Rock

Grateful Dead: è morto Bobby Weir

Di Davide Sciaky - 11 Gennaio 2026 - 10:19
Grateful Dead: è morto Bobby Weir

Bobby Weir, il cantante e chitarrista dei Grateful Dead, è morto all’età di 78 anni.
Insieme a Jerry Garcia fondò i Grateful Dead nel 1965 che diventò uno dei gruppi fondamentali della cultura Hippie e del Rock psichedelico.
Tra i protagonisti del festival di Woodstock nel 1969, e prima ancora del  Monterey Pop Festival nel 1967, i Grateful Dead cementificarono rapidamente il proprio posto nella storia del Rock.

Questo il messaggio con cui è stata annunciata la morte di Weir:

È con profonda tristezza che annunciamo la scomparsa di Bobby Weir. Se n’è andato serenamente, circondato dai suoi cari, dopo aver combattuto coraggiosamente contro il cancro come solo Bobby sapeva fare. Purtroppo, ha ceduto a problemi polmonari pregressi.
Per oltre sessant’anni, Bobby ha viaggiato. Chitarrista, cantante, narratore e membro fondatore dei Grateful Dead. Bobby rimarrà per sempre una figura di riferimento, la cui arte unica ha rivoluzionato la musica americana. Il suo lavoro non si è limitato a riempire le sale di musica, ma è stato come un caldo raggio di sole che ha riempito l’anima, creando una comunità, un linguaggio e un senso di famiglia che generazioni di fan portano con sé. Ogni accordo che suonava, ogni parola che cantava era parte integrante delle storie che intrecciava. C’era un invito: a sentire, a interrogarsi, a vagare e ad appartenere.
Gli ultimi mesi di Bobby hanno rispecchiato lo stesso spirito che ha caratterizzato la sua vita. Diagnosticato a luglio, ha iniziato le cure solo poche settimane prima di tornare sul palco della sua città natale per una celebrazione di tre serate dei suoi 60 anni di musica al Golden Gate Park. Quelle esibizioni, emozionanti, piene di sentimento e di luce, non erano un addio, ma un dono. Un altro atto di resilienza. Un artista che, anche allora, sceglieva di andare avanti secondo i propri piani. Quando ricordiamo Bobby, è difficile non sentire l’eco del modo in cui ha vissuto. Un uomo che vagava e sognava, senza mai preoccuparsi se la strada lo avrebbe riportato a casa. Un figlio di innumerevoli alberi. Un figlio di mari sconfinati.
Qui non c’è un sipario finale, non proprio. Solo la sensazione di qualcuno che riparte. Parlava spesso di un’eredità di trecento anni, determinato a garantire che il repertorio musicale sarebbe sopravvissuto a lungo dopo di lui. Possa quel sogno continuare a vivere attraverso le future generazioni di Dead Heads. E così lo salutiamo come lui ha salutato tanti di noi: con un addio che non è una fine, ma una benedizione. Una ricompensa per una vita degna di essere vissuta.
La sua amorevole famiglia, Natascha, Monet e Chloe, chiede privacy in questo momento difficile ed esprime la propria gratitudine per le numerose manifestazioni di affetto, sostegno e ricordo. Onoriamolo non solo con il dolore, ma anche con il coraggio di continuare con il cuore aperto, a passi sicuri e con la musica che ci guida verso casa. Appendiamo tutto al chiodo e vediamo cosa ci riserva il domani.

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