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Live report: Myrath + Roses of Thieves @ Revolver Club, San Donà di Piave (Ve), 22/04/2026

Di Marco Donè - 25 Aprile 2026 - 9:13
Live report: Myrath + Roses of Thieves @ Revolver Club, San Donà di Piave (Ve), 22/04/2026

Live report: Myrath + Roses of Thieves @ Revolver Club, San Donà di Piave (Ve), 22/04/2026

Mercoledì 22 aprile 2026. Una data cerchiata di rosso da molti appassionati di musica dura, soprattutto da chi ricerca qualità ed emozioni. Sì, perché i tunisini Myrath – a neanche un mese dall’uscita del nuovo lavoro “Wilderness of Mirrors” – fanno tappa in Italia, al Revolver Club di San Donà di Piave. La serata in provincia di Venezia è il primo appuntamento di un trittico italico in cui i Myrath sono pronti a divulgare il proprio verbo. Un evento imperdibile, caratterizzato da aspettative elevatissime. D’altronde, il valore dei cinque musicisti è innegabile, così come l’altissimo livello delle pubblicazioni del combo tunisino. Noi di Truemetal.it non potevamo certo mancare. Ci siamo quindi diretti al Revolver Club di San Donà di Piave, pronti a vivere la nuova calata italica di Zaher Zorgati e compagni.

 

 

Live report a cura di Marco Donè

 

Arriviamo al Revolver Club attorno alle 20:10. Incontriamo un sacco di facce note, immancabili quando l’asticella della qualità raggiunge livelli importanti. Ci prendiamo una birra e iniziamo a scambiare quattro chiacchiere, esponendo e ascoltando le aspettative sulla serata. Il dialogo si fa sempre più serrato quando le luci si spengono e dalle casse dell’impianto parte l’intro dei Roses of Thieves, la band ungherese che accompagna i Myrath in questa tournée.

ROSES OF THIEVES

Puntuali come un orologio svizzero, alle 20:30 i Roses of Thieves fanno il loro ingresso in scena. Il locale si sta piano piano popolando, ma sotto il palco troviamo già un cospicuo numero di metalhead, pronti a gustarsi lo show. Come molti dei presenti, anche noi non conoscevamo la formazione ungherese e la curiosità è davvero tanta. Partiti un po’ in sordina e penalizzati da suoni migliorabili, i Roses of Thieves regalano una prova convincente, capace di conquistare l’intero Revolver Club. Il loro sound è un mix di power, folk e pop, caratterizzato da un grande impatto melodico, in cui si inseriscono aperture di fisarmonica e violino, capaci di fare breccia tra il pubblico. La platea risponde alla grande e supporta con partecipazione la prova del sestetto ungherese. Assistiamo a continui battiti di mani ritmati e ogniqualvolta la cantante Ivett Dudás ne chieda la partecipazione, il Revolver Club fa sentire la propria voce. È bellissimo vedere come i Roses of Thieves non siano sul palco solo per suonare: prima di tutto vogliono divertirsi. Proprio questo approccio trasmette energie positive ai presenti, che risultano ormai in pugno alla compagine di Budapest. È la carismatica e bravissima Ivett Dudás a condurre la scena: la sua voce, le sue movenze, le sue danze risultano ipnotiche e catalizzano l’attenzione del pubblico. La scaletta della serata poggia in particolare sull’ultimo lavoro “Demons Ascend” e quando i Nostri lasciano partire la loro rivisitazione di ‘Boys – Summetime Love’ il clamore è totale. Sono le 21:10 quando i Roses of Thieves, sulle note di ‘Bye Bye Bye’ degli NSYNC, salutano un Revolver Club entusiasta. Sebbene i suoni abbiano penalizzato chitarra e basso, mettendo in primo piano violino e basi, la prova dei Roses of Thieves è promossa a pieni voti. E vedere come il pubblico prenda d’assalto il banchetto merch a fine show è un chiaro segno di quanto Ivett e compagni abbiano fatto colpo. Inizio di serata accattivante.

Setlist:

Fend off the Dark
Be the Captain
Synonym for Blasphemy
White Wolf
Not Your Fate
Boys – Summertime Love (Sabrina Salerno cover)
Blunderbuss
Keep the Night Inside
Can’t Look Back
Once Upon a Time
Taste of Freedom
Hymn of Hell
Not Your Fate

MYRATH

Sono le 21:50 quando le luci del Revolver Club si spengono nuovamente. Dalle casse dell’impianto parte l’intro di ‘The Funeral’ e i Myrath, uno alla volta, entrano in scena. L’ultimo è ovviamente Zaher Zorgati, che inizia a cantare quando è ancora sulle scale che collegano il backstage al palco. Il pubblico è già fuori di sé e accoglie la band con un battito di mani ritmato. Per essere un mercoledì sera, la platea regala un’affluenza interessante. Certo, per un evento di tale portata ci saremmo aspettati una risposta maggiore dal Nord-Est metallico, ma il trasporto e l’enfasi con cui i presenti vivono lo show fanno subito capire che tipo di serata ci apprestiamo a vivere. D’altronde, quando sul palco salgono dei musicisti spaventosi come i Myrath, lo spettacolo raggiunge livelli qualitativi elevatissimi, così come pathos e adrenalina. I suoni risultano curati fin dalle prime battute e mettono in evidenza il basso martellante di Anis Jouini, che pulsa direttamente nello sterno. Se negli ultimi lavori dei Myrath le tastiere tendono a emergere rispetto agli altri strumenti, dal vivo si rivelano invece più amalgamate, lasciando campo libero a un Zaher Zorgati semplicemente strepitoso. Il cantante è il valore aggiunto della formazione tunisina, un musicista capace di donare quel qualcosa in più a ogni singolo pezzo. Tecnico, espressivo, caldo: la sua prova è stellare. Se a questo aggiungiamo che Zaher si diverte a dialogare con il pubblico sia in inglese che in italiano, possiamo facilmente comprendere come abbia conquistato il Revolver Club in pochi minuti. Impressionante Malek Ben Arbia che, pur avendone le capacità, decide di non strafare e restare al servizio della canzone. In questo modo, il chitarrista sfoggia un tocco estremamente pulito, elegante e caldo. Berthet, alla batteria, è la solita macchina da guerra. Precisione e dinamica sono le sue peculiarità, e ogni colpo dato alle pelli si rivela un’autentica frustata, garantendo potenza e tiro. Da sottolineare che Berthet si esibisce mascherato, avvolto in un velo nero che gli riduce la visuale. Una scelta che rende la sua prestazione ancora più degna di nota. Ma i Myrath non si limitano a un’esecuzione maniacale; tengono il palco con esperienza, mettendo a segno una presenza scenica efficace. Non possono poi mancare i richiami alla tradizione e alla cultura magrebina. Aspetti che ritroviamo nelle vesti dei cinque musicisti e, soprattutto, nell’ingresso in scena di una danzatrice, pronta a interpretare alla perfezione le varie anime delle canzoni. La danzatrice sale sul palco durante ‘Dance’, ‘Into the Light’, ‘Tales from the Sands’ e ‘Beyond the Stars’. Si presenta con ripetuti cambi d’abito, fino a entrare in scena con delle bandiere (‘Tales from the Sands’, n.d.a.) e con una spada poggiata di taglio sulla testa, in perfetto equilibrio (‘Beyond the Stars’, n.d.a.). Ci ritroviamo così coinvolti in un vero e proprio viaggio, immersi in una cultura diversa e affascinante. C’è poco da aggiungere: stiamo vivendo una serata indimenticabile. Per quanto riguarda la scaletta, i Myrath pescano a piene mani dall’ultima fatica, “Wilderness of Mirrors”. Sono ben otto i pezzi proposti dal lavoro del 2026. Da sottolineare che i nuovi brani risultino molto più efficaci dal vivo che su disco. L’accoglienza del pubblico, pronto a cantarne ogni singola parola, evidenzia proprio questo aspetto. Non possono ovviamente mancare i classici del passato, come ‘No Holding Back’, ‘Endure the Silence’, ‘Born to Survive’ e le già citate ‘Dance’, ‘Tales from the Sands’ e ‘Beyond the Stars’. Dispiace non aver ascoltato ‘Mercyless Time’, ma la serata ha offerto davvero tanta qualità. Colpisce la presenza di un solo brano da “Karma”, nello specifico ‘Into the Light’. Forse un segnale della debolezza del disco pubblicato nel 2024. ‘Into the Light’ ci regala però un assolo spettacolare di Codfert, che lascia esterrefatti molti tastieristi presenti in sala. Bellissima la scelta di portare sul palco Ivett Dudás, dei Roses of Thieves, per duettare in ‘Until the End’, aumentando l’impatto emotivo della serata. Il nostro racconto si avvia verso le battute conclusive dello show e proprio in questo momento ci troviamo immersi in un passaggio toccante. Durante la presentazione di ‘Les Enfants du soleil’, Zorgati – visibilmente emozionato – si sofferma a rendere omaggio a tutti i morti avvenuti a causa delle guerre. Cita Gaza, l’Ucraina, il Libano e tante altre nazioni coinvolte nell’orrore della guerra. Il pubblico lo accompagna con un lungo e sostenuto applauso. Dopo ‘Les Enfants du soleil’, i Myrath si ritirano nel backstage. Parte subito ‘Jasmin’, con il rientro in scena di Morgan Berthet. Il batterista regala un assolo elegante e poi detta l’attacco della splendida e immortale ‘Believer’, canzone con cui i Myrath, accompagnati dalla danzatrice, salutano un Revolver Club in totale visibilio. La band tunisina ringrazia il pubblico, che omaggia i propri beniamini. Il saluto finale avviene con la classica foto dal palco. Prestazione monumentale.

Setlist:

The Funeral
Born to Survive
Dance
Until the End
Into the Light
The Clown
Through the Seasons
Tales of the Sands
Still the Dawn Will Come
Breathing Near the Roar
Endure the Silence
Beyond the Stars
No Holding Back
Soul of My Soul
Les Enfants du soleil
Jasmin
Believer

CONCLUSIONI

Serata stellare quella vissuta al Revolver Club di San Donà di Piave. Abbiamo avuto modo di conoscere una nuova, interessante band come i Roses of Thieves e abbiamo ricevuto l’ennesima conferma del valore dei Myrath. I commenti a fine concerto, le facce soddisfatte dei fan, l’assalto ai banchetti del merch: tutto racconta il successo dell’evento. Come osservato in sede di analisi, ci saremmo aspettati una risposta maggiore dagli appassionati del Nord-Est, ma il pubblico presente non ha risparmiato energie per supportare i propri beniamini. Un evento che rimarrà impresso nella memoria per molto, molto tempo.

Marco Donè