, ringrazia continuamente i tanti già presenti così presto questa sera.

Nella loro musica piena di rabbia c’è tanto metal quanto punk. senza compromessi arrivano dritti al punto, trovando il giusto riscontro anche nel pubblico, che già si muove in turbolenti mosh e circle pit.

La sua voce è urlata nel microfono con violenza sincera, enfatizzando spesso le parole che dice, scenari urbani fatti di degrado, spaccio e sparatorie, col modo in cui le dice.

Ci piacciono questi Nails, che ci salutano con la brutale “Unsilent Death”, e l’atmosfera tra le mura dell’Alcatraz di Milano ora si che è davvero calda.

Un live estremamente aggressivo, tanto rapido quanto feroce, tanto d’impatto quanto devastante, che porta dalla loro parte molti nuovi fan, ne sono certa. Il loro approccio genuino e il modo di stare sul palco, è un qualcosa che è sempre bello vedere e che fa apprezzare maggiormente i loro riff tutto sommato semplici ma estremamente efficaci.

I Nails sono attivi dal 2007, dei giovincelli rispetto ai veterani che seguiranno a breve, ma sono stati di certo all’altezza di aprire per questa formidabile lineup di pesi massimi.

Lineup
  • Todd Jones – chitarra, voce
  • Andrew Solis – basso
  • Carlos Cruz – batteria
Setlist
  1. Suffering Soul
  2. Violence Is Forever
  3. God’s Cold Hands
  4. Wide Open Wound
  5. I Will Not Follow
  6. Endless Resistance
  7. You Will Never Be One of Us
  8. Unsilent Death

 

EXODUS

Chi mi conosce, o ha letto dei miei live report in passato, sa che il thrash non è di certo un genere a cui mi interesso. Faccio molta fatica ad entrare in sintonia con questo modo di fare metal, un po’ come il power, e non so spiegarvi il motivo, semplicemente non mi piace.

Ma ogni tanto capita, raramente devo ammetterlo, che una band riesca a suscitare il mio interesse più di altre, e gli Exodus, ne sono un esempio.

La furia thrash mista ad un clima festaiolo tipico della Bay Area è un qualcosa che mi colpisce e anche stasera ce l’hanno fatta a fare centro.

Gli Exodus da sempre sfoggiano bravura ed ironia in egual parti, manifestando sul palco un’immensa energia e voglia di divertirsi che automaticamente si riversa sul pubblico, sempre pronto in queste occasioni a rispondere “pan per focaccia”.

Una poderosa gigantografia alle loro spalle raffigurante la copertina dell’ultimo album, l’imponente batteria di Tom Hunting con due gigantesche grancasse decorate col nome della band., e via che non appena le luci si spengono si parte con la recente “3111”.

Sono incredibilmente divertenti e dei trascinatori nati, e con “Bonded By Blood”, la potente traccia omonima dal primissimo album, conquistano immediatamente tutti i presenti questa sera.

Rob Dukes alla voce è una certezza e Gary Holt, uno dei chitarristi più letali in circolazione, lo segue a ruota. Vederlo fianco a fianco con Lee Altus, altro peso massimo della chitarra thrash, vale il prezzo del biglietto, come dicono quelli bravi.

Veloci e precisi, con una potenza travolgente ci offrono una scarrellata di loro brani, un set affilato come un rasoio, che porta ad uno scapocciamento continuo e sfrenato, non solo tra le prime file.

“A Lesson In Violence“ e “The Toxic Waltz“, preceduta da un breve accenno di “Raining Blood”, sono dei veri e propri classici che definiscono il genere e sono accolte con irrefrenabile entusiasmo.

Vedere questi musicisti datati, concedetemi il termine, che si divertono sul palco come ragazzini, dall’alto della loro grande esperienza, è una vista che personalmente scalda il cuore e che sempre più raramente ahimè capita di vedere.

I brani del nuovo album “Goliath”, tra cui la un po’ troppo lenta titletrack, intaccano lo slancio euforico, ma non è nulla che uno “Strike Of The Beast” finale non possa risolvere.

Il set si chiude con la richiesta di un ultimo furibondo wall of death che viene ampiamente accolta da un pubblico che non sembra essere ancora pago da cotanta frenesia thrash.

Ora capisco perché gli Exodus sono considerati una band imprescindibile per gli amanti del thrash americano, tra le più importanti e influenti, in attività dagli anni Ottanta, con un’ampissima discografia perfetta da proporre in sede live.

Dopo questi ultimi 40 minuti si è alzata ulteriormente l’asticella del gradimento da parte del pubblico che affolla l’Alcatraz di Milano.

E siamo solo alla prima di tre grandi ed iconiche band.

Lineup
  • Rob Dukes– voce
  • Lee Altus – chitarra
  • Gary Holt – chitarra
  • Jack Gibson – basso
  • Tom Hunting – batteria
Setlist
  1. 3111
  2. Bonded by Blood
  3. Deathamphetamine
  4. Blacklist
  5. Goliath
  6. A Lesson in Violence
  7. The Toxic Waltz
  8. Strike of the Beast

 

CARCASS

Tocca ora ai miei tanto cari Carcass portare la loro precisione chirurgica sul palco.

I loro primi album, dopo oltre trent’anni, dominano ancora la scaletta dei Carcass dal vivo, e già questo la dice lunga.

Il loro eccezionale capolavoro “Heartwork” del 1993 suona sempre attuale: brani come “Buried Dreams”, “No Love Lost”, “Death Certificate” e la traccia omonima dell’album, sono oggi tanto abrasive e coinvolgenti quanto lo erano allora.

Gli irrefrenabili moshpit che si scatenano nel pubblico ne sono la prova.

Il loro impatto dal vivo è un qualcosa di difficilmente descrivibile a parole: passano da un inno death metal ad un altro senza soluzione di continuità alcuna. Non c’è spazio per alcuna forma di tregua in un loro set, sparano a raffica dieci brani mozzafiato e se ne vanno come nulla fosse.

Attaccano con “Unfit For Human Consumption” e da lì in poi, sarà un susseguirsi di attacchi tecnicamente letali, un pugno piantano nello sterno dietro l’altro.

Alla batteria troviamo niente meno che Waltteri Väyrynen, il talentuoso batterista attualmente in formazione con gli Opeth.

Non c’è altra band al mondo, o almeno che mi venga in mente, che abbia questo modo di fare metal, e stasera sembra proprio che ogni singola persona qui presente se ne sia finalmente resa conto.

Veloci ed implacabili, la loro importanza nel metal è immensa e non quantificabile.

E se siete d’accordo, ma anche se non lo siete, ne approfitto per sfatare definitivamente un mito.

Il più grande gruppo musicale di Liverpool sono e sempre saranno i Carcass, altro che The Fab Four. Noi fortunati che abbiamo ricevuto (in testa) la bottiglietta di acqua santa di Jeff Walker lo sappiamo bene.

Quarant’anni dopo i loro esordi, queste leggende viventi hanno ancora anima e cuore in quello che fanno, ed è tutto ciò che conta.

Lineup
  • Jeff Walker – voce, basso
  • Bill Steer – chitarra, voce
  • Nippy Blackford – chitarra
  • Waltteri Väyrynen – batteria
Setlist
  1. Unfit for Human Consumption
  2. Buried Dreams
  3. Incarnated Solvent Abuse
  4. No Love Lost
  5. Death Certificate
  6. Dance of Ixtab (Psychopomp & Circumstance March No. 1 in B)
  7. Genital Grinder
  8. Exhume to Consume
  9. Corporal Jigsore Quandary
  10. Heartwork

 

KREATOR

E dopo questa scorpacciata di death metal arriva il momento dei tanto attesi headliner della serata.  Come detto, questo enorme tour è a supporto del sedicesimo album in studio dei Kreator, “Krushers of the World“, pubblicato lo scorso gennaio tramite Nuclear Blast Records.

Il disco è stato acclamato come uno dei più feroci nella leggendaria carriera di quattro decenni di Kreator e i loro fan di lunga data, non vedevano l’ora di sentirlo riproposto in sede live.

Lo spietato rullo compressore tedesco, in circolazione dai primi anni Ottanta e che negli anni Novanta era praticamente stata screditata dai più, oggi, sta certamente vivendo una seconda giovinezza, un periodo davvero glorioso per Petrozza e soci, che questa sera hanno confermato il loro status nell’Olimpo del metal.

“Run To The Hills” risuona dagli altoparlanti e unisce l’intera sala in un coro gridato all’unisono, e poi una scarrellata di immagini immersive di brutalità e atrocità attraverso i secoli viene proiettata sul telo posto davanti al palco, accompagnata dalle toccanti note di “Eve Of Destruction” di Barry McGuyre. Celebre canzone sull’inutilità della guerra ispirata ad una composizione di P.F.Sloan.

Il palco è una sorta di paesaggio infernale: un’enorme versione gonfiabile della loro Violent Mind fluttua a mezz’aria alle loro spalle, con del fumo che esce sporadicamente dal suo cranio aperto.  Tra cadaveri appesi, diavoli gonfiabili giganti su entrambi i lati, e l’apparizione saltuaria di due “frati demoniaci” a scrutare il pubblico, l’atmosfera malvagia è presto fatta.

Dal punto di vista puro delle performance, i Kreator sono assolutamente in forma, a giustificare, qualora ce ne fosse bisogno, il motivo per cui oggi, dopo quarant’anni, sono più grandi che mai. La scaletta proposta in questo tour è un vero e proprio viaggio attraverso la loro illustre discografia.

Fortunatamente, scelgono di ignorare la stragrande maggioranza della produzione degli anni Novanta, concentrandosi quasi esclusivamente agli inizi degli anni Ottanta e poi allo loro più recente produzione.

Tra i sedici pezzi presenti in scaletta, solo quattro sono presi dal più orecchiabile che aggressivo “Krushers of the World”.

Il resto è manna dal cielo per i fan della band teutonica, anche se non privo di qualche parte un po’ noiosa qua e là.

“Enemy of God” e l’inno blasfemo “Satan Is Real” del 2017 non possono certo mancare in una loro scaletta, e sono cantate a squarciagola da quasi tutto il locale, e non poteva essere diversamente.

“Endless Pain” arriva dopo un sentito soliloquio di Petrozza su come fosse solo adolescente quando registrarono il primo disco nel lontano 1985.

Non c’è un vero e proprio encore. Solo una perfetta sequenza di ultimi brani che non lascia scontento proprio nessuno. “Phantom Antichrist”, l’inno “666 – World Divided” e poi il gran finale. “Violent Revolution”, brano che nel 2001 ha dato vita alla seconda era dei Kreator, e “Pleasure to Kill”, title track del loro secondo album del 1986, brano iconico della loro discografia, immancabile sigillo di chiusura di un concerto praticamente perfetto.

Instancabili tutti i componenti della band che han fatto del palco il proprio palcoscenico, e scusate il gioco di parole, muovendosi costantemente, scambiandosi di posto, interagendo tra loro e con il pubblico in un vortice di adrenalina ed emozioni che solo la musica che tanto amiamo ci sa regalare.

La longevità, lo sappiamo bene, è spesso venerata nel metal, e questo spiega perché questi tre storici gruppi insieme sia un ménage à trois davvero ben riuscito.

Ogni band questa sera ha portato sul palco l’atteggiamento e l’attitudine tipiche di un headliner, portando ancora una volta il vero metal nei nostri dannati cuori.

E ce ne torniamo a casa tutti felici e contenti, con tanto di merchandising questa sera.

Ci si rivede prestissimo, sempre tra queste righe.

Stay tuned and Stay Metal.

Lineup
  • Mille Petrozza – voce, chitarra
  • Sami Yli-Sirniö – chitarra
  • Frédéric Leclercq – basso
  • Jürgen “Ventor” Reil – batteria
Setlist
  1. Seven Serpents
  2. Hail to the Hordes
  3. Enemy of God
  4. Satanic Anarchy
  5. Hate Über Alles
  6. People of the Lie
  7. Betrayer
  8. Krushers of the World
  9. Hordes of Chaos (A Necrologue for the Elite)
  10. Satan Is Real
  11. Loyal to the Grave
  12. Phantom Antichrist
  13. Tränenpalast (with Britta Görtz)
  14. Endless Pain
  15. 666 – World Divided
  16. Violent Revolution
  17. Pleasure to Kill