Recensione Libro: “Solo Ozzy” (Ozzy Osbourne)

Titolo: Solo Ozzy
Autore: Ken Paisli
Formato: 13×21
Pagine: 200
ISBN: 9788889966-12-9
Prezzo: 14,00 €
Editore: Chinaski Edizioni www.chinaski-edizioni.com
L’ultima recensione di un libro su Truemetal in questo 2007 tocca a Solo Ozzy, che di sicuro non passerà alla storia per la miglior copertina dell’anno, tanto per usare un eufemismo, di Ken Paisli. Si tratta di un’opera strana e controversa, scritta da un personaggio atipico, che si definisce il nuovo re del “gonzo journalism”. In carriera ha già pubblicato Presunta Adduzione, Guns N’Roses the Truth e Michael Jackson Dossier, il resoconto del processo occorso alla popstar americana.
L’autore ha 38 anni, vive fra Dublino e Auckland, non rilascia interviste e non va alla presentazione dei propri libri, questo almeno è quanto scritto in coda a Solo Ozzy. L’opera di traduzione dall’inglese è stata sapientemente effettuata da Silvia Compalati Iazzini e Fabrizio Battaglia. Durante la lettura ho maturato questa personalissima sensazione: il libro, più che una trasposizione di un qualcosa di già esistente nella lingua madre di Paisli, pare paradossalmente scritto direttamente da un italiano per degli italiani. Molte infatti risultano essere le situazioni nelle quali il Nostro paese viene chiamato in causa, non ultimo quando l’autore assiste al concerto di Ozzy al Gods of Metal di quest’anno, a Milano.
Solo Ozzy ripercorre la carriera del Madman senza che vi sia mai un intervento ufficiale del fondatore dei Black Sabbath. In pratica si tratta di un interessante excursus della Sua vita che scorre fra dichiarazioni ufficiali, rumors vari e voli letterari dell’autore, che simpaticamente di volta in volta recensisce gli album dei Sabbath e di Mr.Osbourne. La lettura scorre piacevolmente, senza dubbio, ma spesso mi sono posto un interrogativo di questo tipo: un libro siffatto poteva tranquillamente essere stato concepito da chiunque di Noi fosse attento raccoglitore di tutto quanto riguarda Ozzy e in possesso di un Italiano degno di finire in libreria. Proprio per questo non regge assolutamente il confronto con reali monumenti biografici come The Dirt (Motley Crue), White Line Fever (Motorhead) e Never Surrender (Saxon).
Solo Ozzy è tutto fuorché convenzionale. Il proprio anticonformismo viene espletato fin dal linguaggio, una sorta di slang giovanile a mo’ di “Italian Cockney” che susciterà più di qualche perplessità fra i puristi e non solo. Va però sottolineato che le volgarità sono quasi sempre ben calibrate e, se prese per il verso giusto, suscitano il più delle volte ilarità piuttosto che disgusto. Tralascio poi di citare gli errori di battuta e gli strafalcioni su nomi di persone e titoli delle canzoni, che fanno parte a loro modo di pubblicazioni assolutamente non mainstream come questa.
Si parte dai sobborghi di Birmingham, quindi dalla nascita dei Black Sabbath e si finisce con la recensione di Black Rain, uscito quest’anno, argutamente intervallata da saggi consigli ecologisti dell’autore. A tal proposito mi permetto di citare uno di questi slogan che ho particolarmente gradito: “Velocità è la parola d’ordine ma datemi retta, noi andiamo piano. Rilassiamoci, prendiamoci tempo, godiamoci le cose belle. Ci dicono di correre, produrre, consumare e crepare. Rompiamo il cerchio, inventiamoci nuove priorità, ficchiamoglielo nel c**o il loro ca**o di loop del consumo”
Tornando alla storia, non mancano le rivisitazioni degli episodi chiave del menestrello inglese: la famosa scena del pipistrello, il siparietto con Nikki Sixx dei Moltey Crue, le “gesta” del Madman in preda ai fumi dell’alcool, la droga, gli arresti, le serie televisive The Osbournes passate da MTV e i tira e molla con i Black Sabbath per la reunion definitiva.
A tal proposito John Michael Osbourne detto Ozzy è profetico: “E’ stato un po’ come incontrare una vecchia fidanzata e farci una sveltina giusto in onore dei vecchi tempi, alla fine funziona ma non è più la stessa cosa. Non si può ricreare il passato. No, non si può…”
Solo Ozzy non modifica di una virgola l’idea che ognuno di noi si è fatta del Madman: per molti rimarrà per sempre un povero imbecille in mano all’astuta moglie e manager Sharon da utilizzare al bisogno per spennare i grulli che credono ancora che sia il principe delle tenebre che in realtà non è mai stato. Per tanti altri un personaggio colorato e a tratti carismatico che ha saputo scrivere, nonostante tutto, dell’ottimo heavy metal. La verità, come al solito, probabilmente sta nel mezzo.
Capitolo a parte il discorso Black Sabbath: la band che per esigenze di business si è vista appiccicare addosso l’etichetta di malvagia, pericolosa e cattiva. Per chi scrive Iommi & Co. il 13 febbraio del 1970 hanno fatto la cosa migliore che potessero pensare: fare uscire l’omonimo “Black Sabbath” e dare il via alla musica per la quale tutti noi oggi godiamo, l’heavy metal!
Il “Sabba Nero” è sempre stato velato da un alone di mistero, così come sta accadendo all’autore di Solo Ozzy, tale Ken Paisli…
Stefano “Steven Rich” Ricetti
