Recensione: Dark Waters

Di Ninni Cangiano - 17 Maggio 2026 - 8:01
Dark Waters
Band: Konquest
Etichetta: No Remorse
Genere: Heavy 
Anno: 2026
Nazione:
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66

Il progetto Konquest fa capo al polistrumentista toscano Alex Rossi che si occupa sostanzialmente di tutto: suonare, cantare e persino registrare questo terzo album della carriera intitolato “Dark Waters”, uscito a fine aprile per la greca No Remorse Records. Solo il mastering e la realizzazione dell’artwork  sono appannaggio di altre persone, nello specifico rispettivamente Arthur Rizk e l’artista Zeero. Il full-length è composto da 8 brani per una durata totale di poco inferiore ai 42 minuti ed è sostanzialmente un concept che ruota attorno al desiderio del protagonista del silenzio e della quiete che raggiunge solo quando la mente ed i pensieri si arrendono; a questa maniera la mente viaggia attraverso il tempo ed i miti, confrontando ciò che è riuscito a fare con le varie occasioni mancate. Si tratta insomma di testi profondi, che parlano di introspezione e fantasie, dedicati a coloro che si sentono schiacciati dalle proprie emozioni, ma che ancora osano immaginare un’altra occasione. Ma veniamo alla musica. Per chi non conoscesse i Konquest, il sound è un heavy metal ispirato alla scena degli anni ’80, con qualche tocco epic e qualcosa di power, ma fondamentalmente quel buon vecchio heavy metal che ci fa sbattere il capoccione, soprattutto se si è un po’ “meno giovani”, come lo è questo recensore. In primis quello che colpisce è la registrazione “old-style” che penalizza alquanto il basso (troppo in sottofondo e sommerso nell’impasto sonoro) e soprattutto la batteria, con quel fastidioso effetto tipo “fustino del detersivo” sul rullante, reso fin troppo secco. La voce di Alex Rossi poi non è questo portento ed appare evidente che madre natura non è stata tanto generosa con il nostro musicista (c’è comunque tanto di peggio in giro, sia chiaro!), tanto che ritengo la canzone migliore dell’album quella spettacolare “The Giant” che è l’unica strumentale della tracklist, in cui il nostro musicista dà sfoggio della sua abilità alla chitarra. Già, la chitarra è lo strumento principale nel sound targato Konquest ed è evidente che Alex ci sa fare eccome, dato che le parti soliste sono davvero di gusto e ben fatte! Ascoltare e riascoltare questo LP non è stato complicato e sicuramente è stato piacevole, dato che ci sono diverse canzoni valide, oltre alla già citata strumentale “The Giant”; si potrebbe partire dalla title-track “Dark Waters”, scelta anche per la realizzazione di un lyric-video.

 

Ma come non citare la suite conclusiva “Kubla Khan (A Vision In A Dream)” evidentemente fortemente ispirata agli Iron Maiden? Oppure la ruffiana e quasi hard rocheggiante “Man With A Stone”, così come anche l’ottima “Mindwanderer”, traccia scelta per un altro lyric-video e la tosta “Over The Edge”. Inutile accennare ad argomenti come originalità ed innovazione, dato che appare evidente come Alex Rossi con il suo progetto Konquest non miri a tali concetti, ma suoni solo e soltanto per la sua passione ed il suo amore verso queste sonorità, forse un po’ vintage, ma sicuramente coinvolgenti. “Dark Waters” ha dei difetti (principalmente dovuti alla produzione non perfetta) e non ha alcuna possibilità di passare alla storia dell’heavy metal, ma consente ad ogni buon trve defender di trascorrere un po’ di tempo della sua vita ascoltando della musica piacevole e composta con perizia e passione. E del resto noi vecchi metallari è proprio questo che cerchiamo…

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