Recensione: UMA-Bot4
Enio Nicolini, nonostante costituisca uno dei duri e puri del Metallo Italiano, grazie alla militanza negli Unreal Terror – è fra i fondatori del gruppo – e nei The Black di Marius Donati (Mario “The Black “Di Donato) non smette di sperimentare.
Non che si sia dato alla Trap o alla Techno, sia ben chiaro, le sue incursioni permangono nel grande cerchio dell’Acciaio fatto musica ma da qualche tempo a questa parte ha preso le distanze dalla scuola heavy metal classica, che lo aveva accompagnato felicemente fino a qualche lustro addietro.
Massimo rispetto.
Così come massimo rispetto meritano quei gruppi che rimangono fedeli alla linea per tutta la vita.
Nicolini è artista curioso, che soffre se imprigionato dentro quella gabbia mentale che sottotraccia ne determinerebbe le scelte.
Negli ultimi anni, fra Akron, Sloe Gin e The Otron ha pubblicato album di sicuro valore nei quali il power chord del suo basso ha dettato le linee guida ma giocoforza indigesti a quella frangia di pubblico che vorrebbe l’HM sempre uguale a sé stesso,
Questo 2026 ci consegna UMA-Bot4, un Ep di cinque canzoni, non più sotto il moniker The Otron come Suitcase Man dello scorso anno ma semplicemente come Enio Nicolini.
Così come specificato in sede di presentazione, il lavoro griffato The Triad Records – con il supporto promozionale della Hellbones Records – affronta, nei testi e nelle intenzioni l’intelligenza artificiale e quelli che sono e potrebbero divenire i suoi effetti nei confronti dell’uomo. Il prodotto, racchiuso in un digipak, non si accompagna ad alcun booklet ma all’interno delle due facciate centrali riporta una foto della band e le note tecniche di rito. Non sono viceversa presenti i testi dei vari brani.
Alla voce vi si trova un’altra vecchia triglia dell’Acciaio Italiano di nome Maurizio Bidoli e di soprannome “Angus”. Un personaggio che, come Nicolini, non ha mai mollato di un millimetro, la cui fede non ha mai vacillato e di battaglie nella guerra dei watt ne ha portate avanti a gogò. Il resto della formazione schiera Former Lee Worm ai synth e alle varie diavolerie elettroniche e Luca Nicolucci alla batteria programmata.
Musicalmente UMA-Bot4 risulta spiazzante, come da copione. Nicolini e i suoi pard perpetuano il cammino iniziato con le band sopraccitate non appartenenti in senso stretto al filone heavy metal nella sua accezione tradizionalista.
La pesantezza del basso di Nicolini è garantita lungo tutta la durata del disco, Bidoli fa il suo in modalità alcoolica robotica e il resto dei componenti fornisce quella dose di sintetico che evidentemente UMA-Bot4 richiede. Nessuna chitarra presente, come da tradizione. Pezzi ostici, intricati, a pieno servizio della tematica trattata. “Find Yourself” la traccia che chiude l’Ep è quella maggiormente fruibile, proprio perché più vicina a una struttura classica.
Dopo svariate passate cresce la convinzione che, tenendo conto che si sono pubblicati già alcuni album in piena libertà compositiva strafregandosene del giudizio altrui – legittimamente, of course! – probabilmente oggidì si dovrebbe puntare più sull’effetto-canzone, ossia allestire brani, seppur nel solco della sperimentazione, che riescano ad acchiappare, a far sì che in automatico, dopo la fruizione, sorga irrefrenabile la voglia di tornare indietro e ridare “play”.
Stefano “Steven Rich” Ricetti
