Recensione: Infinite Measure, Finite Existence

Di Roberto Castellucci - 17 Febbraio 2026 - 10:00
Infinite Measure, Finite Existence
75

Chi mira più in alto si differenzia più altamente’, scriveva Galileo Galilei nel Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo. Non è ovviamente questa la sede per lanciarsi in una dissertazione riguardante una pietra miliare della letteratura scientifica, così come non è il caso di spendere parole sulla storia di un personaggio rivoluzionario e fondamentale per lo sviluppo del pensiero critico. Quest’articolo è soltanto l’ennesima recensione di un disco Metal Underground italiano…eppure la citazione che apre questo articolo, ancorata un po’ pretestuosamente su queste pagine, sembra calzare a pennello. Galileo mirava alla conoscenza approfondita del ‘gran libro della natura’? Noi ci volgiamo al tentacolare e vorticoso mondo del Progressive Metal, rappresentato in quest’occasione dall’albumInfinite Measure, Finite Existence. Si tratta del primo full-length del duo torinese Jester Majesty, composto dal chitarrista/tastierista Erymanthon Seth (già membro di Feralia e Apocalypse) e dal polistrumentista Alessandro Gargivolo (fondatore e membro dei thrasher Alchemist). Cosa ha a che fare l’ambizione galileiana con questo giovane duo sabaudo? Semplice: il loro album di debutto trasuda ambizione da tutti i pori. Parliamo di ambizione in senso assolutamente positivo, sia chiaro. I Jester Majesty appaiono mossi da una gran voglia di emergere dalla massa, mirando in alto con il curato artwork (firmato dal grafico Vini Vhummel), la produzione cristallina, l’indubbia qualità dei riff e del songwriting. Le radici stilistiche dei dieci brani di “Infinite Measure, Finite Existence” prosperano nel suolo musicale sedimentatosi tra gli anni ’80 e i ’90 grazie all’intervento di band storiche come Coroner, Nevermore e in particolare i Death del compianto Chuck Schuldiner. Troviamo proprio nella discografia di questi ultimi la maggior fonte d’ispirazione seguita dai Jester Majesty, che, tanto per non farsi mancare nulla, infiorettano il loro tecnico e vigoroso disco con atmosfere Techno-Thrash vicine a WatchTower, Voivod, Psychotic Waltz e compagnia bella.

La voce di Gargivolo, più che cantare i testi, li recita, interpretandoli con una sottile vena di follia che in qualche occasione riporta alla mente i fasti della produzione musicale anni’70 di Alice Cooper. Le alienate linee vocali e gli assoli di chitarra variegati ed evocativi sono elementi senza dubbio ‘umani’, seppur in maniera lievemente distorta. Queste componenti si contrappongono alle intricate geometrie sonore e ai disumanizzanti ritmi dell’album, talvolta serrati e incalzanti, talvolta contorti e di non facile assimilazione. Questo attrito traduce in musica le due ‘anime’ ritratte nella copertina del disco, in cui vediamo un giullare che, senza alcuna paura, si prepara a fronteggiare un’abnorme e mostruosa maschera meccanica. Chi ha già qualche decina di primavere sul groppone non mancherà di apprezzare quest’ennesima rappresentazione dell’eterno conflitto tra Uomo e Macchina, esplorato da pietre miliari della fantascienza cinematografica come le saghe di Terminator e Matrix ed esplicitato a chiare lettere dai Jester Majesty nella seconda traccia del disco, la programmatica “Human vs. Machine”. Titoli come “When Numbers Speak”, “Echoes of Π” e “Masquerade (The Algorythm)”, oltre a tradire una probabilissima appartenenza alle file dei professionisti della Scienza da parte dei due membri della band, aiutano ad andare ancora più a fondo nel tema dell’alienazione tecnologica che affligge la società contemporanea. Anche la produzione musicale partecipa attivamente al medesimo gioco: la resa sonora degli strumenti talvolta si ferma ad un paio di passi dal confine con le sonorità Industrial dei sempreverdi Strapping Young Lad e Fear Factory.

È arduo trovare punti deboli in un lavoro ben riuscito come “Infinite Measure, Finite Existence”. Uno degli aspetti su cui la nostra coppia di eredi di Galileo potrebbe concentrarsi di più nei futuri dischi (che, si spera vivamente, verranno prodotti in gran quantità) è una maggior attenzione all’inserimento di linee melodiche accattivanti e alla loro conseguente appropriazione da parte degli utenti. Penso ai succitati Death e Strapping Young Lad, che riuscivano a seppellire melodie di facile presa sotto valanghe inarrestabili di Metallo rovente in canzoni come “1000 Eyes”, contenuta nel favoloso “Symbolic” dei Death, o “All Hail the New Flesh”, uno dei migliori brani del mitico “City” degli Strapping Young Lad. Nel momento in cui i Jester Majesty riusciranno ad inserire con maggior consapevolezza questo ingrediente, al momento soltanto accennato in canzoni come “Human vs. Machine”, otterremo una potenziale bomba tricolore da far esplodere nelle collezioni di dischi di mezzo mondo. Nel frattempo i Lettori inizino pure a far esplodere le canzoni di “Infinite Measure, Finite Existence” nelle loro orecchie: garantiamo che nessuno se ne pentirà. Buon ascolto!

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