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Bruce Dickinson: parla del nuovo album, “Alcuni brani erano già pronti nel 2014, uno risale a 20 anni fa”

Di Orso Comellini - 18 Gennaio 2024 - 8:04
Bruce Dickinson: parla del nuovo album, “Alcuni brani erano già pronti nel 2014, uno risale a 20 anni fa”

Intervistato sul media brasiliano A Rádio Rock, Bruce Dickinson ha raccontato la genesi del suo nuovo album solista “The Mandrake Project”, che uscirà, lo ricordiamo, il 1 marzo per BMG. Questo il suo racconto:

Nel 2014 stavo lavorando al nuovo album da solista, il seguito di “Tyranny Of Souls”. Che si sarebbe dovuto chiamare “If Eternity Should Fail”. E la title track che ho composto, di cui abbiamo fatto una versione demo, è poi finita sul singolo ‘Afterglow Of Ragnarok’. Sul retro del singolo, in modo che la gente potesse sentire come il brano si è evoluto dal demo alla versione dei Maiden. Dato che è finita nell’album “The Book Of Souls”, ho pensato: “Hmm, oh, bene. Non la userò come title track”. In ogni caso, avevo altri brani su cui stavamo lavorando, con Roy. Poi, alla fine del 2015, mi è stato diagnosticato il cancro alla gola.

[…]

“The Mandrake Project” è una continuazione di quello che avevamo nel 2014. Alcune delle canzoni erano davvero completamente pronte. Voglio dire, ‘Shadow Of The Gods’ era praticamente finita. ‘Sonata (Immortal Beloved)’, l’ultima traccia del disco, ha più di 20 anni. E mi ero persino dimenticato di averla fatta. Era solo una demo. Una sera, al tempo, Roy mi fece ascoltare una jam che aveva fatto. Aveva visto il film “Immortal Beloved”, con Gary Oldman, su Beethoven, e mi disse: “Sai cosa? Ho intenzione di mettere in loop su nastro una piccola parte della sonata ‘Chiaro di luna’ di Beethoven e di suonarci un po’ sopra. Mettere delle tastiere e delle chitarre e creare una specie di vibrazione ambient”. Poco tempo dopo me l’ha fatto ascoltare e mi ha detto: “Che ne pensi di questo?”. E io ho detto: “Oh, sembra davvero un po’ strano. Non so cosa ci canterei sopra. Fammi provare”. Così ci ho provato. Non avevo parole, non avevo melodia, non avevo idea di cosa avrei cantato. Ma ho cantato l’80% di quella canzone, inventata sul momento. Testi, spoken word, tutto. Sono andato semplicemente a ruota libera. Poi me ne sono dimenticato.

Di recente Z mi ha dato del materiale. Mi ha detto: “Ho un sacco di demo qui. Ne ho trovati altri”. E il brano era lì. Leana, mia moglie, l’ha sentito e mi ha chiesto: “Che cos’è?”. E io: “Beh, è solo una demo che abbiamo fatto”. E lei: “È fantastico!”. E io: “Davvero?” E le ho detto: “Non pensi che sia un po’ strano?”. E lei: “No! È fantastico! Devi metterlo nel disco”. Allora ho detto: “Ok. Va bene”. L’abbiamo dovuto riprendere: non c’era una seconda strofa. Perché dopo aver cantato la prima strofa ho pensato: “Wow, suona bene. Oh, c’è il ritornello!”. Ho cantato il ritornello. “Dio, sembra fantastico”. Poi la seconda strofa è continuata e mi sono perso un po’ nei pensieri: “Oh no. Che cosa dico adesso? Oh, c’è il ritornello di nuovo in arrivo”. Quindi abbiamo dovuto comporre la seconda strofa e fare un paio di piccole correzioni. Ma in linea di massima, l’80% di quella registrazione è la prima e l’unica, senza avere nulla di scritto in mano. In effetti, ho dovuto ascoltare la canzone per scrivere il testo. Non l’avevo scritto da nessuna parte. Era semplicemente lì.

Photo Credit: John McMurtrie