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Intervista Anneke Van Giersbergen

Di Davide Sciaky - 28 Febbraio 2021 - 9:00
Intervista Anneke Van Giersbergen

Intervista a cura di Davide Sciaky 

Ciao Anneke, come stai?

Molto bene, tu?

Anch’io bene, grazie. È pazzesco pensare che tutta questa storia del COVID sia iniziata quasi un intero anno fa, come è stato il tuo ultimo anno?

È pazzesco se lo dici ad alta voce, anche perché il tempo vola, ma se lo dici ti rendi conto che tutto questo sta andando avanti da così tanto tempo, questa situazione completamente senza precedenti in cui stiamo vivendo tutti quanti.
È sconvolgente se ci pensi, ma d’altra parte devi trovare un modo di portare avanti la tua vita e riuscire a far funzionare tutto.
Io c’ho provato con la musica, con la mia famiglia, con tutto e per noi la situazione non è così terribile, riusciamo ad andare avanti; so che tante persone hanno dovuto affrontare tantissimi problemi in questo periodo, problemi economici, problemi di salute…
Quindi sono felice le cose per me vadano avanti relativamente bene.

 

Stai per pubblicare il tuo nuovo album “The Darkest Skies are the Brightest”, che è molto intimo ed essenziale come sound. È stato così dall’inizio o è nato come un album più Metal che si è evoluto solo successivamente in questo disco?

Sì, effettivamente il piano era di fare un nuovo album Metal per i Vuur immediatamente dopo il primo.
Stavo scrivendo per quel disco ma tutto quello che usciva dalla mia penna era molto melanconico, molto delicato, tutto in chitarra acustica; per tutto il tempo pensavo, “Poi aggiungerò dei riff e andrà tutto bene, suonerà Metal”, ma ogni canzone che scrivevo non si adattava ad un’atmosfera Metal.
Inoltre all’epoca sono successe molte cose nella mia vita personale, c’era molto caos intorno a me e con tutto quello che stava succedendo ho pensato, “Okay, forse dovrei mettere in pausa questo progetto e fare un album solista acustico, rimettermi in piedi dal punto di vista mentale, economico, energetico” e questo è quello che ho fatto.
Ho continuato a scrivere e questo è quello che è uscito, un album completamente diverso da quello che mi aspettavo.

 

Quali sono stati i tuoi punti di riferimento, le tue fonti di ispirazione, quando hai scritto questa musica?

Tante cose diverse: in questo caso le cose che stavano succedendo nella mia vita, ma anche la musica che ascolto e tutto si fonde nella mia musica, a volte non so neanche da dove arrivi questa ispirazione.
In questo album ci sono più influenze Folk di qualunque mio album passato, e forse questo è perché ascolto i Fleetwood Mac e Bob Dylan, oltre che il Metal ed il Prog, che ascolto molto, ma in qualche modo le influenze a volte escono in maniera quasi casuale.

 

Normalmente non ti chiederei di cose così private, ma nel comunicato stampa si parla del tuo matrimonio: nel 2018 hai avuto problemi nella tua relazione e, dice qui, “sapevi di aver bisogno di scrivere musica per aggiustare la tua vita”. Come ha funzionato, in che modo i tuoi problemi personali hanno influenzato la musica e, viceversa, l’album ha salvato il tuo matrimonio?

Esattamente, penso che quando scrivi testi e musica affronti in maniera subconscia quello che stai passando nella vita, quindi a volte quando scrivi un testo non ti rendi neanche conto di cosa stai scrivendo, ma poi rileggendolo trovi della saggezza che si trova nel tuo cuore o nella tua mente e che non puoi raggiungere quando stai avendo una normale conversazione.
Essere in grado di scrivere musica mentre affronti i tuoi problemi è qualcosa di molto terapeutico e catartico.
C’è chi dipinge o chi cammina nella natura, chi è creativo in altro modo, ma comunque sia questo aiuta molto.
Come hai detto tu, viceversa, dato che ho avuto la possibilità di isolarmi, un paio di volte sono andata in questa casetta vicina alla foresta, completamente da sola, dove ho potuto svuotare la mente e scrivere musica, ma anche pensare a tutto come non potevo fare nella mia vita di tutti i giorni così caotica e confusionaria.
Mi ha aiutato in modi diversi e ora sto meglio di quanto sia mai stata, perché sono anche cresciuta, sono diventata più saggia e ho imparato dai miei problemi, mi sento molto bene in questo momento.

 

Ad ora hai pubblicato i video di due canzoni, ‘My Promise’ e ‘Hurricane’. Con tutte le limitazioni che abbiamo dovuto vivere nell’ultimo anno dev’essere stato bello tornare sul set per filmare questi video. Com’è stata l’esperienza, è stato molto diverso rispetto al passato?

Lo è stato, ed è qualcosa che hanno percepito tutti perché dopo un lungo periodo di restrizioni e di lockdown in cui non si poteva suonare, ma non si potevano neanche incontrare altre persone in gruppo…
Siamo passati da non poter incontrare nessuno, giusto la famiglia, ogni tanto andavo a trovare i miei genitori, ad un set intero con altre persone, ovviamente abbiamo mantenuto le distanze e rispettato tutte le restrizioni, ma essere lì con otto persone a lavorare su di qualcosa di creativo è stato incredibilmente divertente e soddisfacente.
Filmare un video nell’epoca del COVID-19 è stata un’esperienza nuova, abbiamo fatto due video e ne faremo altri in futuro… è stata un’esperienza fantastica che mi è molto piaciuta!

 

Prima hai nominato i Vuur, qual è lo status della band, non esiste più o con quest’album ti sei solo presa una pausa e poi tornerai a loro?

La band non è finita, ma ad essere sincera ho dovuto prendermi una pausa perché mantenere la band in vita, in tour, farne conoscere il nome è stato molto più difficile di quanto mi aspettassi, ha richiesto molto tempo, molte energie e dopo due anni di lavoro su quella band anche dal punto di vista economico è stata una botta, qualcosa di assolutamente al di sopra delle mie possibilità.
Ho dovuto prendermi una pausa, e con tutto il resto che stava succedendo anche questo è parte del motivo per cui sono dovuta mettermi a fare un disco acustico; è stato qualcosa che ho dovuto fare, ma non perché pensavo che i Vuur non fossero abbastanza validi.
Mi ha rattristato molto dover mettere la band in secondo piano, ma ora mi sento bene ad essere tornata sui miei piedi con questo album più tranquillo e, se sarà permesso, andrò in un lungo tour soltanto io e la mia chitarra.
Poi, sai, i Vuur sono la mia creatura, abbiamo pubblicato un album, ne sono super orgogliosa quindi penso che tornerò a suonare con la band e comunque io vado sempre avanti e indietro tra Metal e cose acustiche, collaborazioni, mi tengo aperte tutte le opzioni.

Ecco, parlando di questo ti volevo chiedere: tu sei molto conosciuta per la tua carriera nel Metal, ma non è la prima volta che ti spingi su altri generi. Ti consideri una musicista Metal che – in questo caso e altre volte – suona altro, o una musicista senza tanti paletti che suona quello che si sente di suonare?

Direi la seconda, anche se la scena dove mi sento più a casa è il Prog ed il Metal.
Penso che il Metal – e parlo di tutti, sia i fan che i musicisti, le etichette, l’industria musicale in generale – sia davvero una bella scena di cui far parte, molto rispettosa, che mette molto cuore nella musica e nei testi, che prende la musica molto seriamente.
Io lavoro con molti artisti diversi ma finisco sempre per tornare con musicisti Metal e Prog perché questa scena è come la mia seconda casa.
Direi che il Metal è il mio grande amore.

 

Nel 2017 sono andato a Tilburg per vedere il concerto Ayreon Universe ed è stato qualcosa di incredibile. Devo dirti che la tua performance con Jonas Renske di ‘Comatose’ è stato un dei miei momenti preferiti dello show. Com’è stata l’esperienza per te? È stato difficile cantare con così tanti altri cantanti sul palco?

No, no, è stato molto divertente, ma una produzione enorme, penso ci fossero un centinaio di persone coinvolte.
Questo è davvero tanto, non è qualcosa che faccio spesso, in particolare quando sei in un momento solista acustico e fai concerti da sola, è stata una cosa molto diversa.
C’è molta energia, un pubblico incredibile che è venuto da tutto il mondo, penso da sessanta Paesi diversi, quindi è stato fantastico.
La cosa divertente quando suoni con Arjen [Lucassen], o per Arjen, è che lui chiede a magari una dozzina di cantanti di partecipare, tutti grandi, tutti frontman di band importanti, e la cosa è che quanto suoni con Arjen vuoi che la cosa funzioni quindi nessuno fa la primadonna, nessuno fa richieste folli, nessuno si comporta da snob, tutti danno il massimo perché lo show sia il migliore possibile.
Questo succede perché Arjen è un hippy [ride] diventiamo tutti un po’ hippy lavorando con lui, ma si tratta comunque di produzioni enormi, con un sacco di soldi dietro, quindi devi fare del tuo meglio ma ti ripaga, quei concerti sono stati davvero speciali.

 

Poco fa stavo ascoltando ‘My Promise’ e, con la mia limitata conoscenza di tecniche di canto, ho semplicemente pensato che la tua voce suonasse meravigliosa, ma nei commenti di YouTube leggevo tanti che lodavano proprio la tua tecnica. Hai mai studiato canto o sei autodidatta?

Ho studiato quanto ero giovane, ho preso lezioni quando avevo forse quattordici anni e ho imparato la mia tecnica con la musica classica, il Jazz, e quel genere di musica molto tecnica.
Ovviamente mi sono appassionata al Rock, poi con i The Gathering sono arrivata al Metal, quindi molto l’ho imparato da sola e il modo in cui puoi preservare la voce mentre sei in tour è qualcosa che devi imparare da sola con l’esperienza.
Ma le basi della mia tecnica vengono da un educazione classica, ho studiato i fondamenti, sì.

 

Ogni volta che ho avuto l’occasione di parlare con cantanti donne affermate ho fatto questa domanda, dato che a volte c’è chi parla del Metal come di una scena quasi esclusivamente maschile, quindi vorrei sentire il tuo punto di vista sulla tua carriera, se hai mai sentito di essere stata trattata diversamente perché donna, se hai mai avuto problemi per questo motivo.

In realtà non tanto, quando ti parlavo prima della scena Metal, sì, è una scena prevalentemente composta da uomini, ancora oggi forse il 70-80% sono uomini, ma penso che forse debba essere così perché l’energia di questa musica è un’energia molto mascolina.
Per quanto mi riguarda questo va bene, sono felice di essere in una scena prevalentemente maschile perché mi piace l’energia mascolina nel senso di una musica con i piedi per terra, che non si perde in sciocchezze.
So che ci sono tante donne nella scena che dicono che la metà di chi suona e dei fan dovrebbero essere donne, ma io non sono così d’accordo, mi piace l’atmosfera così com’è ora.
Tornando alla tua domanda, non sono mai stata trattata in modo diverso e forse all’inizio risaltavo perché ero una delle poche donne nel Metal, ma quello che ho trovato sono state persone che apprezzavano dei musicisti seri, dedicati alla propria musica, appassionati; queste cose ti portavano rispetto, che fossi un uomo o una donna non aveva importanza.
Non sono mai stata trattata in modo strano da nessuno, che fossero etichette discografiche o fan; all’inizio quando vedevano una donna nella band magari alcuni non sapevano cosa pensare, ma quando fai vedere il tuo talento, quando prendi la musica e la scena seriamente ti accettano.

 

Un’altra cosa su cui sono curioso è la tua opinione sul termine “female fronted Metal”. Personalmente non ne sono un grande fan perché lo vedo usato come se fosse un genere, ma non è che dica niente sulla musica che una band suona. Sembra un po’ un contentino per dire, “Ehi, guardate, abbiamo anche delle donne nel Metal!”, secondo me ci sono modi migliori di valorizzare le donne nella scena. E poi, come mi ha giustamente detto recentemente Sharon Den Adel, il termine si riferisce solo alle cantanti, vogliamo dimenticarci di tutte le donne che suonano uno strumento?

È vero, assolutamente, “female fronted” parla solo delle cantanti ma, dopo la nostra generazione con i The Gathering e i Within Temptation, ci sono tante donne che hanno anche preso in mano uno strumento, ma anche tante donne che si sono messe a mixare, ad occuparsi di altri aspetti tecnici, a fare le giornaliste musicali, qualunque cosa!
Tante donne sono entrate nella scena Metal e penso che tu abbia detto una cosa molto giusta: prima che ci fossero donne in gruppi Metal – a parte Doro ovviamente, lei è stata la prima – aveva senso chiamare questo genere “female fronted” perché era qualcosa di nuovo.
Ora non lo è più e penso che ce ne possiamo dimenticare per parlare invece di Operatic Metal, Prog Metal, Black Metal, quello che vuoi.
Penso che quel termine non serva più, sono d’accordo con te.

 

Che programmi hai per il futuro, pensi che suonerai qualche concerto in streaming per promuovere quest’album o aspetterai il momento in cui potrai tornare sui palchi?

Sì, il mio focus è sul momento in cui potremo tornare in tour di persona.
Se sarà possibile andrò in tour a lungo in supporto di questo album e probabilmente lo farò da sola, solo io e la mia chitarra acustica in ogni posto dove potrò suonare.
Nel frattempo sto lavorando a qualcosa da trasmettere via internet, per ora ci sto ancora lavorando ma sarà qualcosa di speciale per accompagnare il nuovo album.
Penso che comunque in futuro la cosa dei concerti in streaming sopravvivrà perché ora tutta la tecnologia alla base è pronte e siamo in grado di trasmettere in streaming in buona qualità, quindi penso che in futuro le due cose coesisteranno, tour fisici e concerti in streaming.
Penso che farò qualcosa online, ma sicuramente non vedo l’ora di tornare in tour di persona.
Magari in estate sarà possibile suonare qualcosa all’aperto e dopo l’estate potremo tornare nei locali, vedremo. Ho alcuni concerti già in programma, e se non sarà possibile suonarli sposteremo tutto quanto al 2022.

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