Live Report: Obituary a Roncade (TV)

Di - 3 Aprile 2010 - 9:00
Live Report: Obituary a Roncade (TV)

Un veemente urlo di purissimo death floridiano riecheggierà per sempre tra le quattro mura del New Age di Roncade, ‘piccolo locale’ che per l’occasione ha ospitato sul palco un headliner di grande rispetto: gli Obituary. E quale dimensione migliore se non proprio quella del ‘piccolo lcoale’, così come dettava l’underground dei tempi andati in quel di Brandon, in Florida dove il death metal è nato. Ebbene sì, in quegli anni, quando ancora il genere infastidiva i più (ma non tutti…), le giovani leve dell’estremo suonavano in posti dalle dimensioni contenute, dove il contatto tra band e pubblico era un ‘must’ imprescindibile d’ogni show votato al massacro dello stage-diving. Beh, anche questa sera le cose non sono andate diversamente…l’attesa si fa sentire e, mentre i Persefone vendono merchandise, ecco salire sul placo i nostrani Rosae Crucis.

Foto Report a cura di Livio Tomasini
Live Report a cura di Nicola Furlan

Il compito di aprir la serata spetta ai Rosae Crucis, band dedita a un epic metal tinto di tricolore. Il cantato in italiano, e l’aspetto ‘religioso’ con cui il quintetto s’è presentato on-stage, ha lasciato un po’ interdetti i presenti perché, a dirla tutta, i tempi dell’immagine sono passati e la tendenza, oggi come oggi, è quella di focalizzarsi più sull’aspetto musicale. La band ci sa fare, indubbiamente. Su disco, Cialone e compagni se la sono sempre cavata alla grande, un po’ meno sul palco. Poco groove in grado di determinare l’incedere guerrafondaio e troppo poco convincente l’aspetto epico. Onestamente ci si aspettava qualcosa di più.

 

È il momento dei Persefone, band proveniente dall’isolatissima Andorra e autrice di quel (bel) disco intitolato “Core” che, nel 2006, venne pubblicato da Soundholic Records con ben poche velleità, ma che in breve tempo riscosse successi a tutti i livelli. Certo, parliamo sempre di underground ma, alla luce dei fatti constatati a Roncade, il futuro sembra aprire orizzonti ben più ampi di quelli relativi a un mini tour promozionale europeo. La band propone quasi tutti i brani dell’ultima fatica uscita di recente, “Shin Ken”. E lo fa alla grande, con spiccata attitudine live e una precisione esecutiva degna del professionismo.

Il tempo a disposizione, contenuto, è davvero ben investito. Kusanagi, The Endless Path, Fall to Rise e la mini suite Shin-Ken sono il più gustoso companatico che si potesse assaporare prima del piatto forte di serata. L’attitudine progressiva e la spontaneità dei Persefone ha lasciato davvero tutti compiaciuti. L’ascolto denso e articolato, perchè dipinto da un songwriting di tutto rispetto, è stato stemperato dalla proposizione di un divertente medley di Star Wars e, per omaggiare il passato, è stato anche proposto The Whisper of Men, pezzo tratto dal loro disco d’esordio del 2004, “Truth Inside the Shades”. Una prestazione davvero molto convincente.

 

L’ora scocca. L’attesa è alle stelle. Per il pubblico presente è arrivato il momento di farsi valere. Scendono le luci e il massacro ha inzio. Un massacro scandito dai famosi mid tempo che hanno reso celebre il sound dei fratelli Tardy. Il circle pit prende forma sulle note di List of Dead, canzone d’apertura dell’ultimo studio album “Darkest Day”. Certo, non è che questo capitolo abbia poi tanto entusiasmato, però conferma, per l’ennesima volta in ventitre anni, quanto sia ancora frizzante l’attitudine dello storico quintetto floridiano. In particolare sono proprio i fratelli Tardy, John e Donald a trasmettere, con il loro entuasiasmo, la loro vocazione all’estremo. La spontaneità è quella di coloro che sanno d’esser maestri. Infatti il gruppo si esprime ai massimi livelli: sembra proprio di veder on-stage dei ragazzini, segno questo di quanto fu formativa quella scuola così influente per la storia della musica estrema moderna e di cui gli Obituary sono onorevoli portabandiera. Naturalmente non mancano i classici (selezionati con cura per l’occasione)!

Ecco quindi far capolino le varie Chopped in Half, Dying, The End Complete, Final Thoughts, Evil Ways e l’immancabile title track dell’esordio targato 1988, “Slowly We Rot”.
Straordinarie le esibizioni di Ralph Santolla (c’era qualche dubbio?) e di John Tardy per cui il tempo sembra davvero non passare mai, sia per quanto riguarda la capacità di relazionarsi coi presenti, sia per l’inimitabile e immutata timbrica, sempre così gutturale e irruente. Che altro dire: buona parte della storia del death metal deve omaggio a questi straordinari ragazzi. Dir bravi è riduttivo!

 
Setlist:
List of Dead
Blood to Give
On The Floor
Face Your God
Chopped in Half
Turned Inside Out
Dying
Threatening Skies
Dethroned Emperor (cover dei Celtic Frost)
The End Complete
Final Thoughts
Forces Realign
Contrast The Dead
– Drum Solo
– Guitar Solo

Slow Death
Evil Ways
Slowly We Rot