Recensione libro: Via Rismondo 117, Milano, Anni ’80, Xerox, Punk e Rabbia

Via Rismondo 117
Milano, Anni ’80: Xerox, Punk e Rabbia
La Storia vera di chi ha dato voce all’invisibile
Un romanzo di Angela Valcavi
Formato 17×24
ISBN 9788885747869
Pagine 448
24 Euro
Via Rismondo 117 parte dalla fine, o quasi, quando due stanze di un’abitazione con una turca in comune sul pianerottolo vengono spodestate dall’arroganza della logica palazzinara che, a braccetto con la politica dominante e i poteri forti di turno – indipendentemente dai colori, of course, semmai servano ancora a qualcosa… – sta trasformando Milano in un posto per ricchi, dove spazio per la gente normale ce n’è sempre meno, figurarsi poi per degli antagonisti. E siamo nel 2005.
Oggi, nel 2026, è sempre più in atto lo stesso fenomeno, secondo il quale la Big City della Lombardia, la capitale economica dell’Italia debba divenire maggiormente attrattiva per l’innesto di grandi capitali, meglio ancora se stranieri e chissenefrega se talvolta probabilmente di dubbia provenienza. Quello che conta è rivalutare, ristrutturare, riqualificare… tre termini dal sapore gentile e solo idealmente volti al miglioramento che nella realtà dei fatti nascondono sfratti esecutivi, mobbing e pesanti minacce per chi non vuol vendere e andarsene fuori dai piedi. Non è più tempo per botteghe di zona e case di ringhiera, ove si parlava il dialetto e vi era un senso di comunità. Che poi tale feroce fenomenologia scateni fortissime tensioni sociali importa poco: i padroni del vapore vivono in superattici, si muovono su mezzi blindati e i loro marmocchi beneficiano di polizie private ovunque si trovino. Le rogne se le gratta chi resta: coloro i quali per forza di cose devono vivere in un ambiente degradato e spesso violento.
Un disegno evidentemente antico, come genesi, con le fondamenta che partono da lontano. Di seguito un indicativo rimando contenuto nel libro oggetto della recensione, più precisamente fra pagina 103 e pagina 104 e notare bene che si parla di un estratto risalente al 1984!
Milano europea. Milano la bastarda. Milano metropoli normalizzata dove la gente è sempre più simile a zombi, dove ciò che ha reale importanza, che è fenomeno di progresso, sono le macchine computer video, dove la condizione per esistere è la spersonalizzazione degli individui
Angela Valcavi, Punk impenitente e antagonista classe 1958, è stata una di quelle che ha sacrificato buona parte della propria esistenza per cercare di cambiare le cose, comprese le avanguardie delle situazioni incresciose elencate sopra. Una persona estremamente vera, di certo un’idealista, che se l’è cavata sempre da sola senza mai navigare nell’oro non potendo fare affidamento sui propri genitori in termini economici.
Via Rismondo 117, come scritto nella presentazione da parte di Interno4 Edizioni, è la sua storia, una storia vera che si legge come un romanzo. I pochi metri quadrati ricompresi fra le due stanze e spicci richiamate a inizio recensione sono stati fucine inesauribili di iniziative e ribollire di incontri, mentre là fuori la metropoli si leccava le ferite degli anni Settanta e si apprestava a divenire moderna, secondo le logiche del business imperante. L’autrice ripercorre fondamentalmente proprio gli anni Ottanta, quelli delle bande giovanili, delle resistenze Punk e delle nuove tendenze identificate dai Paninari, poi ovviamente i metallari – quello fu il decennio d’oro per il genere, senza se e senza ma – i seguaci della new wave, dello Ska, del dark e dell’industrial, i tamarri, i post punk e gli skinhead.
A condurre le danze di chi non voleva conformarsi al sistema la fanzine Fame, poi divenuta Amen per chiudere anni dopo come Informe. Autoproduzione a tutti i costi, autofinanziamento pure, libertà totale di espressione e di contenuti, nessun compromesso. Sorprendente, per certi versi, ritrovare la (stupenda) copertina di Evil Metal dei Death SS come pagina di apertura del numero di esordio di Amen. Nulla a che spartire con l’heavy metal, sia chiaro, a livello di contenuti, venne semplicemente scelta da Angela Valcavi perché fortemente cupa e dissacrante.
Da una parte il Leoncavallo, dall’altra il Virus, in mezzo l’Helter Skelter, enclave del Leonka, uno spazio che i Punk milanesi avevano ottenuto dopo mesi di lotte portate avanti da fatti e non chiacchiere dove vennero organizzati tantissimi concerti; anche il Paul Chain Violet Theatre si esibì fra quelle mura così come gli americani Sonic Youth, che accettarono di suonare in cambio del solo rimborso spese e un posto per dormire in una qualsiasi sistemazione fornita dagli organizzatori o dai fan presenti.
Occupazioni, fasci e compagni, tante musicassette e molti dischi, fogli fotocopiati, slogan, manifestazioni, collage, graffiti, il dilagare dell’eroina frutto di una precisa scelta dei poteri forti, sacchi a pelo, autostop e viaggi all’estero, gli attacchi alla rivista Rockerilla: adrenalina perennemente a mille per un mondo che pareva non finire mai seppur nelle sue contraddizioni.
Poi, come sempre accade nella vita, qualcosa muta, la logica dei duri e puri e incorruttibili vacilla e quando la Rai sgancia qualche milione per un video riguardo una delle tante contestazioni il giocattolino si incrina, così come i rapporti fra i sodali. La cultura alternativa milanese dopo anni rigogliosi pian piano deve fare i conti con il cambio dei tempi: la cementificazione pone fine a luoghi di riferimento e aggregazione, le librerie chiudono – la Calusca l’esempio più eclatante – e nei centri sociali rimasti non si respira più l’aria di un tempo. Al civico di Via Rismondo 77 giunge poi una Raccomandata inaspettata…
Amori, lotte, amicizie, progetti, sogni, utopie e scazzi si fondono dentro le 448 pagine del libro griffato Interno4, un’opera viscerale e autentica con sullo sfondo la malinconia e il groppo in gola causato dalla scomparsa di Luca Rossi.
Stefano “Steven Rich” Ricetti
