Se c’è un’immagine che tutti abbiamo in mente parlando degli Amon Amarth è quella di guerrieri vichinghi possenti, pronti a scatenare tempeste di metallo e a raccontare epopee di sangue, onore e divinità nordiche. Meno scontato, forse, immaginare che dietro i tamburi ci sia un tipo come Jocke: gentile, sorridente, ma anche straordinariamente… essenziale nelle risposte.
Abbiamo avuto il piacere di scambiare qualche chiacchiera con il batterista della band svedese in vista dell’uscita del nuovo album “The Allfather Awakens”, prevista per il 2 ottobre. E se vi aspettavate un fiume in piena di aneddoti, riflessioni filosofiche e dichiarazioni espansive, beh… diciamo che Jocke incarna alla perfezione lo spirito del vero vichingo: uomo d’azione, non di parole. Quando gli chiediamo se è emozionato per il disco, ammette candidamente di non ricordare nemmeno la data di uscita; quando proviamo a scavare nei temi dell’album, ci ricorda gentilmente che quelle sono “domande più adatte al cantante”.
Eppure, proprio in questa schiettezza quasi nordica c’è qualcosa di autentico e coerente con l’identità della band: niente fronzoli, niente pose, solo musica, energia e rispetto per il pubblico. Ne esce un ritratto umano e professionale di un musicista che preferisce lasciare parlare i riff, i tamburi e i palchi stracolmi piuttosto che le grandi dichiarazioni.
Ecco quindi la nostra breve ma intensa chiacchierata con Jocke, tra sessioni di scrittura in tour, visioni d’insieme delegate ai chitarristi, tour preferiti e un sogno nel cassetto: condividere il palco con i DragonForce. Perché anche i vichinghi, ogni tanto, hanno un debole per il power metal più scintillante.
Intervista a cura di Aleksandra Katarina Klepic con la collaborazione di Fabio Vellata.
Ciao, come stai? Piacere di conoscerti! È la mia prima intervista e sono molto molto grata di poterla fare con un artista come te! Spero di porti domande che non ti sono già state fatte per non annoiarti.
Ciao, piacere mio, sto molto bene e sono contento (sorride), chiedimi tutto.
Sei eccitato per l’imminente uscita del disco?
A dire il vero non ricordo nemmeno la data esatta.
Il 2 ottobre, mancano pochi giorni...
Ah, ecco, ti ringrazio. Solitamente non bado alle date o ai dettagli delle mie esibizioni, non mi preparo particolarmente mentalmente per gli eventi, così come nemmeno quando devo esibirmi, vado a farlo e basta… e pare vada bene...
Capisco, allora posso passare direttamente alle domande specifiche relative a “The Allfather Awakens”...
Questo disco è stato creato attraverso un processo meno convenzionale, con la scrittura e la registrazione avvenute in due sessioni distinte mentre la band era ancora in tour. Lavorare in questo modo ha reso l'album più spontaneo o più attento e ponderato?
Forse entrambe le cose, perché quando abbiamo scritto parte dell'album in tournée, non ci siamo semplicemente messi in una stanza per decidere a tavolino come sarebbe stato. È stata piuttosto una sessione di prova per capire cosa volessimo trasmettere con una determinata
sezione o canzone. Alcune parti le abbiamo salvate durante le jam session in tour, mentre altre le abbiamo lasciate da definire o improvvisare in studio, lasciando un margine al caso.
Pensi che questo abbia dato all'album una maggiore concentrazione o ha reso più difficile avere una visione d'insieme durante la creazione?
Per me personalmente è sempre difficile vedere il quadro generale perché sono molto concentrato sull'ideazione di buone parti di batteria o elementi distintivi. Quando sono focalizzato su un singolo brano, faccio molta fatica a capire come sarà l'insieme. A essere onesti, i nostri chitarristi avevano una visione d'insieme molto più chiara della mia.
Gli Amon Amarth sono da sempre legati alla mitologia norrena, esplorando temi come l'eroismo, la violenza, la fede e la perdita della fede. Quale aspetto era più importante portare in primo piano in questo album?
Ad essere sincero, questa è una domanda più adatta al nostro cantante, che scrive i testi...
C'è un'idea particolare dietro l'album che speri gli ascoltatori colgano al di là della sua immediata potenza e aggressività?
Dal mio punto di vista personale, no. Il nostro cantante è il narratore, quindi probabilmente ha un'idea più chiara di quale sia il messaggio effettivo.
Come batterista, come ti sei approcciato nel tradurre in suono il potere simbolico del messaggio dell'album?
Per prima cosa cerco di non esagerare con lo strumento. Il mio obiettivo principale è servire la canzone e i riff, aggiungendo il mio tocco personale senza strafare, altrimenti diventerebbe solo un brano per assolo di batteria.
Non a tutti dispiacerebbe, magari a qualcuno piacerebbe.
Sì, magari a qualcuno sì, ma non per tutto il tempo. Ho sempre molte idee per i brani, ma bisogna ascoltare i testi e sentire la composizione generale. Se un passaggio di batteria sembra molto bello, ma quello è il punto in cui la voce deve emergere, bisogna farsi da parte perché la gente ascolta molto di più il canto che un virtuosismo alla batteria.
Ti sei unito a una band con un'identità dal vivo straordinariamente chiara, con un forte impatto visivo e un gran legame con il pubblico. Qual è l'ingrediente essenziale che trasforma un concerto degli Amon Amarth in qualcosa di più di uno spettacolo metal?
Abbiamo una presenza sul palco molto forte e ci divertiamo davvero a suonare dal vivo. Cerchiamo sempre di mantenere il contatto visivo con il pubblico e di mostrare il nostro apprezzamento. Al di là di tutto ciò che accade sul palco con i Vichinghi e i costumi, le persone
apprezzano il fatto che siamo una band intima che dimostra gratitudine ai fan.
Guardando indietro, cosa ti ha insegnato la band a livello musicale o personale che non ti aspettavi quando ti sei unito?
Ad essere sincero non avevo alcuna aspettativa perché tutto è successo molto velocemente. Dopo qualche audizione e un breve tour promozionale, siamo partiti subito per un tour di otto settimane negli Stati Uniti e poi per i festival estivi, quindi mi sono abituato molto in fretta.
Quali band ti piacerebbe invitare a condividere il palco con gli Amon Amarth in futuro e perché?
I DragonForce, perché spaccano! Sarebbe un gran contrasto ed è probabilmente la mia band preferita di sempre. Sarebbe bello passare del tempo insieme con una bella atmosfera, anche se musicalmente potrebbe non coordinarsi alla perfezione. Se dovessi scegliere un gruppo più
affine musicalmente, mi piacerebbe fare un tour in Europa con gli Amorphis, perché il loro stile melodico e pesante si adatta molto bene.
Preferisci i tour europei rispetto a quelli americani?
Mi piace molto suonare negli Stati Uniti, ma l'Europa è più vicina a casa e ci si sente più a proprio agio.
Pensi che gli europei siano più in sintonia con la mitologia presente nella vostra musica?
Sì, specialmente nel nord Europa, dalla Germania in su, perché le persone studiano la mitologia norrena a scuola. Non è solo una saga o una leggenda, ma qualcosa di molto vicino alla loro cultura e ai racconti d'infanzia.
Avete una data a fine novembre a Milano, in Italia, quindi siamo entusiasti di vedervi lì. Grazie mille!
Grazie, alla prossima!
Amon Amarth discography
Once Sent from the Golden Hall (1998)
The Avenger (1999)
The Crusher (2001)
Versus the World (2002)
Fate of Norns (2004)
With Oden on Our Side (2006)
Twilight of the Thunder God (2008)
Surtur Rising (2011)
Deceiver of the Gods (2013)
Jomsviking (2016)
Berserker (2019)
The Great Heathen Army (2022)
The Allfather Awakens (2026)

