Intervista Von Groove (Mladen Alexander)

A più di vent’anni dall’ultimo capitolo discografico, i canadesi Von Groove tornano in azione con “Born To Rock”, nuovo album in uscita proprio oggi, 15 maggio, per Frontiers Music, data in cui la band riappare ufficialmente dopo un lungo silenzio. Un nome che nei primi anni ’90 si era ritagliato un posto speciale nel cuore degli appassionati di melodic hard rock, grazie soprattutto all’omonimo debutto del 1992, oggi considerato un piccolo classico di culto.
Per l’occasione, Truemetal.it ha scambiato quattro chiacchiere con Mladen Alexander: ne è nata una conversazione a tutto campo sul ritorno in studio, sull’equilibrio fra impatto hard rock e sensibilità AOR, sul senso di pubblicare un album “classico” nel 2026 e sulle prospettive future della band.

Intervista a cura di Fabio Vellata
Ciao Mladen, sono Fabio Vellata di Truemetal: benvenuto sulle nostre pagine. È davvero un piacere ritrovare i Von Groove e poter parlare con te di questo rientro in grande stile e del nuovo album “Born To Rock”, in uscita il 15 maggio per Frontiers Music. Dopo oltre vent’anni di silenzio discografico, la curiosità e le aspettative sono piuttosto alte, quindi direi di andare subito al cuore della questione.
Partiamo dall’oggi: “Born To Rock” segna il vostro ritorno in studio dopo più di due decenni di silenzio, con la line-up classica di nuovo riunita. Che cosa vi ha fatto dire, una volta per tutte: “ok, adesso è davvero il momento di tornare”?»
In realtà quella chimica non è mai davvero scomparsa. È stata la vita a portarci, per un po’, su strade diverse. In tutti questi anni siamo rimasti attivi nella musica: produzione, songwriting, tour, progetti differenti… ma con i Von Groove è sempre rimasta la sensazione di qualcosa di irrisolto. I fan continuavano a scriverci da ogni parte del mondo chiedendoci quando saremmo tornati e, quando Frontiers ci ha proposto di ristampare l’intero catalogo aggiungendo anche un nuovo album, non ci abbiamo pensato due volte. Nel momento in cui abbiamo ricominciato a lavorare insieme, la scintilla è scattata subito. Non è sembrata una cosa forzata o solo nostalgica: era qualcosa di autentico. I brani hanno iniziato a nascere in modo naturale e ci siamo resi conto molto presto che non sarebbe stato un semplice “reunion album” tanto per esserci. Avevamo davvero qualcosa di nuovo da dire. È lì che abbiamo capito che il momento giusto era finalmente arrivato.
Il titolo è decisamente programmatico: “Born To Rock”. Quando siete rientrati in sala prove per lavorare sui primi brani nuovi, avete subito avuto la sensazione di essere di nuovo quella band che, nei primi anni Novanta, stava facendo rumore sulla scena melodic hard rock canadese, oppure c’è voluto un po’ di tempo e di rodaggio per ritrovare quella chimica?
Sorprendentemente, è successo tutto molto in fretta. Non abbiamo nemmeno sentito il bisogno di “provare” in senso tradizionale: ci siamo buttati subito a scrivere e registrare. Dopo poche canzoni c’è stato proprio quel momento di “wow… eccola!”. La magia era ancora lì e tutto è riaffiorato in modo naturale. Certo, oggi siamo più grandi e, si spera, anche più maturi come musicisti e autori, ma il DNA dei Von Groove è rimasto intatto. Allo stesso tempo non volevamo limitarci a rifare il 1992: l’idea era catturare lo spirito di quell’epoca portandoci dentro l’esperienza accumulata in oltre vent’anni. Quindi la chimica è tornata subito, ma lo sguardo con cui affrontiamo la musica è decisamente più maturo.
Rispetto al vostro esordio del 1992, prodotto da Richie Zito e ancora oggi considerato un piccolo classico del genere, quanto ha pesato, nel mettervi a scrivere nuovo materiale, la consapevolezza di avere alle spalle un album così amato? Avete mai sentito la tentazione di “competere” con quel disco?»
Un disco del genere non puoi semplicemente metterlo tra parentesi, perché è diventato una parte importante della nostra identità. Siamo estremamente orgogliosi del fatto che, dopo tutti questi anni, se ne parli ancora con tanta passione. Però fin dall’inizio abbiamo deciso consapevolmente di non metterci in competizione con il debutto e di non inseguire il passato. Quando provi troppo a ricreare “il fulmine nella bottiglia”, finisci per perdere la magia. Ci siamo concentrati sullo scrivere canzoni che fossero oneste rispetto a quello che siamo oggi. Paradossalmente, smettendo di preoccuparci dei paragoni, lo spirito dei Von Groove “classici” è rientrato da solo nelle nuove canzoni.

La title track “Born To Rock” è stato il primo brano presentato al pubblico, con tanto di video ufficiale. È un manifesto in piena regola: riff immediato, ritornello da cantare a squarciagola, chorus da pugni alzati in aria e una produzione molto moderna che però resta fedele ai vostri marchi di fabbrica. Come è nata e perché avete scelto proprio questa canzone per aprire le danze?
“Born To Rock” racchiude davvero l’essenza di tutto il nuovo album. Il riff ha quella tipica energia hard rock, e il ritornello ha proprio l’impatto di un inno. A livello di testi parla di passione, di resistenza, del restare fedeli a quello che sei a prescindere dal tempo che passa o dalle mode che cambiano: “La musica non è quello che facciamo, è quello che siamo”. Appena abbiamo finito il brano ci siamo guardati e abbiamo pensato: “Ecco, è questo!”. Era la canzone perfetta per riportare i Von Groove sulla scena, perché racconta esattamente cosa rappresenta questa band: grandi melodie, hook immediati, groove, cuore e atteggiamento. In più abbiamo inserito, in coda, il ritornello del nostro primissimo singolo “Once Is Not Enough”, come omaggio al passato e piccolo regalo ai fan della prima ora.
Guardando la tracklist colpisce molto l’alternanza tra episodi più adrenalinici, come “Fearless”, “Adrenaline” o “Undefeated”, e momenti più melodici come “Angela” o “Always Endlessly”. Quanto era importante per voi mantenere quell’equilibrio tra impatto hard rock e sensibilità AOR che ha sempre definito il vostro sound?
Quell’equilibrio per i Von Groove è fondamentale. Abbiamo sempre amato i riff potenti e i pezzi rock più tirati, ma la melodia è da sempre al centro di quello che facciamo. Siamo cresciuti ascoltando band capaci di colpirti duro in un brano e, subito dopo, trascinarti dentro qualcosa di molto più emotivo. Per noi un album deve essere un viaggio: se ogni pezzo è a tutta velocità, perdi completamente la dinamica. I momenti più melodici servono a creare contrasto e a dare respiro, valorizzando ancora di più i brani più pesanti. Luce e ombra, un pugno in un guanto di velluto: quel contrasto è una parte enorme della nostra identità.
Molti fan vi associano a un’epoca ben precisa: quella in cui band come Damn Yankees, Tyketto, Bad English e simili dominavano la scena melodic hard rock. Oggi lo scenario è cambiato, le uscite sono infinite e il pubblico è molto frammentato. Vi siete mai chiesti che senso possa avere, nel 2026, un disco di hard rock “classico” come il vostro, e che tipo di ascoltatore immaginate dall’altra parte?
Certo, il mondo della musica è cambiato in modo radicale. Allo stesso tempo, però, le grandi canzoni continuano a parlare alle persone. Melodia, emozione, capacità di suonare e autenticità non passano mai davvero di moda. Non stiamo cercando di inseguire le tendenze o di reinventarci a tutti i costi per rientrare in ciò che è “attuale”. Abbiamo fatto il disco che noi per primi avevamo voglia di ascoltare. La cosa interessante è che non sono solo i fan storici a riallacciare i rapporti con la band, ma ci sono anche ascoltatori più giovani che stanno scoprendo ora il melodic hard rock. C’è qualcosa di senza tempo nella musica suonata e cantata con onestà e convinzione.
Nel comunicato stampa questo viene presentato come un vero e proprio ritorno dei Von Groove, non come un esercizio nostalgico estemporaneo. Quanto era importante per voi tre riunirvi come una vera band – con Mladen, Michael e Matthew di nuovo fianco a fianco – invece di limitarvi a qualche brano sparso o a collaborazioni “di comodo”?
Era fondamentale. Non volevamo che tutto questo desse l’idea di un side project o di una reunion tanto per fare. I Von Groove sono sempre stati, prima di tutto, la chimica fra noi tre. Volevamo fare un vero album come una vera band, proprio come agli inizi, con tutta la collaborazione, l’entusiasmo e, perché no, anche il caos che ne consegue. È quello che dà vita alla musica. I fan percepiscono subito quando qualcosa è genuino.
Durante i lunghi anni di stop, ognuno di voi ha portato avanti progetti e collaborazioni di primo piano, anche al di fuori dell’ambito strettamente hard rock. Quanto di queste esperienze parallele è confluito – magari in modo più sottile – nelle canzoni di “Born To Rock”? C’è un brano, in particolare, che considerate il “figlio” più diretto dei vostri percorsi individuali?
Credo che tutte queste esperienze abbiano inevitabilmente plasmato il disco. Negli anni abbiamo lavorato ai progetti più disparati, dal pop al rock, fino a film e televisione, collaborando con artisti diversi e con stili di scrittura e produzione differenti: tutto questo allarga il tuo vocabolario musicale. Pur essendo un album saldamente ancorato al melodic hard rock, in “Born To Rock” c’è una certa raffinatezza negli arrangiamenti e nella produzione che arriva proprio da quel bagaglio. Un brano come “Heart Of Forgiveness” è un ottimo esempio di come abbiamo incanalato le influenze e le esperienze degli ultimi vent’anni all’interno di questo lavoro.
“Undefeated” è stato presentato come una sorta di biglietto da visita del vostro ritorno, con un titolo che suona quasi come una dichiarazione d’intenti: non siete stati sconfitti dal tempo, dalle mode, dai gusti che cambiano. Vi sentite davvero “undefeated” come band e che cosa significa, per voi oggi, quella parola?
Per noi “Undefeated” riassume il nostro modo di guardare non solo alla musica, ma alla vita in generale. Non significa che tutto sia stato facile o che sia andato sempre per il verso giusto. Significa che quando vieni buttato giù, ti rialzi, ti scrolli la polvere di dosso e vai avanti. Superi rovesci, cambiamenti, delusioni senza perdere lo spirito e la passione per la musica. In questo senso sì, i Von Groove si sentono “imbattuti”: siamo ancora qui, continuiamo a creare, a credere in questa musica dopo tutti questi anni.

Una canzone che mi ha colpito in particolare è “Do It All Over Again”, perché ha un tiro e un tipo di armonizzazioni vocali che riportano subito alla mente il lato più melodico e da “arena” dei Def Leppard. È venuta fuori così in modo del tutto naturale, semplicemente perché quel tipo di sound è nel vostro DNA, oppure è uno di quei casi in cui vi siete detti apertamente “facciamo qualcosa alla Def Leppard”?»
È successo decisamente in modo naturale. Siamo tutti cresciuti con quei grandi dischi di melodic rock in cui i ritornelli sembravano più grandi della vita. I Def Leppard e Mutt Lange sono maestri assoluti di quello stile, quindi è probabile che quell’influenza sia annidata da qualche parte nel nostro DNA, che ci pensiamo consapevolmente o meno. Ma non è stato qualcosa di calcolato: non ci siamo seduti al tavolo dicendo “adesso scriviamo un pezzo alla Def Leppard”. È stato più un seguire l’energia della canzone e lasciare che quelle armonie vocali stratificate e quei hook enormi si sviluppassero in modo organico.
Se torni con la memoria ai primi giorni dei Von Groove, quando il debutto iniziava a circolare e venivate accostati a nomi pesanti della scena, che cosa diresti oggi a quei tre ragazzi che eravate allora? E, al contrario, che cosa pensate direbbero loro se potessero ascoltare “Born To Rock” per la prima volta, dall’inizio alla fine?
Credo che diremmo a quei ragazzi di godersi di più il viaggio e di preoccuparsi un po’ meno di tutta la parte “industria”. All’epoca tutto sembrava di un’urgenza assoluta: hai l’impressione che il successo o il fallimento si giochino in un attimo, mentre in realtà la musica e la creatività sono percorsi lunghi. E, onestamente, penso che quelle versioni più giovani di noi sarebbero piuttosto entusiaste ad ascoltare “Born To Rock”. Riconoscerebbero la stessa passione e lo stesso spirito nella musica, ma sentirebbero anche una band cresciuta, musicalmente ed emotivamente.
Parliamo del suono: la produzione del nuovo album è nitida, potente, molto contemporanea, ma non sacrifica quel calore e quella spontaneità così tipici dei vostri primi lavori. Come avete lavorato, in studio, per trovare il giusto equilibrio tra un feel fresco, al passo coi tempi, e la fedeltà alla vostra identità storica?
Per noi questo equilibrio era fondamentale. Volevamo che il disco suonasse grande e contemporaneo, ma senza perdere il calore, il groove e quelle piccole imperfezioni che rendono il rock davvero vivo. Molto si gioca sulle performance e sul feel. Prima ci siamo concentrati sulla scrittura, poi sul catturare l’emozione in studio e, solo alla fine, su un mix moderno che preservasse il meglio di ciò che eravamo, inserendolo però in una cornice sonora attuale.
Chiudiamo guardando al futuro: “Born To Rock” è il punto finale di un lungo silenzio o il primo mattone di un nuovo capitolo per i Von Groove? Dobbiamo aspettarci attività live, magari qualche data selezionata in Europa, o avete già del nuovo materiale che scalpita per venire alla luce?
Per noi questo è decisamente l’inizio di un nuovo capitolo, non la fine di qualcosa. Le reazioni, finora, sono state estremamente incoraggianti e hanno riacceso l’entusiasmo all’interno della band. Vogliamo assolutamente portare queste canzoni sul palco e ritrovare il contatto diretto con i fan. L’Europa è sempre stata un posto speciale per il melodic hard rock, quindi ci piacerebbe davvero riuscire a concretizzare anche questo aspetto. E, dal punto di vista creativo, una volta rimessi in moto, le idee non si sono più fermate. Quindi sì, si parla sia di concerti sia di nuovo materiale.
Fabio, grazie di cuore per le domande così curate e per l’incredibile supporto. Per noi significa moltissimo sapere che, dopo tutti questi anni, c’è ancora chi tiene a questa band e a questo stile di musica. Siamo estremamente orgogliosi di “Born To Rock” e non vediamo l’ora che tutti possano ascoltare l’album per intero. Speriamo davvero di vedervi presto in Europa!
Un saluto dai Von Groove, Michael, Matthew e Mladen.
