Recensione: Normal Isn’t

Di Paolo Fagioli D'Antona - 11 Febbraio 2026 - 12:00

Il genio e l’anima irrequieta di Maynard James Keenan negli ultimi anni non ha mai smesso di trovare sfogo nei suoi molteplici progetti musicali. Se infatti nel 2018 c’è stata la rinascita degli A Perfect Circle con Eat The Elephant, nel 2019 quella clamorosa dei Tool con Fear Inoculum e nel 2020 quella dei Puscifer con Existential Reckoning, eccoci giunti all’alba del 2026 con una nuova release del progetto più strettamente appartenente a Maynard stesso. I Puscifer infatti nacquero parecchi anni fa come una sorta di progetto solista di Maynard che avrebbe così avuto una maggiore libertà nell’esprimersi anche musicalmente, un qualcosa che ovviamente gli era più limitato nei Tool e negli A Perfect Circle data la caratura dei musicisti coinvolti nelle suddette band. E se i Tool hanno sempre rappresentato l’anima più cervellotica, muscolare e intellettuale di Maynard, gli A Perfect Circle quella più emotiva, rock e radiofonica, ecco che i Puscifer sono sempre stati quell’entità dove la libertà artistica non è mai stata confinata da nessun vincolo, rendendolo il progetto più sperimentale del lotto.

C’è da rimarcare però che un filo conduttore in questo nuovo disco dei Puscifer c’è, ed è stato l’unione tra il goth e il post-punk come dichiarato in sede di intervista dallo stesso frontman. Insomma un album che devia dalle sonorità più synth-pop del suo predecessore per abbracciare territori più alternativi, goth e dal vibe piuttosto dark, con un palese richiamo agli anni 80’ e a band iconiche come The Cure, Depeche Mode,  Killing Joke, Sisters Of Mercy, Tears For Fears fino ad arrivare ai Portishead. Oltre Maynard, Carina Round (voce, tastiere, chitarre, sintetizzatori) e Mat Mitchell (synth e chitarre), l’album presenta una serie di ospiti di spicco come Tony Levin (ex- King Crimson, LTE), Danny Carey (Tool) ed altri turnisti come Greg Edwards (basso), Gunner Olsen (batteria), Sarah Jones (batteria) e Josh Moreau (basso).

Il disco è un opera non di facile assimilazione come ogni disco dei Puscifer. Irrequieto, criptico e avvolta da un’aurea dark che travolge il lotto. Meraviglioso il lavoro svolto Carina Round alla seconda voce che riesce ad armonizzare magnificamente con Maynard donando un tocco mistico ai brani con la sua voce femminile e immergendo il platter in quell’aurea misteriosa che aggiunge spessore all’esperienza sonora.

Maynard dal canto suo rimane su tonalità basse, molto in linea con quanto proposto con gli A Perfect Circle in un disco quale The Thirteenth Step (2002), senza quasi mai “ruggire”, ma offrendo una performance più criptica con messaggi lirici spesso interiori ma anche sociali e politici. Un esempio è Self-Evident in cui il suo anti-Trumpismo dilagante esce fuori in “You’re an idiot, you embody every bit of it, even set a new precedent” e ancora “you’re voice induces migranes, you’re presence party poops the entire room”. Parole pesanti come macigni, per un contesto quello dell’amministrazione politica odierna statunitense che continua a suscitare indignazione tra gli artisti stessi e terreno fertile per innumerevoli contenuti a livello lirico. Si parla anche della mancanza di comunicazione, della tossicità dello stereotipo “dell’alpha male”, in Mantastic, dell’alienazione delle nuove generazioni, dell’inciviltà dilagante nelle comunità online.

Come citato dallo stesso Maynard “il nostro lavoro come artisti è quello di osservare, interiorizzare e fare nostro ciò che ci circonda nel mondo attuale per condividere poi la nostra esperienza. E quello che vediamo non è normale. Nemmeno lontanamente” (da qui il titolo).

Normal Isn’t è un disco che sa essere ricercato nel suo essere anche minimale. Un lavoro encomiabile è stato fatto dal punto di vista della produzione che brilla anche dal punto di vista del mixaggio. Il basso in particolare ha un suono corposo, pulsante e molto gratificante e le chitarre suonano heavy quando lo devono essere mentre i synth e l’elettronica sono la vera forza avvolgente del platter.

A Public Stoning per fare qualche esempio di brani intriganti, emerge con un pulsante groove di basso sorretto da un tappeto sintetizzato su cui si appoggia un beat di batteria e le voci all’unisono di Maynard e Carina, mentre il ritornello esplode in uno dei momenti più carichi e robusti dell’intero disco – TUNNEL VISION PARANOIA – è Maynard che scandisce queste parole con una forza raramente sentita su questo disco, dove sceglie solitamente di rimanere su altre tonalità. I vocalizzi di Carina poi sembrano quasi dei sussurri di una sirena nel mezzo di un mare in tempesta e c’è da rimarcare come le due voci assieme riescono a completarsi in maniera sempre diversa ma sempre originale  e appagante, con dei twist vagamente diversi nella loro dinamica vocale, anche passando da un ritornello all’altro nell’ambito della stessa canzone.

“Views from the spectrum are grim and beyond askew”, l’inizio di Bad Wolf ha un sapore misterioso e spaziale che potrebbe ricordare qualcosa da Fear Inoculum dei Tool anche grazie alla delivery vocale di Maynard. Il pessimismo del brano e il suo minimalismo riescono sposarsi molto bene tra loro, per un pezzo che gioca con dei piccoli effetti elettronici che donano al brano un vibe distopico e che portano ad un finale molto appagante anche grazie al connubio delle due voci. Thrust è un opener atipica con quei beat nervosi che danno subito un senso di irrequietezza all’ascoltatore, mentre Maynard recita delle frasi immediatamente riprese da Carina per un pezzo destrutturato che ci presenta molto bene l’anarchia musicale del suddetto platter. Un brano ricco con una sezione di basso davvero gratificante ed un drumming davvero ricercato. Nella title-track si ritrova l’elemento dell’irrequietezza soprattutto nei riff di chitarra, nervosi ma mai banali, mentre The Quiet Parts possiede una delle sezioni più cantabili e “catchy” dell’intero disco per un album che ovviamente è di quanto più lontano ci possa essere nella sua totalità da questo aggettivo.

Nell’inizio di Mantastic troviamo un Maynard vocalmente più sporco e “in your face” con una delivery vocale più in linea con quella degli esordi dei Tool, senza raggiungere ovviamente quel livello di abrasione perché molto diverso è l’intento di questo disco dei Puscifer che non vive di certo di momenti particolarmente muscolari, ma bensì di un’esperienza  più ricercata e d’atmosfera, senza mai sacrificare il groove.

Pendulum è un pezzo più ipnotico – “swing, swing away cold pendulum”- già l’incipit vocale del pezzo di restituisce un immagine che ipnotizza l’ascoltatore, che nei primi secondi pende dalle labbra di Maynard. Interessante anche come la linea iniziale viene distorta nel “quasi ritornello” della canzone anche grazie alla delivery vocale della Carina che insieme ai suoi synth e parti elettroniche danno a queste parole un vibe spettrale e freddo, più che ipnotico. Ed ecco quindi che la visione che avevamo in testa di questo pendolo oscillante cambia, tramutandosi nella nostra mente in un pendolo di ghiaccio avvolto in una cornice crepuscolare mentre continua imperterrito nel suo moto, ma in un contesto molto diverso da quello di prima, a testimoniare la forza della musica quando è adattata alle parole. Ma il pezzo più rock dell’album è la riproposizione dal vivo della traccia The Algorithm sul finale dell’album, traccia presente originariamente nella colonna sonora dell’albo a fumetti American Psycho.

In sintesi ogni disco dei Puscifer rappresenta un’identità musicale libera da qualsiasi costrizione e vincolo per un esperienza sonora minimale e avvolgente ma allo stesso tempo ricercata. Normal Isn’t non è l’eccezione alla regola – un disco impegnativo da seguire ma non per questo meno appagante che ama affondare le sue radici nella politica e nella psicologia umana.  Maynard e soci riescono a ricreare un’esperienza a tinte gotiche e dark dove strabordano le contaminazioni post-punk e le influenze di band seminali come The Cure, Depeche Mode e Portishead. I Fan di Maynard gioiranno, gli ascoltatori più casuali invece, probabilmente continueranno a snobbare questo progetto a favore di entità musicali più assimilabili e gratificanti al primo impatto come Tool e A Perfect Circle.

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Band: Puscifer
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Anno: 2026
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