Recensione: Battles And Brotherhood
Ci sono delle volte in cui dei dischi rimangono ingiustamente “indietro”, nel senso che pur essendo arrivati puntualmente in redazione, nessuno ha colpevolmente dato loro la giusta attenzione; è questo il caso di “Battles And Brotherhood”, debut album dei finlandesi Dead End Irony, uscito a maggio 2025 per la sempre attenta Inverse Records. Il gruppo, originario di Imatra nella Carelia meridionale, è attivo dall’ormai lontano 2010 ma finora aveva solo realizzato un EP autoprodotto (“Into The Void”) nel 2018 ed una manciata di singoli prima di questo album, composto da sole 8 canzoni, per una durata totale di poco superiore ai 43 minuti di ottimo heavy metal. Il sound dei Dead End Irony è chiaramente ispirato alla NWOBHM, ma suona comunque moderno grazie ad una produzione discreta ed anche al passo coi tempi, oltre ad una voce, quella di Vesa Winberg, sporca ed espressiva, alquanto diversa dalla classica ugola acuta spesso presente nell’heavy più classico e che, in alcuni passaggi, mi ha ricordato il mitico loro connazionale Taneli Jarva dei primi Sentenced. L’album è pieno zeppo di potenziali hits e non a caso la band ne ha estratto diversi singoli, di cui il più vecchio, uscito addirittura nel marzo 2023, è per il brano “Patton”, davvero orecchiabile e coinvolgente.
Come detto, canzoni davvero ben fatte ce ne sono parecchie, così di getto citerei sicuramente l’opener “Fight!”, passando per la veloce “Rise Up For The Light”, la malinconica ballad “Catch My Soul”, fino alla conclusiva “Razor Gods”, suite di circa 11 minuti semplicemente spettacolare, una canzone che ti viene voglia di ascoltare e riascoltare in loop! Un altro singolo estratto dall’album, anch’esso nel 2023, è la ruffiana “King Of Emptiness”, canzone coinvolgente ed orecchiabile, ma anche ricca d’energia.
Protagoniste nel sound sono le due chitarre di Kristian Valkama e Simo Jokela (con quest’ultimo che regala sempre piacevoli parti soliste), ben supportati da Antti Pekonen che con la sua batteria impone ritmi spesso frizzanti, grazie ad un sapiente uso della doppia-cassa. Un po’ troppo in sottofondo, relegatovi dalla produzione, il basso di Antti Vainio (nel frattempo uscito dal gruppo) che avrei preferito maggiormente protagonista nel sound (lo si sente bene solo nella suite conclusiva), tanto per non sottrarsi alla tradizione dell’heavy metal che vede questo strumento di pari importanza come gli altri. Tirando le somme, mi pare evidente che i Dead End Irony, con questo loro “Battles And Brotherhood” abbiano realizzato un ottimo debut album, tra i migliori usciti nel 2025 in campo heavy metal, regalandoci un disco che sicuramente andrà incontro ai favori di tutti coloro che amano le sonorità più classiche, ma che sanno comunque stare al passo coi tempi. Adesso non resta che sperare che la band non ci metta altri 15 anni per dare un successore a questo spettacolare primo full-length!
