Are You Experienced? Bad Amygdala (Milena Caforio)

Per la rubrica ‘Are You Experienced?’, dedicata al mondo underground, scambiamo oggi due chiacchiere con l’artista pugliese Milena Caforio, parlando di lei e del suo nuovo progetto Bad Amygdala.
Intervista a cura di Andrea Bacigalupo
Ciao Milena, benvenuta sulle pagine di TrueMetal.it.
Ciao Andrea, grazie, è un piacere essere qui.
Per prima cosa, vuoi presentarti ai nostri lettori? Qual è stato il tuo percorso artistico che ti ha portato ad elaborare Bad Amygdala?
Bad Amygdala nasce dall’esigenza di portare alla luce parti del mio vissuto che ho sempre tenuto nella sfera più privata. Sono una persona introversa e riservata, quindi questo progetto rappresenta una sorta di alter ego: una voce capace di esprimere apertamente tutto ciò che Milena tende a trattenere. La passione per la musica, soprattutto per il rock e il metal, ha fatto il resto, diventando il mezzo naturale attraverso cui dare forma a queste emozioni.
L’amigdala, situato nel lobo temporale del nostro cervello, è la centralina delle nostre emozioni, gestendo, in particolare, situazioni di paura, ansia e rabbia. Ad esempio ci aiuta a riconoscere i pericoli e ad agire di conseguenza, ma il suo cattivo funzionamento, come l’iperattività, può portare ansia patologica e stress post-traumatico. Il nome del tuo progetto fa riferimento a questo, direi. Vuoi approfondire?
Hai colto perfettamente il significato di Bad Amygdala. La psicologia mi ha sempre affascinata: il cervello umano è incredibilmente complesso e, per molti aspetti, ancora misterioso. Mi colpisce soprattutto il fatto che, in fondo, il nostro cervello sia rimasto quello dei tempi in cui eravamo cacciatori-raccoglitori. Inserito nel contesto moderno, questo “hardware” antico può generare cortocircuiti. Se un tempo l’amigdala serviva a proteggerci da pericoli concreti, oggi può attivarsi per uno stimolo come una semplice mail di lavoro, innescando le stesse reazioni chimiche di una minaccia reale. La differenza è che non c’è alcun pericolo da affrontare fisicamente, e così lo stress si accumula. È in questo modo che la nostra amigdala può diventare disfunzionale, portandoci gradualmente a perdere l’equilibrio e ad ammalarci. Ho scelto questo nome perché io stessa sono una persona tendenzialmente ansiosa e la paura ha influenzato molte delle mie scelte, anche artistiche. La salute mentale e il conflitto interiore sono temi centrali nei miei brani, e Bad Amygdala li rappresenta pienamente.
Di recente è uscito ‘Craniotomy’, il tuo primo singolo. Un brano è poco per definire un genere, però, giusto perché a noi metallari piace catalogare tutto, musicalmente possiamo definire quello di Bad Amygdala un Alternative/Gothic Metal? Personalmente, in questo pezzo, ho sentito l’influenza degli Evanescence, soprattutto per la tua voce che si lega all’intensità emotiva di Amy Lee. Mi sbaglio?
Non sono particolarmente legata alle etichette, anche se riconosco che nel mondo metal aiutano a orientarsi tra i tanti sottogeneri. ‘Craniotomy’ può sicuramente essere inserita nell’Alternative/Gothic metal, e sì, le influenze di band come gli Evanescence sono presenti. Sono cresciuta con quel tipo di sonorità, così come molti della mia generazione, legata al nu metal e all’alternative metal dei primi anni 2000. Era un periodo con un’identità sonora forte, ma in cui ogni band riusciva comunque a distinguersi. Brani come ‘Bring Me to Life’ hanno segnato profondamente la scena musicale e, inevitabilmente, anche il mio immaginario.
Venendo al testo, tu stessa spieghi che è “è un brano profondamente introspettivo che affronta con lucidità e forza il tema della salute mentale”. Vuoi dirci qualcosa di più? In particolare, cosa unisce la musica alle parole?
Il brano immerge l’ascoltatore nella mente di una persona depressa, costantemente attraversata da pensieri oscuri, spesso difficili da decifrare persino per chi li vive. Ci si sente fuori posto, sempre in ritardo, bloccati in un tunnel di voci che ti sussurrano cose orribili senza tregua. Quando odi te stesso e non vedi alcuna speranza per il futuro ti butti su “soluzioni” sbagliate, qualsiasi cosa che possa farti stare bene, anche solo brevemente. A volte pensi che queste cose possano “aggiustarti” definitamente ma si tratta, ovviamente, di un’illusione. C’è tristezza in tutto questo, è vero, ma c’è anche disperazione e la disperazione porta alla rabbia. Ecco perché la canzone è un continuo alternarsi tra sonorità potenti come il riff di apertura e una voce a volte quasi sussurrata, che culmina poi in un grido di aiuto.
Bad Amygdala è un progetto solista. Per incidere ‘Craniotomy’ hai fatto tutto da sola od hai collaborato con qualche altro artista? Come è stato produrre un brano di tale profondità emotiva?
‘Craniotomy’ è nata dal ritornello. Mi è arrivato prima il ritornello con qualche parola e il riff conduttore del brano. Dico “arrivati” perché è davvero così che percepisco il processo creativo. Come ho detto prima, il cervello è misterioso ed è sempre all’opera. Quando arriva il momento giusto le idee esse si manifestano davanti ai nostri occhi (o orecchie). Con la chitarra però sono rimasta al livello di accompagnamento base, perciò quando mi viene in mente un riff lo ricavo dalla tastiera oppure lo canto al mio produttore. Oltre a lui c’è anche Lorenzo Rizzo, che ha scritto ed eseguito l’assolo di chitarra. Per quanto riguarda la profondità emotiva del brano, è stata tosta a volte. Avevo sempre sentito dire che scrivere canzoni è come andare in terapia e rivivere il tuo passato (quindi soffrire nuovamente), ma non l’ho compreso davvero finché non ho iniziato a lavorare a ‘Craniotomy’. Lo special rappresenta il momento più crudo del pezzo, quello che ho trovato più difficile da affrontare.
E per il mixaggio, masterizzazione, ecc.?
Il mixaggio e la masterizzazione sono stati curati dal mio produttore, Marco Gurrieri, che ha colto fin da subito l’essenza e l’atmosfera del brano. Lavorare con lui è sempre un’esperienza formativa, oltre che estremamente piacevole sul piano umano.
‘Craniotomy’ è il primo … al quale seguirà? Parlaci dei tuoi programmi discografici.
A ‘Craniotomy’ seguiranno altri singoli, le quali uscite sono programmate per i prossimi mesi, per poi culminare nell’album (a data da destinarsi).
E dicci anche se, in futuro, vedremo Bad Amygdala in concerto.
Al momento la mia priorità è lo studio e la produzione dell’album, quindi l’attività live è temporaneamente in secondo piano. Quando arriverà il momento, però, voglio che ogni dettaglio sia all’altezza: sono una perfezionista e tengo molto alla resa dal vivo.
Infine, come giudichi la scena Metal Underground della tua zona? C’è fermento? Soprattutto, com’è il movimento giovanile?
Io sono pugliese e purtroppo qui non ci sono molte opportunità per i giovani. Il problema più grande, credo, è la mancanza di spazi e venue adatte a ritrovarsi per suonare e condividere la musica, specialmente rock e metal. Nella mia città (Brindisi) il massimo a cui si può aspirare è una serata acustica in duo in bar e pub, ma il metal non può essere ingabbiato in contesti simili. Non puoi suonarlo mentre la gente mangia al tavolo, richiede la tua completa attenzione. E poi, è pensato per essere suonato a volumi alti, perciò penso che a più di qualcuno andrebbe il panino di traverso. Questo non vuol dire che manchino i musicisti: quelli ci sono eccome, e anche di un certo livello. Promuovendo ‘Craniotomy’ ho scoperto tanti progetti pugliesi che meriterebbero molta attenzione. Per la situazione che ho descritto prima, però, molti musicisti sono scoraggiati. Spero che le cose cambino presto perché è triste vedere persone costrette a trasferirsi per cercare fortuna altrove quando qui si potrebbe far molto. Io di sicuro cercherò di spingere e diffondere i progetti dei miei colleghi al meglio delle mie possibilità: c’è spazio per tutti.
Salutiamo Milena, ringraziandola per il tempo che ci ha dedicato e lasciamo a lei i saluti ai lettori di TrueMetal.it. Grazie!
Grazie a te Andrea, e grazie ai lettori di TrueMetal.it: stay metal!