Recensione: The Ghost of a Future Dead
Ci sono delle recensioni che non vorresti mai scrivere, e questa è una di quelle.
Il 16 settembre 2025 fu una data infausta per tutti gli amanti di un certo tipo di sonorità: venne comunicata da David Isberg la morte di Tomas Lindberg a causa del carcinoma adenoidocitico contro cui combatteva da due anni. Nonostante la malattia, Tompa riuscì, il giorno prima di un intervento importante che gli avrebbe interdetto il canto, a registrare tutte le linee vocali di quello che sarebbe diventato il nuovo album degli At The Gates.
Avete mai pianto ascoltando un disco death metal?
The Ghost of a Future Dead è un pugno allo stomaco, che mette ko l’ascoltatore già dalle prime battute. Lo sguardo rimane incerto tra il vuoto e il tasto play e, quando uno crede di essere pronto per l’ascolto scopre poi che così pronto non è. E non lo si è mai.
Artisticamente l’opera mette da parte tutte le velleità sperimentali del precedente The Nightmare of Being e il songwriting torna ben saldo nelle mani dei fratelli Björler, complice il ritorno di Anders in formazione, che va a sostituire Jonas Stålhammar. Sono undici i brani proposti, più un breve intermezzo strumentale, Förgängligheten, che si colloca appena prima della conclusiva Black Hole Emission. Si torna quindi al sound classico degli At The Gates con un’opera cupa e oscura; un disco molto diretto e violento, efferato e necessario. Tornare indietro non sempre paga, ma qui bisogna fare un’eccezione: nonostante sia un disco speciale per ovvi motivi, The Ghost of a Future Dead è comunque un ottimo lavoro e siamo certi che girerà parecchio nei vostri lettori. Una delle punte di diamante dell’opera è proprio il songwriting, che qui appare snello e comunque appagante; solo due brani su dodici superano i quattro minuti e l’essere concreti andando dritto al punto non stanca praticamente mai garantendo un’ottima longevità.
La prestazione di Tompa è commovente ed è il canto del cigno di una persona che ha dato tutto nonostante la malattia, senza risparmiarsi.
The Ghost of a Future Dead sancisce quindi la ripresa in mano delle redini del discorso da parte di chi un certo sound l’ha inventato e insegnato al mondo ma è anche un testamento, l’ultimo lascito di quello che non solo era uno dei migliori cantanti death metal esistenti ma probabilmente IL cantante death metal, per quel che riguarda le derive più melodiche e drammatiche.
Grazie di tutto, Tompa, riposa in pace.
We are blind to the worlds within us
Waiting to be born





