Recensione: Dead To Rights

Di Manuel Gregorin - 10 Aprile 2026 - 10:00
Dead To Rights
Band: Metal Church
Etichetta: Rat Pak Records
Genere: Heavy  Thrash 
Anno: 2026
Nazione:
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84

Nuovo album, nuova formazione, ma la consistenza non cambia! Così possiamo sintetizzare il come back discografico degli inossidabili Metal Church, la chiesa di metallo guidata dal reverendo (non Marilyn Manson) Kurdt Vanderhoof. Un ritorno della compagine statunitense che avrà fatto tirare un mezzo sospiro di sollievo a più di qualcuno, viste le recenti vicissitudini che parevano gettare nuove ombre sul futuro della band. Dopo i buoni riscontri del precedente lavoro “Congregation of Annihilation”, infatti, i Metal Church si sono visti costretti ad annullare il tour a causa di alcuni problemi alla schiena del leader Vanderhoof, una grana quella capitata al chitarrista, che, se non risolta, avrebbe potuto seriamente mettere la parola fine alla carriera della storica formazione. Un rischio, quest’ultimo, che era già stato corso in seguito alla dipartita del vocalist Mike Howe, avvenuta nel 2021, e pareva ora ripetersi in seguito a questa nuova tegola caduta sulla testa della band.
Ma Vanderhoof è uno della vecchia guardia, si piega ma non si spezza. Così dopo un periodo di cure, seguito da un po’ di riposo per rimettersi in sesto, a novembre 2025 annuncia che i Metal Church sono pronti per tornare con alcune importanti novità. Fuori Marc Lopes, Steve Unger e Stet Howland per lasciare spazio ad una formazione nuova di zecca che pare avere tutti i requisiti di un supergruppo: ecco così arrivare il batterista Ken Mary, noto per aver prestato i suoi servizi presso nomi come Alice Cooper, Fifth Angel, TKO, House Of Lord e Flotsam And Jetsam. Alla voce troviamo Brian Allen, distintosi sugli album “Razorback Killers” ed “Electric Punishment” dei Vicious Rumors oltre che sull’ultima fatica discografica dei Trauma. Infine, al basso viene reclutato nientepopodimeno che David Ellefson, che dopo essere stato silurato da Dave Mustaine al grido di: “Non voglio sporcaccioni nei Megadeth”, prova ora a riprendersi la sua rivincita nei Metal Church.
Registrato presso gli Planet-Z Studios ed edito dalla Rat Pak Records, il nuovo “Dead To Rights” esce il 10 aprile 2026, annunciandosi come un’opera che potrebbe suscitare grandi aspettative in una parte di pubblico, ma anche insinuare qualche piccolo dubbio in un’altra. Cambiare in un colpo solo tre quinti di una formazione che aveva dimostrato di funzionare bene, realizzando quel rullo compressore di “Congregation of Annihilation” poteva rivelarsi un azzardo; anche coinvolgendo nomi di un certo prestigio, c’era il rischio di perdere la chimica che si era creata in occasione del precedente capitolo. Quindi non erano in pochi quelli a chiedersi se il mastermind della band avesse scelto con cura i membri per la nuova incarnazione della sua creatura, o se si sarebbe ritrovato con i pezzi del puzzle che non combaciano.
Vanderhoof però è una vecchia volpe della scena metal, ed ha provveduto a stroncare ogni dubbio sul nascere: in contemporanea alla presentazione dei nuovi Metal Church, ha reso disponibile il primo singolo “F.A.F.O”, un’autentica killer song, un potente anticipo che funge da incoraggiante biglietto da visita per il nuovo album.
“Dead To Rights” infatti, si presenta fin da subito come un lavoro compatto e di spessore, dimostrando che il combo di Aberdeen non ha perso il suo smalto nemmeno con l’ennesima rivoluzione della line-up. Già la opening track “Brainwash Game” mette subito le carte in tavola con un letale speed/thrash, evidenziando l’irruenza e la cattiveria con cui la band ha firmato le sue produzioni migliori, senza dimenticare una giusta dose di melodia. Le chitarre di Vanderhoof e Van Zandt lavorano in perfetta sintonia, trovando sempre le soluzioni ideali e riuscendo a costruire una rete di riff ed assoli ottimale per le scorribande vocali di Brian Allen. Il vocalist, dal canto suo, si dimostra la scelta più adatta per il suo ruolo, riuscendo a sopperire al secondo cambio di cantante in pochi anni nel migliore dei modi.
Meno irruenta ma ugualmente armata di ruvidità la title track, un monolitico tempo medio che esplode in un minaccioso ritornello. “Deep Cover Shakedown” è un altro mid tempo costruito su un riff di chitarra dritto come una fucilata, mentre la galoppante “Heaven Knows (Slip Away)” sembra un palese invito all’headbanging.
Come ogni buon disco dei Metal Church, anche “Dead To Rights” viaggia spaziando tra US power, thrash vecchia scuola e roccioso heavy classico. Non manca poi un certo retrogusto hard rock, che comunque non ammorbidisce i brani, dandogli anzi un tocco di colore in più. Anche gli assoli di chitarra sono sempre ben studiati ed eseguiti con buongusto, senza mai risultare scontati o monotoni. L’intera band si destreggia con abilità, grazie anche al meticoloso songwriting di Vanderhoof; unico autore dei brani, il quale ha saputo cucire su misura ogni parte per i singoli componenti.
Particolarmente riuscita “Feet To The Fire”, in cui Brian Allen si cimenta in un’interpretazione lirica dalle sfumature oscure. Nel finale poi troviamo un ammaliante intermezzo tenebroso.
Senza concedere tregua, i Metal Church colpiscono ancora con l’affilata “The Show”. Il pezzo cambia poi volto, immergendosi in un passaggio atmosferico con la chitarra pulita accompagnata da dei ricami di basso, fino a tornare a decollare nuovamente con le note del assolo da Rick Van Zandt.
La nuova formazione pare proprio funzionare bene, tutti i nuovi innesti si dimostrano all’altezza della situazione, con David Ellefson che figura un po’ come l’osservato speciale. Dopo essere stato per anni la colonna vertebrale della ritmica dei Megadeth, Ellefson ora porta la sua esperienza ed il suo tocco in questa nuova avventura, dimostrandosi molto a suo agio nel eseguire le composizioni coriacee uscite dalla penna di Vanderhoof.
Su “Wasted Time” e “No Memory” i Metal Church svelano il loro lato più melodico, con Brian Allen che mette un po’ da parte i vocalizzi al vetriolo a favore di un’interpretazione più pulita.
Rimane il tempo per la conclusiva “My Wrath”, traccia che amalgama l’irruenza dello speed metal con qualche spruzzata di hard rock.
“Dead To Rights” ci consegna una band in ottima forma: superati gli acciacchi fisici, Kurdt Vanderhoof è tornato in pista nel migliore dei modi con una squadra di prim’ordine ed un album di quelli che non le manda di certo a dire. Un disco che si posiziona sulla scia positiva del precedente lavoro, confermando come la band, paia vivere una seconda giovinezza artistica, dimostrando a quarant’anni dal esordio, di avere ancora molto da dire. E noi restiamo fiduciosi in ascolto.

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