Recensione: Loss

Di Marco Donè - 18 Marzo 2026 - 7:00
Loss
Band: Gaerea
Genere: Post Black 
Anno: 2026
Nazione:
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80

Loss” è il quinto disco dei portoghesi Gaerea, uno dei lavori più attesi del 2026 metallico, inutile nasconderlo. “Loss” rappresenta un capitolo fondamentale nella carriera della compagine di Porto, per tanti motivi. Segna il debutto dei Gaerea per il colosso Century Media e arriva dopo un’evoluzione artistica continua e ricercata, che ha portato Alpha e compagni a realizzare lo strepitoso “Mirage”, cui è seguito l’affascinante “Coma”. Un percorso che ha permesso ai Gaerea di diventare qualcosa in più di una semplice black metal band: li ha trasformati nel presente e futuro di un certo modo di intendere la musica dura. E quindi, dove avranno deciso di condurci i Gaerea con questa nuova fatica? Il combo portoghese amplierà ulteriormente gli orizzonti della propria visione artistica, abbattendo altri muri di confine? Beh, iniziamo l’ascolto dell’album e scopriamolo assieme.

Sono sufficienti le prime battute di “Loss” per comprendere come in questo quinto lavoro i Gaerea mutino nuovamente pelle. Il percorso iniziato con “Coma” trova qui la sua naturale evoluzione, ampliato dall’inserimento di nuovi elementi. “Loss” è un disco complesso, articolato, un album che richiede più ascolti per essere compreso. Come da tradizione Gaerea, inoltre, necessita del giusto mood per poter essere assimilato. Mai come in quest’opera, poi, l’ascolto deve essere fatto con i testi sotto mano. Solo così potremo vivere nella sua completezza ogni cambio di atmosfera, ogni sfumatura emotiva, ogni singolo fraseggio. “Loss” racchiude infatti un legame fortissimo tra testi e musica, tanto che un singolo elemento non potrebbe stare in piedi senza l’altro. Dal punto di vista concettuale, la nuova fatica dei Gaerea è l’ennesimo viaggio all’interno della psiche umana. Veniamo quindi catapultati in una dimensione tormentata, in cui paure, egocentrismo, desolazione, voglia di riscatto, dolore e rabbia sono i suoi cardini. Le musiche sono il naturale riflesso di tutti questi elementi, creando un lavoro raggelante, introspettivo e disturbante. Allo stesso tempo, si rivela però elegante e capace di ipnotizzare l’ascoltatore, incollandolo alle casse dell’impianto. In “Loss” troviamo un maggiore uso di voci pulite, come possiamo incontrare nelle magniloquenti ‘Submerged’ e ‘Cyclone’, oltre a un’attenta ricerca della melodia nelle linee vocali. ‘Luminary’ ed ‘Hellbound’ mettono in luce proprio quest’ultimo aspetto, con dei ritornelli capaci di entrare subito in testa e che troveranno la sicura partecipazione del pubblico in sede live. Stessa cura melodica che incontriamo in ‘Nomad’, il cui ritornello saprà far esplodere ogni platea. E non a caso citiamo ‘Nomad’, canzone che da sola può valere l’acquisto del disco. In questo brano i Gaerea affrontano di nuovo la figura del narcisista, descritto come un nomade che si sposta di città in città, lasciando solo macerie alle sue spalle. Un non uomo, una maschera che nasconde sofferenza e insicurezza dietro ogni sorriso. In “Loss”, inoltre, il combo portoghese inserisce degli elementi nuovi, che possono riportare alla mente alcune soluzioni proposte dagli Sleep Token. L’interludio ‘LBRNTH’ e la conclusiva ‘Stardust’ vanno proprio in questa direzione.

La prova dei singoli è davvero notevole. Spicca la prestazione di Alpha al microfono, assoluto cantore della dimensione tormentata descritta in precedenza. Tutte le emozioni e le sensazioni narrate nei testi ed espresse dalle musiche trovano in lui il perfetto interprete. Il cantante fa letteralmente la differenza. Ma è tutta la band a girare alla perfezione. Impossibile non citare la performance di Xi alla batteria. Una prova ricca di finezze, sempre al servizio della struttura canzone. Le chitarre alternano parti aggressive e abrasive ad altre più atmosferiche e melodiche, sfoggiando le classiche dissonanze in stile Gaerea. Il basso di Rho chiude il cerchio, donando spessore alle composizioni. Il tutto è valorizzato da una produzione al passo con i tempi, con suoni curati, caldi e grossi come macigni. Ma “Loss” si rivela un’opera a tutto tondo. Sì, perché oltre alle musiche e ai contenuti, l’album presenta una veste grafica accattivante, con una copertina in grado di esprimere alla perfezione l’immaginario dei Gaerea. In un paesaggio notturno, un raggio luminoso sembra catturare un individuo, isolandolo dal mondo esterno. In questo modo lo conduce alla scoperta di sé stesso, della propria psiche, delle paure che lo ingabbiano, delle proprie contraddizioni. L’esperienza ha la forza di elevare il singolo o, al contrario, di distruggerlo. Un concetto che potrebbe rappresentare il filo conduttore di “Loss”.

A fronte di questa disamina, come dovremmo considerare la nuova fatica dei Gaerea? Molto probabilmente come il disco che sancisce l’irrevocabile evoluzione – o forse trasformazione – del combo portoghese. “Loss” è l’album che allontana in maniera definitiva i Gaerea dal black degli esordi, portandoli a sconfinare verso lidi blackgaze. Sebbene risulti carico di spessore emotivo, è un lavoro che potrebbe dividere i fan della prima ora. Se approcciato senza paraocchi, però, ha la capacità di regalare grandi emozioni. “Loss” è un disco che si svela un poco alla volta, ascolto dopo ascolto, insinuandosi sempre più in profondità nell’animo dell’ascoltatore, toccandone il lato più intimo e nascosto. E quindi? Possiamo parlare del possibile album dell’anno? Difficile dirlo a marzo. Le potenzialità ci sono tutte, però. Chiudiamo queste righe con una piccola riflessione. Nel corso di dieci anni e cinque dischi, i Gaerea hanno saputo definirsi, reinventarsi e ridefinirsi. Un percorso molto simile ai connazionali Moonspell, altra formazione dedita a scavare alla scoperta dell’io umano. D’altronde, vivere nella finisterra d’Europa, una terra che rappresenta allo stesso tempo il limite e l’oltre, può solo portare ad abbattere ogni muro espressivo, addentrandosi negli antri più bui dell’individuo. Alla fine, “Loss” è anche questo.

Marco Donè

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