Recensione: Life
Dietro alla sigla G.Y.U Experiment vi è Gianluca Uccheddu, chitarrista di una delle band simbolo dell’heavy metal italiano, i Fil di Ferro di Michele De Rosa. Con loro militò per sette anni, incidendo il disco It’s Always Time nel 2012.
La sua entrata nel gruppo non avvenne in modo casuale, nel 2009. Uccheddu, infatti, dopo anni di autodidatta con la chitarra classica, iniziò a prendere lezioni, sempre di chitarra, da Miky Fiorito, storica ascia dei Fil di Ferro. Nel momento in cui quest’ultimo si concesse un periodo di stacco, Uccheddu subentrò al suo posto.
Ci sono momenti nella carriera di un musicista ove si sente l’esigenza di tradurre le emozioni di una vita dentro un qualcosa di tangibile e duraturo. Gianluca “Yes” Uccheddu, classe 1971, lo ha fatto con Life, Cd griffato Metal Zone Italia oggetto della recensione. Un lavoro contenente quattordici pezzi per poco più di un’ora di ascolto. Ad accompagnarlo un booklet di sedici pagine con tutti i testi, le note tecniche e una foto dello stesso Uccheddu nell’ultima facciata.
G.Y.U Experiment nasce come un progetto solista con l’intenzione di divenire una band vera e propria. Al disco hanno collaborato Andrea Oldano (basso), Simona Manno (voce), Jessica Pignataro (voce), Carlos Cantatore (batteria), Nadir Bertone (batteria) e Max Trabucco (Mixing & Mastering). Per quanto concerne invece la formazione che si esibirà in ambito live essa si compone di Gianluca Yes Uccheddu (chitarra-voce), Simona Manno (voce), Agostino Iania (chitarra), Andrea Oldano (basso) e Carlos Cantatore (batteria).
Come facilmente intuibile Life si risolve in un disco poggiante sulla chitarra e sui riff, benché il team principal del progetto si conceda le lead vocal in ben quattro tracce. La miscela musicale utilizzata dalla premiata ditta Uccheddu & Co. si compone di un hard rock di stampo robusto tracimante nell’heavy metal solo al bisogno. “House of Fire” è un omaggio a degli altri grandi del Metallo italiano quali i Vanexa, “Tearless Weeping” arriva diretta al cuore nella sua semplicità ipnotica vagamente Pink Floyd, la band viceversa mostra i muscoli dentro “I Want to Fly” e “Every Day” mentre “Young Night” risulta figlia diretta del periodo Nwobhm. Capitolo a sé ‘’Goodbye my Friends’’, semi strumentale dedicata dalla band a persone care scomparse (Erminio, Sandro, Roberto) e suonata da Uccheddu con la chitarra Ferrarotti che gli regalò suo padre a quindici anni. Toccante il lento “Shell”, con una profonda Jessica Pignataro dietro al microfono. In generale va sottolineato che ci vogliono più e più passate per poter entrare in piena sintonia con il cantato femminile espresso sul disco sia da Simona Manno che dalla sopraccitata Pignataro.
Per chiudere, risulta doveroso riportare il testo ufficiale speso per la presentazione del lavoro:
Life è un diario musicale che attraversa le stagioni dell’anima: dolore, rabbia, amore, perdita, sogno, consapevolezza. Ogni brano è una stanza emotiva, ogni nota è una confessione. Non c’è una morale imposta, ma una verità vissuta. Il protagonista non cerca salvezza, ma comprensione. E quel respiro finale, suonato al pianoforte, è il segno che si può continuare. Che si può vivere, ricordare, e lasciare tracce
Stefano “Steven Rich” Ricetti
