Recensione: The Ember Eye Part II: The Portal Of Truth
I Vandor si sono formati nel 2015 a Gothenburg in Svezia e da allora hanno realizzato una lunga serie di singoli e 2 LP, prima di questo nuovo album “The Ember Eye Part II: The Portal Of Truth”, uscito a fine gennaio in autoproduzione con l’etichetta DragonForged Records (label sostanzialmente sconosciuta, probabilmente riconducibile allo stesso gruppo). Avevo conosciuto la band all’epoca del debut album “In the land of Vandor” del 2019, trovandolo molto acerbo; già il successivo “On A Moonlit Night” del 2021 metteva in mostra una formazione in crescita, ma con questo nuovo full-length devo dire che sono stati fatti grandi passi in avanti. In primis il singer Vide Bjerde non è più il tallone d’Achille della band, essendo molto migliorato rispetto al passato; certo non sarà mai al livello di un Nils Molin o uno Joacim Cans (tanto per rimanere in Svezia), ma sa essere versatile ed espressivo. Anche il songwriting è molto migliorato, con componimenti non eccessivi e mai prolissi, ma sempre efficaci e convincenti. C’è poi il nuovo batterista Viktor Hakan che ha dato nuova linfa ed una spinta maggiore ad alcuni pezzi. Già nella iniziale “Turn To The Light” possiamo addirittura assaporare una sua breve parte solista, in una canzone davvero piacevole, godibile ed estremamente orecchiabile, oltre che davvero frizzante.
L’album ha un discreto artwork (con un portale sci-fi in primo piano) ed è composto da 10 tracce per la durata totale di poco inferiore ai 43 minuti; ad esse si aggiungono tre bonus tracks (due delle quali esclusive per la versione cd) purtroppo non avute a disposizione per questa recensione, ragion per cui non siamo in grado di fornire ulteriori dettagli al riguardo. Come detto in precedenza, gli svedesi hanno realizzato diversi singoli, cinque dei quali inclusi nella tracklist (uno è tra le bonus tracks); non sempre però sono stati realizzati altrettanti video, ma solo semplici visualizers; fa eccezione “Another Life”, seconda traccia della tracklist, per la quale è stato realizzato un simpatico, anche se alquanto “artigianale”, video.
Strumenti protagonisti sono la chitarra solista del talentuoso Jack L. Stroem (che canta anche bene sulla velocissima “Disease” e su “Last One Of My Kind”) e la tastiera di Johannes Skyblazer (all’anagrafe Johannes Frykholm, anche in Blazon Stone e Palantír, oltre che nei suoi Skyblazer) che non si capisce se è diventato un membro stabile della band, oppure è solo un ospite. Il tutto è sostenuto alla grande dal basso di Alve Bjerde (immagino parente del cantante, ma non ci sono informazioni al riguardo) e, come detto, dalla batteria che impone spesso ritmi sostenuti, grazie ad un sapiente uso della doppia cassa. Il disco è ispirato alla scuola scandinava del power metal di gente come Stratovarius & C.; evitiamo quindi di addentrarci in discorsi su innovazione e/o originalità, dato che sono concetti che i Vandor non tengono in considerazione suonando solo e soltanto la musica che amano e con la quale sono evidentemente stati indottrinati sin da tenera età (sono tutti giovani musicisti under 30). Il full-length è pieno di canzoni davvero piacevoli da ascoltare, oltre alle già citate in precedenza, ritengo doveroso segnalare la strumentale la strumentale “The Unhinged Shadow” e la ruffiana “One With The Night”, classica cavalcata power metal. In conclusione, possiamo affermare che questo “The Ember Eye Part II: The Portal Of Truth” è il miglior album finora sfornato dai Vandor, un disco con le carte in regola per piacere a tutti i fans del power metal… non fatevelo sfuggire!
