Recensione: In Verses
Dopo più di dieci anni dal precedente studio album tornano i Karnivool, band di culto del nuovissimo continente. Se Asymmetry è un album labirintico e Sound Awake un viaggio celestiale, In Verses si posiziona come l’album della maturità assoluta. È un disco che non cerca di impressionare con la sola complessità, ma con una profondità emotiva e una produzione (curata ancora una volta da Forrester Savell) che definire cristallina è riduttivo.
L’album dura circa sessanta minuti e si ascolta come un’unica, grande narrazione. Il suono è più dinamico, con un uso magistrale dei silenzi e delle trame ambient che esplodono in riff monumentali. Le chitarre lavorano per sottrazione, creando intrecci quasi ipnotici prima di colpire con la solita potenza. Sembra, infine, che il tempo non sia passato per Ian Kenny, la sua voce è il filo conduttore che rende accessibili anche i passaggi più intricati.
Veniamo alla tracklist. L’album si apre con un opener di rara potenza ed efficacia: “Ghost” è una sfuriata djent da cui è difficile uscire indenni. Le sferzate delle chitarre droppate si sposano perfettamente con le linee vocali in clean di Ian Kenny e il risultato è un sound vicino a quello dei cugini Haken (quelli di “Taurus” per intenderci). I Karnivool riescono a riproporre il loro caos sonoro lucido e controllato, usando in modo sapiente le dinamiche e in questo sono degni eredi degli Opeth.
“Aozora” è uno dei momenti migliori del disco. Ispirata al concetto giapponese di “cielo blu”, è un pezzo frenetico che parla di libertà e fuga, con un grande lavoro di Steve Judd alla batteria. “Reanimation” è il primo brano dei Karnivool che include un ospite solista, niente meno che il sommo Guthrie Govan che regala un assolo stellare perfettamente integrato nel sound degli australiani.
La chiusura dell’album è quasi commovente. “Opal” e “Salva” sono due brani dal forte impatto emotivo e lasciano l’ascoltatore in uno stato di catarsi totale.
Volendo fare un bilancio finale dell’album, In Verses è un potenziale instant classic. Non tenta di essere un nuovo Sound Awake, ma ne recupera il respiro epico fondendolo con la sperimentazione più intricata. Suona potente ma allo stesso tempo risulta curato nei dettagli e catchy.
Li aspettiamo al Live Music Club di Trezzo sull’Adda, a inizio maggio per un grande concerto (gli Intervals saranno il gruppo spalla).
ps la versione rimasterizzata di “All It Takes” (uscita originariamente come singolo nel 2021) acquista qui tutto un altro senso all’interno della scaletta e merita un ascolto attento.

