Vario

Live Report: Alter Bridge + Daughtry + Sevendust @ Chorus Life, Bergamo – 03/02/2026

Di Martina L'Insalata - 11 Febbraio 2026 - 9:33
Live Report: Alter Bridge + Daughtry + Sevendust @ Chorus Life, Bergamo – 03/02/2026

Live Report: Alter Bridge + Daughtry + Sevendust @ Chorus Life, Bergamo – 03/02/2026
a cura di Martina L’Insalata

 

Bergamo, martedì 3 febbraio: dopo la spiacevole situazione riguardo l’annullamento della data prevista all’Atlantico di Roma, va in scena alla nuova Chorus Life Arena il What Lies Within Tour degli Alter Bridge a supporto del loro nuovo disco omonimo, l’ottavo in studio, affiancati da Sevendust e Daughtry per l’occasione.

A dare il via alla serata una volta spente le luci ci sono i Sevendust: band alternative a cavallo tra la fine degli anni ’90 e primi 2000, arrivano sulle note di We’ve Only Just Begun dei Carpenters e attaccano con Black, seguita da Is This Real You?, dal nuovo disco One in uscita a maggio. Procedono con Enemy, canzone tra il numetal e il crossover dai riff più pesanti rispetto alle precedenti, seguita da Praise e Crucified. A sorpresa un riff molto familiare: Walk dei Pantera come introduzione per Rumble Fish. Chiudono il set con Face to Face – direttamente da Seasons datato 2003, scaldando il pubblico a dovere.

Man mano che la Chorus Arena si riempie, è già l’ora dei Daughtry: molto meno numetal, molto più melodici. Iniziano il set con Divided e The Bottom e per certi versi l’impressione che danno sia la voce di Chris Daughtry, sia la band in sé, è quella di una specie di controparte maschile degli Halestorm (sarà forse la comparsa della Epiphone bianca tipica di Lzzy Hale?).

In scaletta anche una cover di Separate Ways dei Journey, seguita dalla loro It’s Not Over datata 2006. Arriva il momento acustico con Over You e Home: il pubblico canta ed è partecipe, decisamente un bel responso per gruppi d’apertura con molto meno seguito nel nostro Paese rispetto agli USA. Il loro show prosegue liscio e convincente – sorprendente lo scream finale su The Dam, importanti i messaggi di solidarietà riguardo la salute mentale di cui cantano su Pieces e importante il significato di Heavy Is The Crown che incoraggia ad essere sé stessi in tutto e per tutto senza esitazioni. Chiudono con Artificial e l’atmosfera è ormai perfetta per accogliere i padroni di casa.

L’ultima volta che mi sono ritrovata sotto il palco degli Alter Bridge è stato a dicembre 2019. Una pandemia sembrava impensabile e forse il mondo a tratti era un po’ brutto ma, a ripensarci, col senno di poi nemmeno così tanto. Per essere una persona abituata a sentire la voce di Myles Kennedy dal vivo almeno una volta l’anno con qualsiasi tipo di progetto a disposizione in tour è passato davvero un sacco di tempo, eppure non è cambiato molto: Addicted To Pain è sempre tra le prime in scaletta – questa volta preceduta da Silent Divide, la band è in formissima e, soprattutto, si divertono ancora a stare sul palco ed è bellissimo rendersene conto. “Wow, che venue pazzesca che è questa. Ora torniamo un po’ sui brani di Fortress”, dice Myles prima di attaccare con Cry Of Achilles

Il loro ultimo disco è un ritorno proprio alle sonorità di quell’album, scelta saggia dopo i precedenti The Last Hero, Walk The Sky e Pawns & Kings che avranno sicuramente conquistato qualche nuovo fan ma che di certo non ci hanno convinto proprio tutti. What Lies Within, la canzone che dà il nome all’intero tour, mette in risalto le qualità di chitarristi sia di Myles Kennedy che di Mark Tremonti che negli anni abbiamo imparato a conoscere e mai a sottovalutare. E a proposito di Tremonti, da non sottovalutare nemmeno le doti canore su Tested And Able e Burn It Down – un tuffo incredibile nel passato assieme a Down To My Last.

Una nostalgica Ghost Of Days Gone By ci ricorda i bei tempi di AB III ma Open Your Eyes è pronta a squarciarci il cuore nel petto, con quel coro di voci sul bridge che non importa quanto realmente ti piacciano gli Alter Bridge: è sempre stato uno dei momenti in cui il tempo scorre un pizzico più lento per ricordarti che sei parte di qualcosa di grande e bello che non dura per sempre e che va vissuto nel modo più autentico e libero possibile. La nostalgia continua con Broken Wings e, come al solito, scende qualche lacrima sul momento acustico affidato ovviamente a Watch Over You. Mi stupisce che sia l’unico pezzo di Blackbird eseguito finora ma sembrano subito rimediare con Rise Today. Poco dopo, Scott Philips alla batteria fa tuonare la Chorus Arena: sugli schermi led appaiono dei fulmini blu elettrico e sembra proprio di essere in una puntata della WWE pronti ad aspettare l’entrata di The Edge. 

Blackbird poi la fanno davvero – come potevano mancarla? e mi passano davanti agli occhi tutti gli anni in cui quel disco mi ha tenuto compagnia pensando a chi ho perso, chi ho lasciato andare, chi ho amato e tenuto stretto, doloroso ma catartico. Ultima in scaletta è Isolation: “è fighissimo fare tutto questo da 22 anni e mi emoziona sempre sentirvi cantare”, dice Myles Kennedy. Non potrei che essere più d’accordo, è come una serata con quelli che sono famiglia e che hai sapientemente scelto, ne esci più leggero. 

Peccato per chi a Roma non ha potuto viverla: la mancanza di venue adatte a un certo tipo di eventi e produzioni è una questione molto seria, così come lo sono gli Alter Bridge che in tutta la loro carriera difficilmente annullano date se non per questioni di fondamentale importanza. Ad ogni modo manca quindi all’appello una serata romana in famiglia che speriamo di poter recuperare: a questo punto, vista l’emozione sopra e sotto il palco, ce la dobbiamo a vicenda.

Photo report completo della serata: https://www.truemetal.it/live/photo-report-alter-bridge-daughtry-sevendust-chorus-life-bergamo-03-02-2026-1221391