Recensione: Overspace & Supertime
Il secondo lavoro dei Cryptic Shift, Overspace & Supertime, esce forte di un importantissimo contratto con Metal Blade, e siamo certi nella maniera più assoluta che farà parecchio parlare di sé. Il mostro cattivo, stavolta, viene da Leeds ed è armato fino ai denti; é molto facile rendersene conto già nei primissimi minuti iniziali della tracklist e da lì poi non c’è più via di scampo. Gli inglesi avevano già dato spolvero a un buon campionario di capacità al debutto, Visitations from Enceladus; qui però non si è andati oltre, anzi, si è superato persino il limite.
Overspace & Supertime è un’opera chiarissima già al solo osservarne la tracklist: cinque brani per quasi ottanta minuti di musica. Il cd è riempito per intero e al suo interno ogni regola metallica, scritta o non scritta, sparisce. Questo è un posto dove Vektor, Voivod, Aspid, e compagnia dissonante andante, vengono completamente destrutturati e ricomposti in qualcosa che vive di vita propria e che diventa un Frankenstein sci-fi con sembianze mutevoli e incerte.
I Cryptic Shift confezionano infatti un’opera di difficile, se non impossibile, catalogazione. Succede tutto e il contrario di tutto durante l’ascolto, ma una cosa è certa: difficilmente troverete in giro qualcosa di simile e così estremo. Overspace & Supertime é quel tipo della compagnia che quando parla ti sbatte senza remore la sua cultura in faccia e se ne compiace anche, col rischio di diventare odioso dopo pochi secondi. Ci sono quindi due strade: o ci si ferma ad ascoltare e si cerca di imparare qualcosa, o si scappa a gambe levate, arrivederci e grazie. O a o b, nessun compromesso, nessuna sfumatura. I brani proposti sono prodotti in maniera maniacale e si sente ogni singola nota; la sensazione che si ha è è quella di stare ascoltando l’audiolibro di un autore postmoderno prestato alla fantascienza in cui sciorina tutto lo scibile in centinaia di migliaia di frasi. Provate quindi a immaginarvi in musica in ottica sci-fi L’Arcobaleno Della Gravità, Infinite Jest o La Parte Inventata e con buone probabilità otterrete questo disco.
Il confine quindi tra l’ostentazione di capacità e un costrutto comprensibile è molto labile. I brani sono flussi di coscienza privi di punti di riferimento e dai minutaggi portarti al parossismo: tre da dieci minuti, uno da venti e uno da trenta. Le composizioni e le strutture non sono circolari ma si percorre sempre una linea retta: si parte e si arriva con pochissime ripetizioni. Tutto ciò è sorretto da una tecnica pazzesca, un’esecuzione di altissimo livello e desta molta curiosità l’ipotetica resa dal vivo del disco. Quel che rimane quindi è un’opera irripetibile, liquida, fumosa, geniale ma allo stesso tempo fastidiosa e dalla natura tremendamente stronza.
Se siete fan di tutto ciò che è complicato in musica, talvolta anche in maniera gratuita, e pensate che Sheldon Cooper sia il miglior personaggio televisivo di sempre, qui avrete pane per i vostri denti. In caso contrario potreste trovare i Cryptic Shift inascoltabili nonostante l’altissima qualità. A voi la scelta.
