Intervista Arcane Tales (Luigi Soranno)

Truemetal.it ha incontrato Luigi Soranno, mente dietro la one-man band Arcane Tales, a qualche mese dall’uscita del nuovo album “Ancestral War”. Ecco cosa ci ha raccontato.

Intervista a cura di Ninni Cangiano
TM: Ciao Luigi, in primis grazie di essere qui con noi e complimenti per il tuo ultimo album “Ancestral War” che mi ha davvero sorpreso in positivo! Essendo la prima intervista su truemetal.it, ti va di tornare un po’ indietro nel tempo e raccontarci come nasce il tuo progetto Arcane Tales?
AT: Ciao, ringrazio voi per l’opportunità di essere in questa nota vetrina! Sono contento che quest’ultimo album abbia soddisfatto te e molte altre persone, vuol dire che il duro lavoro svolto durante questi anni comincia a ripagarmi di tutti gli sforzi fatti e dei i molteplici rospi ingoiati. Facendo un salto nel lontano 1996, io ed alcuni miei amici di scuola decidemmo di fondare una rock band sotto il monicker Black Ravens. All’epoca eravamo degli adolescenti che approcciavano da poco agli strumenti musicali, ma avevamo voglia di divertirci e passare il tempo suonando insieme. Siamo passati nel giro di qualche anno dal rock italiano di allora (Ligabue, Lifiba, Timoria) al metal di Iron Maiden e Metallica, principalmente. Vivendo in un piccolo comune nel sud Italia, in Basilicata, non avevamo molti altri modi con cui svagarci, ma in quegli anni il metal ci ha dato una bella scossa, entrando prepotentemente nelle nostre vite (credo soprattutto nella mia). La vera “sliding door” è avvenuta nel 1998, quando rimasi letteralmente folgorato dall’ascolto di un certo Symphony of Enchanted Lands. Ovviamente per quei pochissimi (ma credo veramente molto pochi) che esulano dalla massa, mi riferisco ai mitici Rhapsody. Nulla è stato più lo stesso per me. La loro musica era un qualcosa di veramente ammaliante e sorprendente. Da lì a poco, a cavallo tra il ’98 e il ’99, decisi (con il sostegno degli altri membri, ovviamente) che avremmo dovuto suonare quel genere fantastico e che avremmo dovuto cambiare anche nome in Arcane Tales, un nome che si addiceva molto di più ad una metal band che affrontava tematiche fantasy. Riuscimmo, però, a malapena a registrare un demo di quattro nostre canzoni soltanto nel 2001 (Triumphant Steel), poi la band si sciolse l’anno successivo. Il resto è storia. Dopo essermi trasferito a Verona nel 2003, incapace di trovare nuovi membri per rifondare la band, decisi di continuare a scrivere e comporre musica da solo, riuscendo a pubblicare addirittura due libri, tra il 2009 e il 2013, che narravano le vicende presenti nei miei brani. Contemporaneamente alla stesura dei romanzi cominciai a registrare tutto ciò che potevo con i mezzi che avevo a disposizione: una scheda audio usb, un pc portatile e la mia Ibanez. Se mi guardo indietro ora, mi rendo conto di aver portato avanti qualcosa a cui tenevo (e tengo) veramente molto, qualcosa di altamente maniacale, tenendo ben presente che ho sempre fatto tutto da solo e cercando di rimanere più fedele possibile al concetto stesso di one man band.
TM: Nel tuo ultimo lavoro mi ha particolarmente colpito l’ottima produzione; cosa è cambiato rispetto ai primissimi dischi targati Arcane Tales che soffrivano un po’ da questo punto di vista?
AT: Sono cambiate tante cose e molti aspetti si sono evoluti. Ovviamente ho fatto esperienza di tutti i suggerimenti e le critiche costruttive ricevute. Non è stato semplice, avendo sperimentato per anni in solitaria, ma alla fine credo di aver trovato una quadra a livello di produzione che mi soddisfa abbastanza e che può essere ampiamente sufficiente per essere su mercato. Ovviamente, non sono un sound engineer e non ho studiato da nessuna parte. Sono stato fortunato a vivere nell’epoca in cui internet è letteralmente esploso e ogni nozione o informazione era alla portata di tutti (Youtube docet) e anche se è stato molto difficile e mentalmente dispendioso mettere in pratica il tutto, credo di essermela cavata abbastanza bene, con un crescendo costante, come testimoniano gli ultimi tre o quattro album. Oggi, produrre un album è un qualcosa che amo fare alla follia, nonostante la valanga di tempo che occorre.
TM: Anche il tuo stile canoro è notevolmente migliorato rispetto agli inizi; come hai fatto ad arrivare a questo livello? Hai avuto dei maestri che ti hanno dato dei suggerimenti in tal senso?
AT: Onestamente non ho fatto nulla di che. Credo che il semplice fatto di poter registrare ogni parte vocale senza alcuno stress o pressione, soprattutto quando voglio io e rimanendo nella mia comfort zone (anche seppur con un range molto ampio), mi abbia facilitato le cose. Nel 2010 ho avuto un’esperienza come frontman in una prog-metal band francese che ormai non esiste più (Kim’s Over Silence), formata da musicisti tutti professionisti. Abbiamo avuto un breve tour di 5 date in Francia, ma proprio per la mia inesperienza e non preparazione al dover cantare linee non mie e a doverlo fare nel modo in cui mi veniva chiesto (nonostante le mie prestazioni siano state molto più che positive, questo ci tengo a precisarlo) ho avuto problemi postumi con le corde vocali e per circa tre anni non sono stato più in grado di cantare come avrei voluto. Lì credo di aver capito che l’attività live non fosse più adatta a me. Dosando invece il tutto e concentrandomi su lavoro in studio, non avrei avuto problemi di alcun tipo.
TM: Essendo un appassionato di batteria, hai mai pensato di avvalerti di un turnista che potesse suonare questo strumento nei tuoi dischi?
AT: Purtroppo con il passare degli anni questo progetto è diventato veramente troppo personale. So che è una risposta un po’ banale per molti, ma è la verità. Oltretutto, la “non dipendenza” da altri, turnisti o no, è proprio quello che mi ha consentito di muovermi liberamente e creare ciò che veramente volevo sentire nella mia musica in tutti questi anni. Anche io sono un appassionato di batteria e me la cavo discretamente, tutto sommato. Cerco sempre di comporre le linee come un vero batterista, avvalendomi della tecnologia VST per quanto riguarda i suoni. Tra l’altro, anche volendo, non potrei proprio permettermi un vero batterista, non dispongo di somme da investire ulteriormente nel progetto. Investo tutto quello che posso nella produzione fisica dell’album (finché si potrà ragionare economicamente e finché ne varrà la pena) e non è poco, dato che comunque sono solo.
TM: Credo che il brano “The Endless Wearing Fight” si possa prestare benissimo a differenti stili vocali, magari da diversi cantanti; hai pensato a qualche collaborazione in tal senso con qualche altro singer?
AT: Credo di aver avuto diversi approcci vocali lungo tutto il corso dell’album, in fin dei conti, non solo su The Endless Wearing Fight. Per troppe volte in passato ho pensato a tante cose o variabili plausibili, ma oggi, non credo sarei in grado di ascoltare altri cantanti o coinvolgere altri musicisti in questo progetto, non sarebbe più la stessa cosa per me. Sarebbe come snaturare l’essenza stessa di Arcane Tales, forse è difficile da spiegare e comprendere.
TM: Nel pezzo “Frozen Rhapsody” (ma non solo) metti in mostra un cantato in stile black metal, come ti è venuta questa idea e dobbiamo aspettarcela nuovamente in futuro?
AT: Ho sempre aggiunto qualche linea vocale in screaming o growling in più di una canzone, sin da New Hope Bringer. Il primo esperimento è stata proprio Storm Inside nel debut album auto prodotto del 2016. Poi si sono susseguite altre con diverse parti in screaming come The Fires of Hàrgathàn (con molte parti in italiano, oltretutto), The Spell’s Broken, The Dark Portals of Agony (veramente dark), la succitata Frozen Rhapsody e Marching Through the Fire. Diciamo che oltre al Power metal che sia di stampo sinfonico o no, amo band come Wintersun, Flashgod Apocalypse e Children of Bodom, tanto per citarne alcune, quindi ho provato a sperimentare qualcosa attingendo anche dal loro bagaglio, ottenendo discreti risultati a mio parere.
TM: Di cosa parlano i testi dell’album? Sono ancora legati alla saga iniziale della “Sapphire stone”?
AT: Come detto più volte in diverse occasioni o interviste, il progetto Arcane Tales non è altro che la colonna sonora dei miei libri, quindi sì. Tutto è correlato ed ispirato alle tematiche fantasy affrontate nei miei romanzi.
TM: Venendo, invece, all’artwork di “Ancestral War”, cosa ci racconti? Chi l’ha realizzato e quale legame ha con i testi dell’album, se lo ha?
AT: Ovviamente, tanto per rimanere nell’ambito della one man band, mi occupo anche delle copertine personalmente. Ogni cover rappresenta un evento narrato nei libri (e quindi in qualche canzone dell’album di turno). In Ancestral War, ho deciso di rappresentare una breve frammento della guerra ancestrale, scatenatasi durante la creazione di Shàranworld (il mondo da me creato nei miei libri) che, tra l’altro, ben rappresenta e riassume le tematiche battagliere dell’intero album.
TM: Hai realizzato per questo album un paio di lyric video, come scegli il brano e per quale motivo hai scelto proprio i due pezzi precedentemente citati?
AT: Credo siano entrambi quelli più diretti e con un refrain che si stampa in testa con più facilità, anche se ammetto che tutti i brani presenti nell’ultimo album sono particolarmente riusciti. Avrei potuto scegliere qualsiasi altro, ma è andata bene comunque.
TM: La lunga suite finale cinematica “Between Myth And Legend” ha anche qualche momento folkeggiante alla Elvenking; si tratta di un singolo momento all’interno di un brano dal minutaggio importante, oppure è qualcosa che ritroveremo anche in futuro nel sound targato Arcane Tales?
AT: Adoro le parti folk e medievali e ne ho già inserite in passato. Certo che le ritroveremo in futuro, fanno parte del mio bagaglio musicale anche quelle.
TM: Parlaci un po’ di te. Da dove viene l’idea a Luigi Soranno di essere un musicista e quali artisti sono stati per te fondamentali nel tuo percorso artistico?
AT: La musica fa parte di me da sempre. Sono figlio di un insegnante di musica, per cui è nel mio D.N.A. Ho ascoltato di tutto e ascolto quasi tutto. Ovviamente prediligo il genere metal (in molte varianti), la musica classica e le colonne sonore. Artisticamente sono stato pesantemente influenzato e “temprato” dai Rhapsody, come già detto in precedenza, ma penso di essere stato “forgiato” dagli Iron Maiden, ascoltati e visti per la prima volta all’età di otto anni in una VHS del World Slavery Tour.
TM: Per chi si approccia adesso al tuo progetto Arcane Tales, quale album suggeriresti di ascoltare ritenendolo migliore degli altri e per quale motivo?
AT: Ardua risposta. Ovviamente, i primi album sono un po’ “macchiati” da una produzione non all’altezza dei brani proposti (e ce ne sono di veramente belli, a cui sono molto legato). Credo che l’album che ha davvero segnato una svolta per me e per il progetto sia stato Steel, Fire and Magic del 2022. Naturalmente, Ancestral War è quello della maturità compositiva e, soprattutto, quello che ha una produzione migliore.
TM: Se invece dovessi scegliere un pezzo di Arcane Tales a cui sei particolarmente affezionato, a quale ti riferiresti e perché?
AT: Altra risposta difficilissima. Sono legato morbosamente ad ogni brano, sarebbe come scegliere tra figli, non si può.
TM: Il tuo è un progetto prettamente da studio, ci sarà mai l’occasione di vedere gli Arcane Tales dal vivo come una band vera e propria?
AT: Sì, il mio è e resterà un progetto da studio, proprio perché questa è la dimensione più consona e adatta al sottoscritto. Riesco a dare il meglio di me su disco e voglio continuare a lavorare sodo per ottenere sempre più risultati migliori in termini di produzione.
TM: Sei ospite sull’ultimo EP degli Asterise, come sei entrato in contatto con Bartlomiej Mezynski e ci sarà qualche altra occasione in tal senso in futuro che puoi svelarci?
AT: Sono stato contattato da Bartlomiej per entrare a far parte di un progetto (sempre da studio) che vedrà impegnati oltre noi due, altri talentuosi musicisti e cantanti della scena underground internazionale: Rodrigo Espinosa, Garrett Campbell e Brieuc De Groof. Il monicker che abbiamo scelto è Universal Unity e affronterà tematiche sull’universo. Ovviamente ognuno di noi proporrà canzoni nel proprio e unico stile, ma non mancheranno le collaborazioni tra di noi ad arricchire svariate parti di questi brani. Siamo ormai in fase di decollo, molto presto ci saranno novità.
TM: Una domanda classica che mi piace sempre porre alla prima intervista. Se dovessi scegliere tre dischi per te fondamentali, quali sceglieresti e quale importanza hanno per te?
AT: Symphony of Enchanted Lands dei Rhapsody (1° posto), Powerslave degli Iron Maiden (2° posto) e Image and Words dei Dream Theater (3° posto). Ciascuno di questi tre album, anche se in maniera differente, mi ha “formato” musicalmente.
TM: Sono ormai tanti anni che sei sulla scena metal, se un giovane musicista ti chiedesse un consiglio, cosa gli risponderesti?
AT: Gli direi di mettere cuore e passione oltre alla mera tecnica, sembra che il mondo se ne sia dimenticato. Gli direi soprattutto di fare musica per divertirsi e di divertirsi facendo musica. L’andazzo è abbastanza preoccupante, purtroppo, dato che ormai con l’intelligenza artificiale si è arrivasti anche a bypassare la fase più bella di tutto il processo creativo.
TM: Credo di aver approfittato anche troppo della tua pazienza e disponibilità, ti ringrazio ancora e lascio, come consuetudine, un ultimo spazio a tua completa disposizione per un messaggio ai fans di Arcane Tales ed ai lettori di truemetal.it
AT: Grazie a voi per il vostro tempo, è stato un vero piacere ed onore. Chiunque voglia approfondire la conoscenza del mio progetto può visitare le mie pagine social, il mio canale Youtube, Bandcamp e quant’altro. Sono sempre a disposizione. Grazie mille per il vostro supporto e alla prossima!
