Hard Rock

Recensione libro: Led Zeppelin, il tuono e la fiamma del rock britannico

Di Stefano Ricetti - 11 Febbraio 2026 - 8:03
Recensione libro: Led Zeppelin, il tuono e la fiamma del rock britannico

LED ZEPPELIN

IL TUONO E LA FIAMMA DEL ROCK BRITANNICO

di Guido Michelone

Pagine 336

Formato 14.00 x 21.00 cm

EAN 9788836165117

18 Euro

Diarkos Editore

 

 

Chi ha inventato l’heavy metal?

I Black Sabbath, secondo moltissimi appassionati. Tesi che mi trova da sempre concorde e che sostengo ampiamente.

Già, ma i Led Zeppelin?

Per rispondere riporto pari pari cosa mi riferí Biff Byford dei Saxon, una living legend dell’heavy metal a tal proposito, nell’ultima nostra chiacchierata (qui il link dell’intervista):

 

Sei d’accordo con chi, come me, considera i Black Sabbath con il loro album omonimo gli inventori dell’heavy metal?

Biff Byford – Domanda spinosa. È difficile rispondere in maniera secca e univoca. Probabilmente sì, perché è indiscutibile che l’heavy sound sia nato con i Black Sabbath ma è stata la combinazione fra loro e i Led Zeppelin a dar piena tonalità all’heavy metal tout court, per il tramite della carica rock’n’roll che hanno portato Robert Plant e soci. Ritengo Jimmy Page e Tony Iommi vicinissimi nella gerarchia dei più grandi chitarristi della storia.

 

Pleonastico andare oltre…

 

Insieme con i Black Sabbath, ricomprendendo nel novero anche la maggior parte dei lavori su Ozzy Osbourne, i Led Zeppelin si giocano da sempre il podio riguardo le uscite letterarie a loro dedicate. C’era quindi bisogno di un altro libro sugli Zep?

Led Zeppelin, il tuono e la fiamma del rock britannico è il fresco parto di Diarkos Editore. Guido Michelone, l’autore, molto saggiamente sgombra il campo sin da subito sulla questione fra le pagine 12 e 14 dell’introduzione, come di seguito riportato.

 

Spesso nelle mitologie la fiamma coincide con il fuoco quale portatore di civiltà, addirittura il culmine del progresso umano, visto che consente di superare la dipendenza dall’istinto animale e di sviluppare la tecnologia, a cominciare dalla cottura dei cibi, che distingue l’uomo dalle bestie. Le fiamme vengono poi adoperate in svariati riti di passaggio, come i falò di Capodanno, per bruciare il vecchio e dare il benvenuto al nuovo, simboleggiando in genere il transito da una condizione all’altra. La fiamma, inoltre, intesa come fuoco, viene sovente impiegata per stabilire legami spirituali e per stringere patti e giuramenti, per via del ruolo primario nella trasmutazione e nella saggezza. Solo le fiammelle dei fuochi fatui hanno un ruolo negativo, poiché sono interpretati nel folklore come il manifestarsi di spiriti maligni e anime dannate o, nella migliore delle ipotesi, come una guida verso il destino.

La voglia e la sfida

Come si dipana, quindi, Led Zeppelin, Il tuono e la fiamma del rock britannico? La voglia e la sfida sono quelle di fare un libro diverso dagli altri sui Led Zeppelin (come quelli elencati nella disco-bibliografia finale) evitando quindi un unico lungo racconto biografico cosa come rifiutando l’analisi di aspetti esoterici o pruriginosi che allontanano i lettori della musica: è meglio concentrare invece l’attenzione sull’arte sonora del quartetto in riferimento sicuramente alle vicende personali come pure alla storia del rock, attraverso un costante raffronto, per tentare di giudicare obiettivamente la musica che resiste all’usura del tempo, come mostrano le svariate iniziative di questo XXI secolo.

Per fare tutto questo c’è bisogno di una sintesi del percorso creativo – in undici capitoli – che anzitutto riguarda il primo, La biografia. Un racconto antisentimentale. Affronta la vita del gruppo, senza fronzoli o nostalgie, bensì immergendosi soprattutto nei lavori discografici (e nelle esistenze personali, solo quando alcuni fatti determinano i cambiamenti all’interno della band medesima). Scendendo più nei dettagli, il secondo capitolo, Un unicum. Il “Dirigibile” nella storia della musica, è dedicato a un doppio confronto: da un lato i Led Zeppelin e le sonorità a loro coeve; dall’altro il ruolo dell’hard rock e poi dell’heavy metal da fine anni Sessanta a oggi. Il terzo, Varie ed eventuali. Quasi una “mission impossible”, consta invece degli esiti positivi raggiunti dal gruppo sul piano discografico-concertistico, così come, a livello negativo, fioccano anche le accuse di plagio, satanismo, diritti d’autore, con un finale dedicato a una bella sorpresa. Non può mancare un discorso sull’attività live e il capitolo Concerti e tournée. Un vuoto e noi arrivati per riempirlo è perciò incentrato in ordine cronologico sugli spettacoli, faticosi e gratificanti, “offerti” in tutto il mondo. I dieci album storici. Commenti di musicisti entusiasti (e detrattori), parte dai vinili realizzati quando il gruppo è ancora compatto, facendone una disamina sui generis, ossia ascoltando le voci dei rocker di varie generazioni che si dichiarano favorevoli o contrari sulla base di gusti personali più o meno verificabili. Anche ogni singolo brano merita una riflessione e nel sesto capitolo, Voti e giudizi su 91 canzoni. Dal 4,5 al 10 e lode tra (poche) bufale e (molti) capolavori, si passa in rassegna in maniera volutamente scolastica l’opera omnia valutata come un’immensa pagella.

Impossibile, di conseguenza, non soffermarsi su quelli che sono i venti testi maggiormente significativi del “Dirigibile”, analizzati nel capitolo Lyrics. Venti testi che raccontano, evocano, spiegano attraverso un breve commento e i due-tre versi (con relativa traduzione in italiano) che aprono ogni composizione. L’ottavo capitolo, Copertine o cover. «Qualunque sia il costo, non fate cazzate», riguarda un fenomeno poco studiato ma molto stimolante per capire il rock del “Dirigibile” nella sua interezza, che si compone anche e soprattutto di immagini visive spesso dai forti connotati metaforico-simbolici. Lasciando la voce anche ai protagonisti, nel nono capitolo, Parlano loro Quattro. 150 parole-chiave spiegate, viene approntato una sorta di dizionario o vocabolario a uso e consumo dei lettori che vogliono intravedere nelle dichiarazioni di Page, Plant, Jones e Bonham un pensiero o una filosofia di gruppo. Così come nel decimo capitolo, Parla il leader. Le 90 massime di Jimmy Page, si ascolta il grande chitarrista sui temi più svariati in riferimento soprattutto alla propria attività di performer e autore nonché mente della band. Per finire, nell’ultimo capitolo, Nella storia: 1960-2012. Il “Dirigibile” e la popular music, gli album del gruppo sono messi a confronto, anno per anno, con le maggiori novità (mode, scuole, tendenze) che possono insidiare il mercato discografico.

Con tale struttura il libro può essere tranquillamente letto o consultato come un giornale o un’enciclopedia, non necessariamente dall’inizio alla fine, bensì scegliendo gli argomenti a ciascuno più idonei o congeniali per entrare dentro a ciò che, all’inizio di questa introduzione, si chiamano tre entità e un monstrum, fermo restando che i Led Zeppelin resteranno per sempre il tuono e la fiamma del rock britannico.

 

Insindacabile, all’interno dello scibile musicale del ventesimo secolo, il ruolo dei Led Zeppelin. A partire dal 1968, anno della loro costituzione, la band britannica formata da Robert Plant (voce), Jimmy Page (chitarra), John Paul Jones (basso) e John Bonham (batteria) ha rivoluzionato il mondo del rock, fondendo blues, folk e hard rock in un unicum dai tratti leggendari. In poco più di dieci anni – un’inezia per i canoni attuali, basti pensare a Rolling Stones, The Who, ma anche Iron Maiden, Saxon, Scorpions e Judas Priest – il Dirigibile ha inciso nel granito pagine irripetibili per il tramite di album seminali. Ma, così come Fabrizio De André, osannato in questi ultimi decenni, anche gli altrettanto venerati Led Zeppelin, quando erano in attività, risultavano altamente divisivi e di sicuro non piacevano a tutti.

Guido Michelone, utilizzando  una chiave di lettura vincente, attraverso il proprio lavoro griffato Diarkos, è riuscito a fornire un quadro sufficientemente esaustivo e oggettivo su questa dicotomia. Si scopre quindi, fra i non pochi altri, che mammasantissima quali Jimi Hendrix, Pete Townshend, Rod Stewart ma soprattutto i Cream nelle persone di Jack Bruce e Ginger Baker, con dichiarazioni al vetriolo riportate nel libro, di certo non amavano gli Zep, per usare un eufemismo.

Al di là della biografia, della disamina delle copertine e dei capitoli con le frasi celebri, risulta interessante e simpatico imbattersi poi nella valutazione delle 91 canzoni incise dalla band e l’analisi di alcuni dei loro testi, ma la parte del leone la fornisce la superba e solida disamina effettuata dall’autore riguardo la contestualizzazione dei Led Zeppelin nella storia della musica, laddove anche il nostro amato METALLO si prende i propri, doverosi, spazi. Un vero e proprio trattato, concepito con competenza che merita più di una rilettura e induce alla meditazione e al successivo approfondimento. Chapeau!

Led Zeppelin, il tuono e la fiamma del rock britannico è libro atipico, di quelli da riporre nello scaffale più vicino, a portata di mano, pronto all’uso. Proprio per come è stato concepito da Guido Michelone incarna il tipico prodotto perennemente “vivo”, al quale si accede di tanto in tanto per cavarsi un dubbio o ripercorrere un passaggio. Rifugge quindi la logica dell’accumulo fine a sé stesso, sorte che purtroppo, per necessità o mancanza di spazi, attanaglia la maggior parte della letteratura, anche metallica. Volumi destinati a fare arredamento forzato, letti una volta e poi mai più toccati in una vita, nonostante le buone intenzioni, spesso poi destinati al macero all’incombere dell’ennesimo trasloco.

 

Stefano “Steven Rich” Ricetti