Recensione: Gan Eden

Di Valeria Campagnale - 22 Febbraio 2026 - 10:00
Gan Eden
Band: Gan Eden
Etichetta:
Genere: Progressive 
Anno: 2025
Nazione:
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65

Cosa accadrebbe se il mito della creazione non fosse come ce lo hanno raccontato? Da questa premessa nascono i Gan Eden, quartetto progressive metal trentino (Davide, Carlo, Sofia, Andrea) formatosi nel 2023.
Il loro sound è un viaggio tra strutture tecniche e potenza pura, influenzato da generi diversi che si intrecciano in un’atmosfera densa e magnetica. Il loro primo lavoro discografico, il concept album “Gan Eden” in uscita a settembre, riscrive la genesi umana: Adamo ed Eva diventano creature plasmate da una civiltà aliena. Un’opera ambiziosa, rifinita dal tocco esperto di Mauro Andreolli (Das Ende der Dinge) al mastering.
In “Gan Eden”, il progressive metal diventa il veicolo per una narrazione distopica, Adamo ed Eva non sono figli di un atto divino, ma il risultato di una sofisticata manipolazione genetica operata da un’intelligenza aliena. Una volta scacciati dall’Eden e abbandonati sulla Terra, i due si scontrano con la cruda realtà della violenza e dell’imperfezione umana.
Otto brani, intro compreso, che con strutture articolate e momenti di pura sospensione atmosferica proietta l’ascoltatore in una dimensione dove la brutalità umana e il distacco alieno si scontrano. Il disco mette in scena un confronto a distanza: mentre le creature tentano di comunicare con i propri artefici, questi ultimi analizzano il declino della loro opera. È un’altalena sonora tra potenza e introspezione, una narrazione progressiva che cattura l’essenza di una ricerca di senso che non trova pace.
Tre le migliori tracce che manifestano il concept nel contesto dell’album. “Nahas” sembra rappresentare l’interfaccia, il catalizzatore del cambiamento. Mentre in altri brani c’è il tentativo di comunicare con gli “alieni/dei”, in “Nahas” avviene il contatto proibito. È l’attimo in cui l’esperimento sfugge di mano ai suoi artefici. La caduta di Adamo ed Eva non è un fallimento spirituale, ma la conseguenza di una falla tecnica che riscrive il destino della specie.
In “I Confini Della Libertà”, il progressive metal dei Gan Eden sembra farsi più introspettivo, se l’Eden era etereo e alieno, qui il sound si sporca e si fa più diretto, per far sentire l’aspro impatto con la realtà terrestre.
I Gan Eden ci portano dritti all’epilogo, o al collasso, del loro esperimento genetico con Dies Irae che richiama il giudizio finale. Ma nella loro narrazione distopica, il giudice non è un Dio misericordioso o punitivo: sono gli artefici alieni che osservano freddamente il declino della loro creazione.
Il contrasto tra Il nome Gan Eden, ossia il Giardino dell’Eden in lingua ebraica, mantiene un legame arcaico che contrasta con la trama sci-fi. È un cortocircuito semantico perfetto per il prog.

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