Recensione: The Moth

Di Gianluca Fontanesi - 28 Maggio 2026 - 0:34
The Moth
Etichetta: Inside Out
Genere: Progressive 
Anno: 2026
Nazione:
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87

La vita spesso è fatta di attese. Possono essere economiche, lavorative, logistiche, sportive e ovviamente musicali. Nel corso degli anni il numero di persone in attesa dell’accensione di una lampadina in quel di Vancouver sono aumentate sempre di più e, dopo ben dieci anni, finalmente The Moth è tra noi. Tutto questo malloppo dovrebbe far parte di una trilogia iniziata con Powernerd e che vedrà la conclusione col successivo Axolotl, che è stato preannunciato come il capitolo più strano e sperimentale del lotto.

Sua Magnificenza Devin Garrett Townsend torna in pompa magna con un progetto gargantuesco e che entrerà nel cuore dei fan in un amen. Se il concepimento stenografico di Powernerd aveva lasciato l’amaro in bocca praticamente a tutti, The Moth rispetta al 100% la bipolarità dell’autore rivelandosi imprescindibile e un’eccellenza a livello qualitativo.

L’opera è divisa in ben 24 tracce, ma consigliamo la fruizione come se fosse un unico monolite: non ci sono canzoni vere e proprie qui, è un unica grande storia e, come dice lo stesso Devin, The Moth è un’esperienza altamente cinematografica, dove l’ascoltatore può indossare le cuffie e iniziare a vedere immagini nella propria mente.

Musicalmente si tratta di un disco orchestrale con la presenza della band; chi è un culture della sterminata discografia di Devin si troverà fin dalle prime note nel solito eccentrico luna park. Non ci sono pause tra le tracce; solo una breve parentesi ambient chiamata Intermission posta più o meno a metà. The Moth non è l’espressione massima del Townsend-pensiero ma ne è sicuramente un Bignami prodotto a regola d’arte. Tutte le soluzioni che negli anni Devin ha sperimentato, qui sono presenti e brillano di luce propria. Ci sono momenti altissimi e in alcuni frangenti scende anche la lacrimuccia; nella seconda parte, più oscura, c’è anche qualche sprazzo di metal che mai male non fa,

Difficile, anzi, impossibile andare più a fondo con le parole; è nella natura stessa dell’opera non avere punti di riferimento tranne alcune riprese di temi qua e là. Che disco sarebbe poi senza Anneke? Nonostante la fuoriuscita dalla formaldeide dei The Gathering, il sodalizio con Devin è più forte che mai e dura ormai da diciassette lunghi anni. La cantante è sempre la ciliegina sulla torta, si sposa alla perfezione con la proposta musicale ed è anche piuttosto versatile.

The Moth si è fatto attendere tantissimo ma è tutto ripagato. L’opera è un vero e proprio trionfo ed un serissimo candidato come miglior disco di questo 2026 ancora parco di alti livelli. A voler guardare il pelo nell’uovo, la seconda parte cala leggermente rispetto alla prima ma, in più di un’ora di minutaggio, la cosa appare quasi fisiologica.

Quasi indispensabile in questo caso la versione in earbook che, oltre a contenere l’opera normale e solo orchestrale in due dischi distinti, offre il cd e il blu ray col concerto di Groningen insieme alla North Netherlands Symphony Orchestra, un must.

Siete ancora qua? Procuratevi questo disco, direttamente e senza passare dal via. La lampadina a Vancouver si è accesa ancora una volta e il Re è tornato.

 

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