Recensione: Nemesis

Di Daniele D'Adamo - 10 Aprile 2026 - 11:00
Nemesis
Band: Frontside
Etichetta: Massacre Records
Genere: Metalcore 
Anno: 2026
Nazione:
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75

I Frontside, gruppo sconosciuto ai più, provengono dalla Polonia. Death metal, quindi? Black? No: metalcore. Di stretta derivazione hardcore. Addolcito, quest’ultimo, mediante un po’ di melodia. Scorrendo le note biografiche, poi, si scopre che “Nemesis“, il nuovo full-length, è il decimo di una carriera cominciata nel 1993.

Il precedente album, “Prawie martwy”, risale al 2018, per cui ci sono voluti otto anni per forgiare i solchi del disco, peraltro con l’aiuto del nuovo vocalist Wojciech “Mollie” Moliński. Otto anni in cui lo stile dei Nostri ha subito una bella rispolverata per adattarlo ai moderni dettami dei generi *-core. Operazione che può dirsi perfettamente riuscita poiché, ora, consente di affrontare tranquillamente il mercato internazionale, tant’è che a portare avanti la gestione di “Nemesis” è nientepopodimeno che la Massacre Records.

La quale, a fronte di una decennale esperienza in materia, non si è affatto sbagliata nel mettere sotto contratto il combo di Sosnowiec. Occorre prendere atto, infatti, per prima cosa, che i cinque musicisti sono tecnicamente ben preparati, coesi, compatti nel proporre un suono maturo, adulto, professionale. Suono i cui stilemi di base assommano i retaggi tipologici degli anni novanta, cementati al flavour del metalcore targato 2026.

Il risultato conduce ai piedi di un poderoso wall of sound, massiccio, la cui struttura portante deve l’origine al lavoro incessante delle chitarre di Mariusz “Demon” Dzwonek e Dariusz “Daron” Kupis, instancabili nel produrre riff compatti ma agili, tali da segare le ossa come quelli del thrash – e di ciò non ci si deve stupire. Il rifferama non è per niente semplice, e la sua complessità è un’altra prova della bravura dei due axeman, abili, anche, a maneggiare con cura i segmenti in cui saettano gli assoli.

Tornando a Moliński, non si può che apprezzare il suo modo di interpretare le linee vocali con delle harsh vocals tinte di growling, molto aggressive, scabre. Cui si aggiungono improvvisi quanto clamorosi ritornelli ultra-melodici che spezzano letteralmente in due i timpani di chi ascolta; come accade, per esempio, nelle impronunciabili “To wszystko co masz” e “Na krawędzi“. È qui che sprizzano le scintille derivanti dall’attrito che si genera a causa dell’antitesi classica fra la potenza della musica e la melodiosa leggiadria dei cori.

I cinque polacchi, però, non sono solo questo. La lisergica cantilena intitolata “Wejdź prosto w nowy system“, sebbene ai primi passaggi risulti… antipatica e riottosa, a poco a poco svela, di nuovo, la loro preparazione artistica, coinvolgente, stavolta, un assolo di sassofono (sic!).

Messa da parte questa anomalia compositiva, il resto delle canzoni si mostra totalmente obbediente agli ordini impartiti dal compositore principale, e cioè Dzwonek. Creando, in tal modo, uno stile parecchio personale, che stacca dalla moltitudine di act che praticano lo stesso genere. Delle solide fondamenta, in sostanza, sulle quali erigere la struttura musicale e quindi i brani, al contrario ben diversi gli uni dagli altri. Si veda “Chaosu nastał czas“, furibondo assalto all’arma bianca spinta nelle carni dalla forza dei blast-beats eiettati dal drumming di Tomasz “Toma” Ochab. Aiutato, com’è giusto che sia, dal supplemento di energia liberato dal basso di Wojciech Nowak. Se infine si pone l’attenzione sulla cadenzata “Sztylet, brzytwa, hak i sznur“, dall’incedere possente e spacca colli, benché intervallata da un chorus parecchio orecchiabile, si giunge alla conclusione che in “Nemesis” non manchi praticamente nulla.

L’opera, difatti, è completa in tutte le sue parti, svelando un carattere caleidoscopico che tuttavia non cambia al mutare delle condizioni al contorno. Con che, non resta che rendere onore ai Frontside per la loro passione, tenacia, attaccamento alla maglia e, nondimeno, bravura a tutto tondo.

Daniele “dani66” D’Adamo

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