Intervista Reapers (Luca Calegaro)

Formatisi a Padova ormai venticinque anni orsono, i Reapers sono una band heavy metal che ha all’attivo due album, ‘Metalness’ (2004) e ‘World in Chains’ (2007), il primo dei quali fu trasmesso anche dalle radio USA grazie a una collaborazione con una società indipendente di marketing radiofonico, la Skateboard Marketing di New York, mentre la promozione del secondo vide la band impegnata in un esteso tour europeo e in sette date in Australia.
Nel 2008, complice l’uscita del chitarrista Stefano Crivellari, il gruppo decise di sciogliersi, tuttavia il cantante, Luca Calegaro, continuò almeno per un paio d’anni a promuovere i Reapers ma, come dice Calegaro stesso, rispondendo ad alcune mie domande, “Quello che poteva essere l’inizio di un nuovo capitolo purtroppo sfociò in una lunga pausa.”
Intervista a cura di Lisa Deiuri
I Reapers, però, quest’anno hanno intenzione di ritornare con la demo release di ‘Steel Alive’ e, quindi, a fronte di una ripresa dopo un nuovo cambio di lineup, chiedo a Luca quali sono le novità, musicalmente parlando, che l’ascoltatore deve aspettarsi dal progetto.
Sedici anni dopo il tour australiano, da una telefonata con Francesco, bassista dalle origini e Dario, anche lui componente dei primi anni, abbiamo cominciato la ricerca di un batterista che potesse unirsi in questa nuova avventura musicale. Il dubbio era se formare una cover band che avrebbe non poco semplificato la produzione di repertorio, oppure riprendere la composizione di inediti. Abbiamo scelto la seconda opzione: riprendere i migliori brani dei due album ri-arrangiandoli in base a chi siamo oggi, come tirare fuori dal garage la macchina ferma e arrugginita con cui tanto ci siamo divertiti da giovani: la sistemi, la elabori e la metti in pista più grintosa di prima. Non era possibile mettersi a scrivere materiale da zero, abbiamo tutti impegni da adulti e non abitiamo nella stessa città, per cui abbiamo considerato le sedici canzoni dei due album, materiale più che sufficiente su cui lavorare e creare un nuovo repertorio finalizzato esclusivamente alla registrazione di un terzo EP ed a un puro divertimento live da over 40.
A gennaio (2025) è stata rilasciata la demo di ‘Steel Alive’, che comprenderà la rivisitazione di nove canzoni dei due album precedenti. La demo attuale contiene i brani ‘Metalness’, ‘Cut this head’ ed ‘Anywhere but here’. Lo dobbiamo considerare come un nuovo punto di partenza?
‘Metalness’ è stato per noi un grande album. Eravamo ventenni e lo abbiamo suonato e registrato come volevamo. Ricevette tante recensioni positive e lo abbiamo promosso molto. ‘World in chains’ è stato forse poco meditato; la foga di voler fare subito un secondo EP non ha pagato. Non ci ha rappresentato appieno come il primo; ci sono molte buone canzoni ma avrebbe meritato più tempo e anche più investimenti. Lo registrammo in studi presi a nolo e le parti vocali in un appartamento. Non fu il massimo, diciamo. ‘Steel Alive’, invece, sarà il nostro nuovo biglietto da visita. Vogliamo includa dieci tracce e contiamo di registrarlo nel 2026. È un punto di arrivo perché sarà esattamente la musica che vogliamo suonare oggi. Sarà la nostra maturità musicale e ci prenderemo tutto il tempo per farlo come desideriamo.

Ascoltando la demo, devo dire che rispetto al passato il sound è più curato, così come le linee vocali risultano forse meno “acide” ma più espressive e la chitarra nei suoi riff mantiene la carica rabbiosa degli inizi. Insomma, pur trattandosi di ri-arrangiamenti, si percepisce una maturità diversa. Credo che questo sia dovuto anche all’entrata di Luca e Loris. Ci presenti la nuova lineup?
Io e Francesco Lilla siamo parte della band da sempre, lui al basso ed io alla voce. Dario Pittarello, anche lui membro originale, si era unito al nuovo progetto come chitarrista ma dopo alcuni mesi ed alcune prove live siamo arrivati ad una divisione. Nel frattempo avevamo già conosciuto Loris Rigoni, il batterista attuale che risiede a Verona. Per combinazione si stava ritirando da un progetto musicale ed in poco tempo, con grande dedizione ed entusiasmo, è entrato in pianta stabile nell’anima Reapers. È stato lui ad introdurci a Luca Marconi, chitarrista improntato sull’hard ‘n heavy sia negli ascolti che nella tecnica. Amico di vecchia data con Loris, Luca ascolta un po’ di tutto (a quanto dice, adora De André quasi più degli Iron Maiden) e suona distorto e violento da molti anni in alcune band locali del veronese. Ha dato una mano, dapprima come componente temporaneo per poi entrare anche lui a far parte del gruppo in pianta stabile. Con Luca, il quadro musicale si è chiarito. Ci divertiamo e riusciamo ad essere molto proficui durante le prove, considerando che abitiamo in città diverse; Francesco addirittura attualmente lavora all’estero.
Nel complesso, la vostra ricerca musicale dura da oltre una ventina d’anni. Quali sono stati e sono, ora, i punti principali di questo percorso?
Ognuno di noi quattro ha una cultura musicale diversa, non prettamente metal. Vent’anni fa eravamo dei ragazzi che ascoltavano un numero limitato di band ma, crescendo e maturando esperienza, il cerchio si è allargato velocemente.
Ieri come oggi, ci siamo accorti di voler spaziare tra diversi generi cercando di mischiare le nostre influenze. Influenze che avevamo anche vent’anni fa perché entrambi i due album hanno una ballata e una strumentale in cui abbiamo cercato di esprimere qualcosa di inaspettato per l’ascoltatore.
Oggi abbiamo una consapevolezza che ci ha permesso di riprendere i vecchi brani e riscriverli sotto una luce più matura.
Nel tempo la scena e il mondo sono cambiati parecchio. Le vostre caratteristiche sono sempre state legate a riffing e vocals potenti, con temi orientati alla volontà di resistere, di continuare a combattere e non arrendersi. Come intendete collocarvi ora?
Pare incredibile come questi anni siano volati ma è una regola che vale per tutti. Il mondo è cambiato e la musica con esso. Come tanti altri, eravamo partiti facendo cover dei Metallica. Ora ci sono tanti gruppi nuovi e, personalmente, dovrei stare mesi ad ascoltare dischi per riprendere un po’ il passo. I riff e i testi di allora erano spontanei, un po’ grezzi semmai, ma rispecchiavano i nostri anni da ventenni e il desiderio di volersi divertire suonando. Le canzoni che abbiamo riscritto sono state tutte, più o meno, modificate. Altre sono state completamente stravolte rispetto alle originali, testi compresi. È una maturità spontanea che viene semplicemente crescendo e facendo esperienze di vita, in tutti i campi. Siamo e saremo sempre una band heavy metal e abbiamo mantenuto lo stesso nome senza creare un nuovo progetto da zero. Ora siamo semplicemente molto più consapevoli delle nostre capacità, dei nostri limiti e del risultato che vogliamo ottenere.
Da quello che so, avete sempre considerato importanti i momenti live. Avete intenzione di ritornare anche on stage?
Abbiamo già avuto occasione di partecipare come ospiti a concorsi con pochi minuti a disposizione. La prima volta è stato come muovere un ingranaggio pieno di ruggine ma abbiamo presto ripreso la nostra spontaneità sul palco, pur non avendo un pubblico strettamente metal. Ad oggi il nostro fine è stato solo quello di divertirsi, non importava in quale locale ci trovassimo o con quali band condividessimo la serata. Ovviamente, per il futuro, una volta raggiunta una scaletta sufficiente, cercheremo di fare qualche serata con band metal per fare un concerto come si deve. Anche le possibilità di suonare live sono dinamiche, ben diverse da vent’anni fa. A suo tempo eravamo riusciti a partecipare ad alcuni festival importanti e la selezione, tutto sommato, era stata semplice. Abbiamo suonato in Australia perché avevo conosciuto una band su MySpace ed eravamo riusciti ad organizzare sette date dall’altra parte del mondo con delle mail. Mi sembrava più facile allora; percepisco che adesso devi essere super presente sui social e mi sembra che le band si siano decuplicate. Ad ogni modo, se capiteranno occasioni e ne avremo la possibilità, sicuramente ci impegneremo nei live. Per ora il focus è registrare il nostro album, guardarci in faccia e dire “Abbiamo registrato proprio quello che volevamo.”