Recensione: The Trace You Left
Crystal Sun è un tributo di sangue, amicizia e metal per Ale Moz.
Il panorama metal italiano si è stretto nel ricordo di Ale Moz, storico bassista dei Detestor, colonna del thrash-death genovese sin dagli anni ’80, scomparso nel luglio 2024. Crystal Sun è il testamento spirituale e artistico a cui Ale ha lavorato con dedizione fino ai suoi ultimi giorni; un’opera rimasta incompiuta che ha trovato il suo compimento grazie alla devozione di un collettivo di amici e colleghi determinati a onorarne la memoria.
Il cuore pulsante del progetto vede le tracce di basso originali di Ale dialogare con musicisti di calibro internazionale: Trevor e Tommy, rispettivamente voce e chitarra dei Sadist e il batterista Giovanni Durst dei Benediction. Questa sinergia ha generato un album caratterizzato da un elevato spessore tecnico, marchio di fabbrica del nucleo centrale dei musicisti coinvolti. Sebbene la presenza dei Sadist sia preponderante, arricchita anche dal cameo dell’ex bassista Andy Marchini, la proposta dei Crystal Sun non si limita al progressive death metal. Se il comparto vocale di Trevor garantisce l’impatto estremo tipico della scuola ligure, la chitarra di Tommy esplora territori meno distorti, lasciando ampio respiro alle linee di basso. Il risultato è un progressive metal raffinato, dove groove e melodia si fondono in un’esecuzione elegante e mai banale.
L’album brilla per la sua eterogeneità, frutto del prestigioso mosaico di ospiti coinvolti. Francesco Paoli (Fleshgod Apocalypse) infonde il suo growl in “Skinwalker”, brano che sfuma in delicati ricami orchestrali, mentre l’aggressività sale con l’apporto di Gabriele Oltracqua (Infection Code) e dei membri degli Aydra, Mauro Pacetti e Giuseppe Cardamone, in “Kee Wakw”. Atmosfere più cupe e virate al gothic emergono in “Undead Hunters”, grazie a Sveva e Alessio Lucatti (Deathless Legacy), mentre Fiore Stravino e Domenico Diego (Fulci) tessono le trame vocali della tenebrosa “In The Morning Dust”. Il viaggio si conclude con la toccante traccia strumentale “A Little Idea”, affidata ad Andy Marchini e Enzo Marrali.
“The Trace You Left” non è soltanto un disco convincente e coinvolgente sotto il profilo artistico, è soprattutto un atto d’amore e un manifesto di resilienza. La passione di Ale Moz continua a vivere attraverso questo gesto di solidarietà collettiva: l’intero ricavato delle vendite sarà infatti devoluto all’AIRC, trasformando il dolore per una perdita in un sostegno concreto alla ricerca contro il cancro.

