Grindcore

Live Report: Napalm Death + Whiplash + Varukers + Dopelord @ Slaughter Club, Paderno Dugnano (MI) – 10/02/2026

Di Jennifer Carminati - 11 Febbraio 2026 - 16:45
Live Report: Napalm Death + Whiplash + Varukers + Dopelord @ Slaughter Club, Paderno Dugnano (MI) – 10/02/2026

Photo report completo: Photo Report: Napalm Death + Whiplash + Varukers + Dopelord @ Slaughter Club, Paderno Dugnano (MI) – 10/02/2026

Ci sono pochi tour che durano decenni e rimangono intensi e straordinari come all’inizio.

Il “Campaign For Musical Destruction” è sicuramente uno di questi. Questo tour va avanti infatti da 36 anni, e i Napalm Death ne sono stati protagonisti con successo da oltre 30.

Una delle date più attese del 2026 per gli appassionati di musica estrema è proprio l’unica tappa italiana del tour europeo “Campaign For Musical Destruction 2026”, in programma martedì 10 febbraio 2026 allo Slaughter Club di Milano, grazie all’organizzazione del locale stesso e di Rocker Sound Agency.

Questo tour, il cui nome è una vera e propria dichiarazione d’intenti, impressiona costantemente per la sua fusione di musica estrema di vari generi, una combinazione sempre molto interessante. Quel che è certo, è che i (una volta) ragazzi di Birmingham portano sempre con sé una lineup di band con idee affini, sia dal punto di vista musicale che etico-politico, e non potrebbe essere altrimenti.

I colossi inglesi del grindcore in questa edizione saranno accompagnati dalla storica thrash metal band americana Whiplash, che non ha certo bisogno di ulteriori presentazioni. Ci saranno anche i Varukers, punk hardcore band inglese che dal ‘79 infiamma i palchi di tutta Europa e ad aprire la serata ci penseranno i Dopelord, stoner/doom metal polacca che rivedo molto volentieri in questo insolito contesto per loro.

Negli anni ho visto svariate volte i Napalm Death, in varie formazioni, pure con Mark seduto su una sedia per via della gamba ingessata, e mi son sempre detta, se puoi andare a vederli, vai! E infatti, eccomi qui, insieme al mio compagno Luca, per un’altra serata di devastazione sonora guidata dai pionieri del grindcore, che con i loro 2 secondi di “You Suffer” riproposta per ben 2 volte questa sera, sono passati definitivamente alla storia.

Queste autentiche leggende viventi rappresentano da oltre quarant’anni un punto di riferimento imprescindibile per l’estremo. Nati in Inghilterra all’inizio degli anni Ottanta, hanno ridefinito i confini di genere, costruendo una carriera su un’attitudine radicale, senza compromessi, che non ha mai perso forza con l’inevitabile scorrere del tempo e l’avanzare dell’età. I loro concerti sono intensi e carici di un’energia contagiosa, capace di coinvolgere il pubblico in una bolgia travolgente dall’inizio alla fine., senza lasciare prigionieri tra le mura del locale di Paderno Dugnano in questo attesissimo martedì di metà febbraio.

In questa serata a dir poco esplosiva non saranno di certo da meno, offrendoci ancora una volta un’esperienza live memorabile, senza fronzoli, autentica e genuina, come piace alla sottoscritta.

Leggete questo Live Report per capire quindi com’è andata la tappa italiana del “Campaign For Musical Destruction 2026”, e se non c’eravate, mi spiace tanto per voi. Vi siete persi l’occasione di celebrare la musica estrema in uno degli appuntamenti più significativi della stagione metal 2026, con una serata che ha unito grindcore, thrash metal e punk hardcore, sotto il tetto dello Slaughter Club di Milano.

Non era davvero una data da perdere, ve lo anticipo, e ora scoprire il perché.

 

 

DOPELORD

Troppa poca gente per i miei gusti quando i Dopelord, band stoner/doom metal polacca, fa il suo ingresso sul palco alle 18.40 precise.

Hanno ottenuto i primi riconoscimenti con il loro album di debutto del 2012 “Magick Rites”, che mostrava influenze del vecchio heavy rock e del metal “di una volta”.

La loro evoluzione è continuata con “Black Arts, Riff Worship & Weed Cult” nel 2014 e l’acclamato “Children of the Haze” nel 2017. L’uscita del loro quarto LP, “Sign of the Devil”, ha coinciso con l’inizio del COVID -19 nel 2020 e ha messo in mostra una miscela sicura di melodia e iconoclastia ribelle. Nonostante una pausa di due anni dalle esibizioni dal vivo, hanno pubblicato l’EP “Reality Dagger” nel 2021 e il loro quinto album, potente e orecchiabile, “Songs for Satan”, nell’autunno del 2023, che ancora stanno portando in giro per i palchi di tutto il mondo.

Attualmente i Dopelord sono ora in giro per festeggiare il loro quindicesimo anniversario di attività, con l’intento di raggiungere nuovo pubblico, e quale migliore occasione di questo variegato tour.

Questa sera portano sul palco del locale di Paderno Dugnano il loro magico rituale sabbatiano avvolti spesso nel fumo e in un’atmosfera quasi surreale per il contesto. Blasfemi, adoratori del Sabbath, non sembrano affatto spaesati di non avere solo i propri fan davanti e propongono una setlist che ripercorrono un po’ tutta la loro discografia.

Strano davvero che non stiano ancora supportando un nuovo disco, che il 2026 sia l’anno buono?

Forse è troppo presto essendo un giorno lavorativo infrasettimanale, o forse non interessavano molto al pubblico degli headliner, ma sta di fatto che questi ragazzi avrebbero meritato più persone ad assistere alla loro breve ma intensa esibizione.

Un vero peccato iniziare così in sordina quella che sulla carta si prospetta come una serata all’insegna della devastazione.

Lineup

Piotr Zin – voce, basso

Paweł Mioduchowski – voce, chitarra

Grzegorz Pawłowski – chitarra

Piotr Ochociński – batteria

Tempo qualche ora e il locale sarà strabordante di gente di vario tipo, dal punkettone al metallaro anni ‘80, dal tipico frequentatore di centri sociali al padre col figlio adolescente da indottrinare al verbo del metallo; i Napalm Death anche di martedì sera in un locale alla periferia di Milano hanno saputo attirare moltissime persone, ma credo che molte altre avranno invece l’amaro in bocca per non essere riuscite ad esserci, per un motivo o per l’altro.

 

VARUKERS

Dalla scena britannica come gli headliner arrivano invece i Varukers, formazione punk hardcore attiva dal 1979 e da sempre simbolo di un’attitudine feroce e militante. Con decenni di concerti alle spalle e una discografia che ha influenzato intere generazioni, porteranno sul palco dello Slaughter Club tutta l’energia e la rabbia che caratterizzano la loro lunga carriera.

Partendo a un ritmo vertiginoso e con una scaletta che ci sbatte in faccia il classico hardcore punk britannico UK, implacabilmente veloce, i Varukers di Anthony “Rat” Martin, unico membro originale rimasto, danno luogo ad un set aggressivo, rabbioso e convincente.

Rat Martin è un grande frontman e la lunga esperienza alle spalle si vede e si sente tutta, ma anche il resto della band non è da meno.

È particolarmente bello vedere i Varukers lì, sul palco da quasi cinquant’anni, che mantengono vivo quello spirito punk old-school come fossimo ancora in quegli anni di dissenso e rivolta sociale.

Ad avercene di gruppi con questa attitudine, tanto di cappello per loro, davvero.

Dopo 40 minuti al fulmicotone lasciano visibilmente a malincuore il palco, dopo aver alzato decisamente l’asticella del gradimento da parte del pubblico che via via sta aumentando, e affidato ai Whiplash il compito poco invidiabile di seguirli.

Lineup

Anthony “Rat” Martin – voce

Ian “Biff” Smith – chitarra

Brian Ansell – basso

Stick Dickings – batteria

WHIPLASH

Ma i Whiplash si dimostreranno più che all’altezza del compito, colmando perfettamente il gap generazionale e di genere che si è venuto a creare tra le mura del locale alla periferia di Milano.

Torna finalmente a farci visita questa storica band thrash metal del New Jersey, formatasi nel 1984, e con soli sette album all’attivo. Nonostante la tutto sommato esigua discografia, il loro sound diretto e tipico del genere ha contribuito a definire l’identità del thrash più ruvido e underground, rendendoli una presenza fondamentale negli scaffali di casa per gli appassionati.

A dimostrazione del fatto che spesso conta più la qualità della quantità…” a buon intenditore poche parole”.

L’unico membro fondatore rimasto, il carismatico frontman Tony Portaro, è affiancato in questo tour dal batterista Mitch Hull, e dal magnifico baffo Will Winton dei Thanatotic Desire al basso.

Andando subito al sodo, il tono distorto della chitarra di Portaro sembra letteralmente distruggere gli altoparlanti dall’interno mentre si lanciano con l’apertura “Last Man Alive”. La scaletta attinge principalmente dai primi due album, ma include anche “Killing on Monroe Street” da ”Thrashback” del 1998, “Insult to Wound” dall’album omonimo del 1989 e il singolo “Sword Meet Skull, Skull Meet Sword” del 2013.

Ma sono i loro grandi classici che tutti attendono e “Stage Dive”, “Red Bomb”, “Spit on Your Grave’” e “Power Thrashing Death” più, ovviamente, “The Burning of Atlanta” e “Walk the Plank”, non deludono le aspettative.

La barba di Portaro oggi è bianca come i capelli di tanti qui presenti, ma di certo non si può dubitare della sua energia travolgente che riscuote ancora grande successo nel pubblico che lo acclama a gran voce.

I Whiplash restano tra i nomi più rappresentativi della scena americana degli anni Ottanta, senza se e senza ma, punto.

Lineup

Tony Portaro – voce, chitarra

Will Winton – basso

Rider Ripperson – batteria

NAPALM DEATH

Nonostante come detto sia un giorno infrasettimanale, senz’altro complicato per molti da gestire in termini di impegni personali, lavoro, famiglia ecc., il locale di Paderno Dugnano è preso letteralmente d’assalto sin dal tardo pomeriggio, soprattutto da chi ha cercato di accaparrarsi gli ultimi biglietti rimasti in vendita in cassa, e da chi voleva invece guadagnarsi un posto tra le prime file, come la sottoscritta.

La band di Birmingham ogni volta che ci fa visita, e lo fa quasi ogni anno per fortuna, viene accolta in un tripudio di affetto e attestati di stima da parte di tutto il popolo del metallo, e non solo, vista l’eterogeneità del pubblico presente questa sera

Come potrebbe essere diversamente per chi dà sempre l’anima quando è sul palco, con Barney Greenway che non smette di muoversi per tutto il set, correndo sul posto o contorcendosi sul palco, è un intrattenitore nato, un frontman fantastico da vedere.

Le leggende del grind battono ad un ritmo allucinante un set che copre tutta la loro carriera.

I Napalm Death hanno fatto la storia del metal mondiale, attivi da più di 40 anni con una carica ed un’energia inesauribili, che vedono in Mark “Barney” Greenway, un leader a dir poco carismatico, e solo chi li ha visti in sede live può capire che intendo.

Questa sera in formissima, e chi già li ha visti più volte come la sottoscritta, sa quanto la sua presenza scenica, e fisica in senso stretto, sia parte fondamentale nella riuscita di un loro live. Jeans, t-shirt e bretelle d’ordinanza, atteggiamento da pazzo schizofrenico con un po’ di scogliosi e via, questo è e sempre sarà il nostro Barney.

E anche questa volta invece Shane Embury lo vedremo sul palco la prossima volta. Per quanto mi riguarda è il loro terzo concerto negli ultimi anni a cui timbro il cartellino di presenza ma lui non c’è, per motivi vari e non sempre ben specificati. Chissà quando sarà la volta buona di rivedere sul palco lo storico bassista, io ci speravo anche oggi, e invece.

È sempre e comunque un immenso piacere rivedere i padri fondatori del grindcore, con la loro miscela micidiale di hardcore, punk e metal, che daranno luogo ad un assalto brutale, grezzo e feroce, che ci travolgerà completamente nella sua furia a dir poco devastante.

Anche in questo tour, la loro scaletta è davvero pazzesca oltre che azzeccata, spazia in tutta la loro ampissima discografia andando a toccare tutti i brani che rimarranno per sempre nei libri di storia del metal estremo, perché i nostri sanno bene cosa il pubblico vuole sentire dal vivo, e non vogliono certo deludere le aspettative delle centinaia di fan accorse anche in questa tappa italiana del “Campaign For Musical Destruction 2026“.

Si comincia con “Instinct of Survival”, “Strong-Arm” e “I Abstain”, intervallate non interrotte badate bene, dalle introduzioni e dalle chiacchiere di Barney, mai fini a sé stesse, ma con l’intento preciso di ricordarci che i Napalm Death tengono ai temi sociali, e scrivono canzoni ispirate e mai banali nei testi.

Barney sembra letteralmente un pazzo furioso a cui hanno appena tolto la camicia di forza, e sul palco è finalmente libero di scatenare la sua furia. Sudato marcio sin da subito, corre e si dimena come uno squilibrato isterico da una parte all’altra del palco, ,imperterrito tira dritto fino alla fine.

Bastano pochissimi minuti per scatenare la deflagrazione più totale all’interno di queste mura, con un’agitazione collettiva che sale ai massimi livelli sui brani iconici della band.

Il loro sedicesimo e ultimo album, “Throes of Joy in the Jaws of Defeatism” (2020), riproposto live dà luogo ad un risultato davvero impressionante. La foga e cattiveria con cui ci sparano addosso alcune cartucce da questo lavoro, è impareggiabile: “Contagion”, e “Amoral” su tutte.

Mark libero di dimenarsi come un forsennato, scatena ulteriormente la sua energia sul pubblico e la risposta sottopalco non tarda certo ad arrivare: il pit è in fiamme, con alcuni temerari che si cimentano in crowd surfing, mosh pit e pogo continui, tra spintoni e bicchieri che vengono lanciati sulla folla, ben presto madida di birra oltre che di sudore.

Trovano anche il tempo di omaggiare una storica band italiana, ancora in circolazione, i Raw Power, con la cover del loro brano “Politicians”, molte apprezzata dal pubblico nostrano, che ve lo dico a fare.

Brani come “Scum”, il sorprendente debutto dei Napalm Death, pietra miliare immancabile nel giradischi di casa, “Suffer The Children” da “Harmony Corruption” del 1990 e i migliori due secondi mai sentiti di “You Suffer”, come detto fatta ben 2 volte questa sera, ribadiscono a gran voce la potenza espressiva di questa band.

In chiusura arriva l’immancabile nei loro live, “Nazi Punks Fuck Off”, cover dei Dead Kennedys, e, tra l’entusiasmo generale, si passa subito all’accoppiata conclusiva “Adversarial/Copulating Snakes”.

A mettere la parola fine a questa serata distruttiva, tra l’entusiasmo generale, ci pensa l’ultimo saluto di ringraziamento di Barney, che tra sudore e fatica, ancora una volta ha portato a casa una serata che ricorderemo per molto tempo a venire.

Queste leggende viventi scendono dal palco, tra il tripudio del pubblico forse non ancora pago, nonostante abbiamo assistito a 80 minuti intensissimi di musica, quella vera, fatta col cuore ed estrema attitudine, come raramente se ne vedono, di cui inevitabilmente non se ne ha mai abbastanza.

E, mentre il sempre accessibile Mr. Greenway stringe la mano a quante più persone possibile, concedendo foto e autografi senza batter ciglio, la folla si avvia piano piano verso l’uscita, con tappa imprescindibile al banco del merchandising, a maggior ragione oggi, dove le magliette costano ancora solo venticinque euro e di fantasia per le loro t-shirt ne mettono a iosa.

Felice e appagata me ne torno a casa, dopo aver assistito all’ennesima performance eccezionale di una delle più grandi istituzioni della musica di tutti i tempi.

I Napalm Death sono ad oggi inarrestabili, dominano i palchi di tutto il mondo da oltre quarant’anni, e ne hanno ben donde di fermarsi. Sono stati i veri precursori e pionieri di un genere e restano maestri incontrastati nel panorama mondiale della musica estrema, senza se e senza ma.

Non so voi che ne pensate, ma non ce li vedo proprio i pionieri del grindcore del Regno Unito a sorseggiare una tazza di tè accompagnata da biscotti, seduti comodamente sulla poltrona di casa.

Il loro posto è sul palco, a dare anima e corpo per la musica.

E così sia per sempre nei giorni a venire, amen.

Lineup

Mark “Barney” Greenway – voce

Adam Clarkson – basso

Mitch Harris – chitarra

Danny Herrera – batteria

Setlist

Instinct of Survival

Strong-Arm

I Abstain

Smash a Single Digit

Contagion

Work to Rule

Inside the Torn Apart

Throes of Joy in the Jaws of Defeatism

Continuing War on Stupidity

Amoral

Suffer the Children

How the Years Condemn

You Suffer

Unchallenged Hate

Lucid Fairytale

Dead

Politicians (Raw Power cover)

Thanks for Nothing

Diatribes

Scum

C.S.

You Suffer

Nazi Punks Fuck Off (Dead Kennedys cover)

Adversarial/Copulating Snakes

Conclusioni

Se non hai mai visto uno di questi “Campaign For Musical Destruction” tour, ti stai perdendo una vera istituzione del calendario della musica estrema. Barney Greenway e i suoi Napalm Death sembrano avere un’energia infinita, e continuano, anno dopo anno, a mettere in ombra le band che li accompagnano e che spesso e volentieri hanno la metà dei loro anni.

Sono un’assoluta garanzia dal vivo, e questa sera abbiamo avuto l’ennesima riprova di tutto ciò che i Napalm Death riescono ancora ad essere nel 2026. Una band impossibile da paragonare a chiunque altro nella scena, nessuno come loro, grandi non solo per la loro musica che ha influenzato intere generazioni di metalheads sopra e sottopalco, ma anche per le cause umane e sociali che supportano, con i loro testi antirazzisti, antiomofobi, contro la guerra, politici sì ma senza mai essere fanatici e faziosi.

I Napalm Death in tutti questi anni di onorata carriera non hanno mai perso la voglia di urlare, di ribellarsi contro un sistema malato e corrotto, di far riflettere, mantenendo uno spirito umano inattaccabile e incrollabile.

Thank you” ha detto spesso e volentieri questa sera un Mark quasi commosso dall’affetto ricevuto dal pubblico italiano e rispondo ancora una volta a nome di tutti noi qui presenti, un enorme “Grazie” ai Napalm Death e a tutto quello che rappresentano.

Non sarebbe stato un vero inizio di stagione di concerti per la sottoscritta senza i padrini del grindcore ad accendere e surriscaldare a mille il motore per un altro anno all’insegna della buona musica, metal ovviamente.

Il mondo e l’umanità sono in uno stato terribile in questo momento, ma almeno alcune, poche cose, sono ancora affidabili e restano fonte inesauribile di serenità e gioia.

La musica e i concerti sono certamente tra queste.

“Arrivederci e grazie” caro Barney.

Ci si rivede prestissimo, sempre tra queste righe.

Stay tuned and Stay metal.