Recensione: Dancing in the Fire [Reissue]

Di Stefano Ricetti - 2 Aprile 2026 - 7:30
Dancing in the Fire [Reissue]
Band: Cronos
Genere: Heavy 
Anno: 2026
Nazione:
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66

C’erano una volta i Venom.

I “veri” Venom, per molti solamente quelli con Cronos al basso e alla voce, Mantas alla chitarra e Abaddon alla batteria.

Tre figuri di Newcastle che nei prima anni Ottanta decodificarono le regole del rumore fatto musica, lungo tre album epocali più uno successivo così così.

Gente alla quale l’ampia definizione Nwobhm, calderone nel quale vennero incardinati, è stata sempre stretta e nella quel mai si sono riconosciuti.

Fuoco e fiamme per un lustro abbondante e poi, come capita spesso per le belle cose, tutto crollò e i tre pard presero strade diverse.

Senza entrare troppo nello specifico, per non dilungarsi oltremodo, basti sapere che il buon Conrad Lant, detto Cronos, bassista e cantante classe 1963, allestì una nuova band a proprio nome e fece uscire due album all’inizio degli anni Novanta: Dancing in the Fire e Rock ‘N’ Roll Disease, entrambi sotto la fedele Neat Records.

Raccolti al proprio capezzale James Clare e Mike Hickey alle chitarre e Chris Patterson alla batteria, Cronos confezionò poco meno di quaranta minuti di musica dentro gli undici pezzi che vanno a costituire Dancing in the Fire, disco del 1990 che viene riproposto come ristampa quest’anno dalla Dissonance Productions, una sussidiaria della Cherry Red Records.

Un line-up di rispetto, quella della band, dal momento che sia Clare (ex Tank) che Hickey (poi nei Cathedral) facevano parte dei Venom di Calm Before the Storm del 1987.

Ad accompagnare il prodotto un libretto di dodici pagine con molte foto, copertine di riviste, locandine di concerti, pass e una lunga intervista al chitarrista James Clare che, incalzato dalle domande di Darren Sadler ripercorre abbondantemente quel periodo sciorinando anche curiosi aneddoti.

Musicalmente il disco si pone alcuni passi dietro ai Venom, la violenza sprigionata dentro Dancing in the Fire, seppur presente, è imparagonabile a quella espressa su Black Metal. L’unico addentello alla band madre è costituito da una cover senza infamia e senza lode di “At War with Satan”, posta in chiusura del disco. L’altra cover presente è “Bad Reputation” dei Thin Lizzy.

Per il resto le coordinate del gruppo inglese si muovono attraverso sfuriate di puro Speed Metal “Fantasia”, “Speedball” e momenti di classico heavy metal robusto “Terrorize”, “Painkiller”, “Old Enough To Bleed”. Non mancano nemmeno gli addentelli all’hard rock, precisamente nella title track e nellaVanhaleniana Bodytrap”.

Cronos, a differenza che con i Venom, qui si sforza di cantare, non di grugnire, con risultati passabili, tenendo conto che madre natura non gli ha reso disponibili le corde vocali educate di un David Coverdale, ad esempio. Sentirlo alle prese con la ballad “My Girl” rasenta quasi l’incredibile, per colui il quale si era definito Rabid Captor of Bestial Malevolence.

Evidentemente anche i Démoni hanno un cuore…

 

 

Stefano “Steven Rich” Ricetti    

 

 

 

 

 

 

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