Recensione: Phoenix

Di Manuel Gregorin - 24 Aprile 2026 - 11:30
Phoenix
Band: Xtasy
Etichetta: Art of Melody Music
Genere: Hard Rock 
Anno: 2026
Nazione:
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78

Fra i nomi più promettenti usciti della scena iberica, sono sicuramente da menzionare questi Xtasy, formazione nata nel 2011 a Pamplona ed autrice di un metal/hard rock che si ispira agli anni 80 ma che guarda anche alla corrente melodica più contemporanea. Dopo l’esordio nel 2014 con l’EP “Stronger” ed il successivo full length “Revolution”, il gruppo ha intrapreso un percorso di crescita costante che li ha portati ad affermarsi in varie nazioni Europee ed in Giappone. Una scalata costruita, un passo alla volta e rafforzata nel corso degli anni con numerose esibizioni su svariati palchi, e culminata con la pubblicazione nel 2023 di “Live of the Storm”, doppio album dal vivo che vede gli Xtasy portare on stage i propri cavalli di battaglia.
Nel 2025 la band rinnova la line-up con l’innesto di una nuova sezione ritmica, composta dal bassista David Zarzosa e dal batterista Javi Herrero, che si uniscono alla vocalist Silvia Idoate ed ai chitarristi Jorge Olloqui e Carles Salse. Con questo assetto, il quintetto spagnolo è pronto al ritorno con il nuovo album “Phoenix”, in uscita il 10 aprile 2026 sotto l’egida della Art Of Melody Music/Burning Minds Music Group. Per l’occasione, Silvia Idoate e soci hanno potuto contare sulla collaborazione con Erik Mårtensson (Eclipse), il quale, oltre a curare la produzione, ha contribuito al songwriting infondendo al disco un certo retrogusto che fa riferimento alla scuola scandinava.

Tastiere dalle sonorità gelide introducono “Too Late”: il brano, dopo un incipit dal sapore sinfonico, evolve in un solido hard rock che fa partire il disco con la giusta verve, oltre che a scaldare i motori per la successiva “Can’t Get Enough”, pezzo trascinante che fa centro fin dal primo ascolto. Grazie a melodie accattivanti impreziosite da ammiccanti ricami di tastiere, la traccia può candidarsi come una delle composizioni di punta di questo lavoro. Il livello si mantiene elevato con l’energica ”If I Fall”, dove Silvia Idoate sfoggia una prova vocale di grande carattere, a cui fa da contrappunto la più riflessiva “Good Enough”.

Il disco scorre molto bene senza particolari cali di tensione, merito anche della regia di Erik Mårtensson: il produttore ha saputo limare le incertezze degli esordi, indirizzando la band sui binari giusti e infondendo quella marcia in più necessaria per fare la differenza.
Gli Xtasy continuano a muoversi in equilibrio tra l’hard rock americano e il melodic metal europeo, alternando composizioni solari e vivaci a momenti più introspettivi. Se “No One Like You” punta a vincere facilmente facendo ricorso ad elementi già noti ma sempre efficaci, “Time We Won’t Forget” prova a volgere lo sguardo verso altri lidi cercando un approccio più austero.
La produzione pulita dona al disco un tono elegante, esaltando canzoni costruite su strutture corali. Riff diretti e melodie trascinanti, sono i punti di forza di questo lavoro, conferendo ai brani la carica di veri inni rock che si fissano immediatamente nella memoria e nelle orecchie dell’ascoltatore. La seducente “We Live and Die for Rock ‘n Roll” è un tempo medio costruito su melodie accattivanti, arricchito da coretti un po’ ruffiani ma che saranno sicuramente micidiali nel coinvolgere il pubblico durante le esibizioni dal vivo. Il numero delle battute aumenta con la solare “Carry On”, brano che strizza l’occhio ad una certa corrente di power melodico, mentre “Save Me” svela una facciata più crepuscolare andando a ricamare delle suadenti melodie nostalgiche. Chiude il disco “One Heart, One Fire”, una traccia dal taglio radiofonico che, con il suo carattere nordeuropeo, tradisce lo zampino di Mårtensson in fase di scrittura.

Con “Phoenix” gli Xtasy dimostrano di aver raggiunto un buon livello di maturità. Il disco scorre in modo fluido riuscendo a catturare l’attenzione dell’ascoltatore fino all’ultima traccia. Una formula semplice ma di sicuro impatto che proietta la band della Navarra fra le realtà più promettenti del metal melodico. Un disco da ascoltare in leggerezza come sottofondo ideale per le assolate giornate dell’estate ormai prossima. E se dovesse piovere? Poco male, “Phoenix” può essere adatto anche per ravvivare eventuali pomeriggi uggiosi, mattinate autunnali e gelide serate di gennaio. Non c’è che dire: veramente un disco per ogni stagione.

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