Hard Rock

Intervista Feline Melinda (Rob Irbiz e Chris Platzer)

Di Stefano Ricetti - 14 Marzo 2024 - 8:33
Intervista Feline Melinda (Rob Irbiz e Chris Platzer)

Intervista agli altoatesini Feline Melinda, attivi sin dal lontano 1986 e freschi autori di Seven (qui recensione), come intuibile dal titolo settima loro realizzazione ufficiale in studio, che segue a tre ep e tre album. Qui di seguito la cronaca della chiacchierata avvenuta con il fondatore nonché cantante e chitarrista Rob Irbiz e il batterista Chris Platzer.

Buona lettura

Steven Rich

 

 

Quando e come avete deciso di formare una band, nel 1986? 

ROB IRBIZ: L’ex bassista dei FELINE MELINDA, Andy De Santis ed io, all’epoca frequentavamo le scuole superiori. C’era un gran fermento nel mondo musicale e specialmente il genere hard rock e heavy metal si stava affermando sempre di più. Oltre a gruppi storici come Led Zeppelin, Black Sabbath, Uriah Heep, Deep Purple, era la New Wave of British Heavy Metal, che riusciva a catturare sempre maggiore attenzione con le sue proposte musicali. C’erano i nostri idoli come p. es. Saxon e Iron Maiden, i precedenti Judas Priest, ecc., che con i loro dischi ci facevano sognare, e li ascoltavamo fino all’ultima nota, catturati da quella nuova forma di espressione musicale con le chitarre distorte, sciabolate di riff taglienti, ritmi accattivanti e la presenza scenica. Con trepidazione aspettavamo l’uscita di ogni nuovo album, ed era un “must have” possedere i loro dischi. Ovviamente seguivamo anche i Def Leppard, gli Scorpions, Krokus, Accept, e molti altri ancora. Inoltre, dagli U.S.A arrivava la musica di band che avevano un sound diverso e più patinato: chi non se li ricorda…. ascoltavamo i Cinderella, Ratt, Mötley Crue, Warrant…, song indimenticabili con produzioni di altissimo livello!

Da dove deriva il nome Feline Melinda?  

ROB: Il nome FELINE MELINDA è un connubio che nasce dal fatto che nell’essere umano (rappresentato da MELINDA) si cela sempre l’istinto primordiale, animalesco, che trova la sua massima espressione nei grandi predatori felini (FELINE). “Big cats” quali tigri, leoni, leopardi, ghepardi… sono un concentrato micidiale, essendo dei predatori agili, potenti, veloci, atletici, che non lasciano scampo alla malcapitata preda. Melinda è la figura fantastica che Andrea ed io abbiamo inventato, e che ogni tanto riemerge anche nelle copertine dei nostri album con riferimento alla femminilità, e nei testi delle nostre canzoni. A proposito, il nome Melinda è stato scelto anche perché cercavamo un nome di donna adatto da affiancare a Feline, e abbiamo tratto ispirazione da una bellissima canzone degli Uriah Heep (per i quali, tra l’altro, in passato i FELINE MELINDA hanno avuto più volte la possibilità e l’onore di fare da special guest in occasione di loro concerti in Alto Adige-Südtirol).

Quali le vostre principali influenze, agli inizi?  

ROB: Tantissime e varie, per il fatto che ascoltavamo di tutto e di più. Si spaziava appunto da Judas Priest a Venom, Helloween, ma seguivamo anche per esempio Styx e Toto, di cui Andy era un grande estimatore… Sicuramente all’inizio eravamo ancorati più a un genere speed, anche se già sul nostro disco d’esordio del 1988 “The Felines Await You” si sentiva la linea melodica che poi, con l’entrata di Chris Platzer nel gruppo, divenne sempre più marcata, subentrando di prepotenza fino ad arrivare al nostro sound attuale, che ci piace definire “melodic metal rock”!

Fra i nomi storici della scena tricolore siete gli unici, insieme con Skanners e The Black, a non esservi mai sciolti. Come spiegate questa continuità?  

CHRIS PLATZER: Innanzitutto, fare musica per noi da sempre è sinonimo di passione, di creatività, e ancor più di amicizia. Abbiamo un lavoro che ci permette di investire mezzi finanziari anche nei nostri progetti musicali. Chi fa musica, sa benissimo i costi a cui va incontro tra strumentazione, produzione, promozione, trasferte… chi più ne ha, più ne metta! L’amicizia, la stima reciproca, la voglia di fare, di (pro)seguire la nostra evoluzione musicale, senza farci distrarre da mode e tendenze musicali del momento, è la cosa più importante. Queste sono le basi, e forse anche il segreto, che permette a una band di portare alta la propria bandiera, il proprio nome, il proprio progetto, da ben oltre trentotto anni ormai!

 

 

Capitolo concerti: i Feline Melinda non sono fra quelle band che suonano spesso dal vivo. Quali i motivi?  

CHRIS: Mah, non ci sono motivi particolari! Se ci sono le proposte o belle occasioni che ci piacciono per i live, non ci siamo mai tirati indietro. Certamente, volendo si potrebbe suonare in ogni locale, in ogni pub, praticamente gratis. Compenso: panini e bibite. Preferiamo suonare dove e quando siamo convinti che ci siano i presupposti giusti.

ROB: L’Italia è sommersa da cover band di ogni tipo e spessore. Nulla contro di loro, ognuno segue e fa ciò che più gli piace. Però oggi come oggi, è molto difficile proporre la propria musica originale. Serve una grande fan base, e oltretutto, non è che in Italia il rock duro possa essere definito musica di massa. Anche le emittenti radio maggiori hanno nelle loro playlist ciò che va di moda al momento, e se suonano song hard & heavy, allora al massimo è possibile ascoltare per esempio gli intramontabili Aerosmith. Certo, non mancano i concerti, le date nazionali durante i tour di grandi band. Essendo conosciute, non manca il pubblico pagante. E’ più facile invece percepire e trovare la passione, il sudore, le novità, nell’underground, sia che si tratti di emittenti radiofoniche, che in locali dove è possibile ascoltare ottime band, anche se la band di turno magari propone la propria musica davanti a poche persone. Ma anche in quei casi, e più la passione a prevalere rispetto all’incasso a fine serata! Una bellissima esperienza live alla quale abbiamo partecipato nel 2015, dove peraltro era presente anche uno dei gruppi preferiti miei e di Chris, gli Edguy, e che rimarrà sempre nei nostri cuori, è l’Agglutination Festival in Basilicata, organizzato dal grande Gerardo Cafaro. L’Agglutination ormai è diventato un open air storico e un appuntamento fisso per quanto riguarda i concerti di rock duro al Sud. Diversa invece è la situazione all’estero. Prima dell’inizio della pandemia Covid avevamo iniziato a girare e a fare parecchi live in Slovenia, Repubblica Ceca, Croazia, Germania. All’epoca collaboravamo con un’agenzia. Abbiamo avuto esperienze molto positive e abbiamo tutt’oggi dei ricordi indelebili, aprendo tra l’altro concerti dei Freedom Call. Quel che ci ha impressionato più di tutto è il calore e la partecipazione dei fan! Inoltre, senza una grande agenzia che ti fa suonare da supporto in tour importanti di nomi già conosciuti, da free lance la chance di riuscire a suonare in locali di un certo rilievo e praticamente nulla. Bussi alla porta, ma neanche ti rispondono… Alla fine è sempre l’artista, la band, che deve spendere e pagare tutti quelli gravitano intorno al mondo della musica, e che ne traggono dei profitti, dato che ormai è diventato un business con le sue proprie regole, a scapito della gioia e del divertimento del fare musica. E’ un mondo dove bisogna stare anche molto attenti; gira gente che ti promette tanto, ma spesso, ahimè, a conti fatti i risultati ottenuti sono ben pochi e scarsi…

Il vostro ultimo album, Seven, è il primo a essere uscito in regime di autoproduzione. Come mai? 

CHRIS: La scelta di far uscire in autoproduzione il nuovo disco, è dettata dal fatto che sei libero di attuare il tuo progetto, senza dover scendere a compromessi con nessuno o dover rendere conto a qualcuno. Scriviamo le nostre canzoni, sia musica e testi (per la maggiore da parte di Rob, ma c’è anche un mio pezzo, e due a firma di HeadMatt sull’album), senza dover cercare ci centrare i gusti del momento, o di qualche specifico gruppo target, ne finanziamo la produzione dalla prima nota all’ultima nota, fino ai passi finali quali mastering, DDP file, grafica e stampa.

ROB: Mi sento di dover precisare, che da vari anni ormai abbiamo scelto la strada della pubblicazione in autoproduzione: “Three Decades – Live at the Kultursaal Theatre” (2016), “Just Ballads” (2017), l’EP “Duets” insieme alla fantastica Doris Albenberger (2019), il singolo natalizio “Christmas Time” anche in duetto con Doris, nonché l’attuale album. Per “Seven” avevamo contattato anche varie etichette, sia italiane che estere. Non avendo avuto riscontri seri che ci hanno convinto a “mollare l’osso”: le proposte che ci sono pervenute anzi ci hanno rafforzati ancor più nella convinzione che possiamo fare tranquillamente a meno di tutto questo, evitando sin da subito delusioni e grane future visto che spesso

quel che ti propongono sono veri e propri contratti capestro. Dunque: meglio soli che mal accompagnati! Se non devi per forza vivere di proventi della musica, illudendoti di fare soldi a palate, la soluzione migliore secondo noi è quella di fare tutto in proprio.

 

Feline Melinda feat. Doris Albenberger

 

Com’è avvenuto il coinvolgimento di Doris Albenberger e del chitarrista Francesco Pinter all’interno di Seven?  

ROB: Beh, Doris è una nostra amica da ormai tanti anni. E’ dal 2016, in occasione del nostro concerto di beneficenza per il trentesimo anniversario dei FELINE MELINDA, che collaboriamo con lei! A parte la sua partecipazione a “Three Decades – Live at the Kultursaal Theatre”, nel 2017 abbiamo fatto un ulteriore concerto di beneficenza per raccogliere fondi per un’associazione locale che assiste i bambini malati di tumore e le loro famiglie. In quell’occasione Doris è stata coinvolta maggiormente cantando in duetto le versioni di molte delle nostre song. Nel 2019 poi, abbiamo pubblicato “Duets” – FELINE MELINDA featuring DORIS ALBENBERGER – un EP che contiene le versioni duetto di “Forever”, “Dangerzone”, e “Skydiver”, e inoltre pure una versione di quest’ultima denominata “Skydiver – Doris Albenberger Version”, per finire con il duetto di “Phantom of the Opera” tratto dall’omonimo musical di Sir Andrew L. Webber, attingendo dal nostro precedente “Three Decades – Live at the Kultursaal Theatre”. Una piccola perla, sempre un duetto con Doris, e una canzone alla quale io tengo particolarmente, è il singolo natalizio del 2021 “Christmas Time”. Ovviamente, quando abbiamo chiesto a Doris di partecipare alla produzione di “Seven” cantando insieme a me due brani (il singolo “Seventh Heaven”, e la ballad “Before the Dawn”), ha accettato con entusiasmo, e con la sua bella chiara voce riesce ad imprimere un tocco speciale a queste due song!

CHRIS: Sono dell’opinione che la voce di Rob e di Doris sono perfette e si completano a vicenda. Francesco è un fantastico chitarrista (ha tra l’altro frequentato anche il famoso Berklee Music Institute di Boston), nonché nostro caro amico. Volevamo assolutamente averlo con noi sul nuovo album! Infatti, tutti gli arrangiamenti anche delle chitarre ritmiche della ballad “Before the Dawn”, nonché il bellissimo assolo, sono opera sua. Inoltre, Francesco sostituisce nei live HeadMatt, quando è impegnato con l’altro gruppo. Francesco, insieme a Marco Ober, il nostro fidato ingegnere del suono, e Doris, fanno parte della famiglia dei FELINE MELINDA!

 

Pensieri, parole e aneddoti (se ne avete) per ognuna di queste band: Skanners, Graveworm, Sign Of The Jackal, Anguish Force  

ROB: Conosciamo le band da te citate, alcune delle quali personalmente. Massima stima per tutti, perché siamo sulla stessa barca, facendo parte delle band che gravitano nella galassia dell’Italian Metal! Detto questo, ognuno fa la propria musica e persegue i propri obiettivi. Insieme agli Skanners in passato abbiamo suonato vari concerti. Musicalmente non siamo paragonabili, dato che facciamo dei generi musicali diversi. Stesso discorso vale per i Graveworm, che è tutt’altra musica, ma che sono riusciti a costruirsi una solida reputazione, e sono dei ragazzi in gamba, che propongono un bel sound tosto e deciso, anche se non è il genere musicale che seguo. Per quanto riguarda gli Anguish Force, LGD (Luigi Guarino) chitarrista e mastermind della band, per un breve periodo ha anche suonato con noi, ancor prima dell’arrivo di HeadMatt nei FELINE MELINDA. Di LGD stimo la tenacia, e la vera, sincera passione per l’Heavy Metal! Luigi ogni anno nel suo paese organizza un piccolo open air dall’atmosfera speciale – l’Atzwang Metal Fest – roba da “true metaller”, come anche i Sign of the Jackal che sono della nostra zona, e propongono Heavy Metal. Dei gruppi che non hai citato, e che vorrei menzionare, in Alto Adige-Südtirol ci sono i Bullet-Proof che sfornano ottime produzioni e sono molto professionali, a capo dei quali c’è Richard Hupka, leader della band. Last but not least, mi vengono in mente anche i Black Reflex della inarrestabile front-woman Francesca Battistini. Una band energica con un bel repertorio e presenza sul palco, che secondo me, meriterebbe molta più visibilità e successo! Un saluto va anche agli Imago Imperii, con i quali siamo stati in giro per qualche concerto all’estero, dato che in quel periodo avevamo la stessa agenzia.

 

Feline Melinda, Seven, 2024

 

Di chi è il décolleté sulle copertine di Morning Dew e Seven?  

CHRIS: Eh… non tutto si può dire! Si tratta di ragazze che conosciamo e che hanno accettato di comparire sulle nostre copertine.

 

Successivamente all’uscita di The Felines Await You è avvenuto il vostro mutamento musicale: meno heavy metal e molto più hard rock melodico, cosa che vi caratterizza tuttora e che ha segnato la vostra carriera. Quali i motivi?  

ROB: Penso sia normale che ogni band negli anni abbia una sua naturale evoluzione. Al contrario, sarebbe molto strano se i FELINE MELINDA fossero rimasti fermi al sound/genere di “The Felines Await You” dopo quasi quarant’anni! Chris ed io ascoltiamo prevalentemente band come, Sonata Artica, Stratovarius, Edguy, Nightwish, Avantasia, Malmsteen, e altri che comunque propongono power metal, metal sinfonico e simili… Anche i primi dischi di Bon Jovi sono tra i nostri favoriti, ma non seguiamo più i lavori recenti di Mr. Bongiovanni. Da sempre però sono affezionato alla musica degli Scorpions: canzoni geniali, semplici, di immediata presa, con ritornelli da canticchiare ascoltando i loro brani.

CHRIS: Non posso che dare ragione a Rob, tutti noi cambiamo in tante cose. Cerchiamo sempre di migliorare; questa è la nostra vera sfida. Ovviamente, avendo a disposizione due eccellenti chitarristi, HeadMatt e Francesco Pinter, e la possibilità di poter lavorare con Sascha Paeth, che è produttore anche di vari gruppi di livello internazionale (Avantasia, Epica, Kamelot, Rhapsody, Edguy, ecc.), le canzoni, rispettivamente gli arrangiamenti, ci spingono verso un sound che enfatizza questi elementi, che rappresentano in fondo i nostri punti di forza.

Quale la maggiore soddisfazione raggiunta in carriera e quale la maggiore delusione patita? 

ROB: Secondo me la maggior soddisfazione è avere la consapevolezza di perseguire la propria strada musicale, senza doversi sottoporre a mode, o dover per forza piacere musicalmente. Da sempre un mio motto è “Chi mi ama, mi segue!”. Può sembrare una frase esagerata, ma ci sarà sempre chi ti stima, e chi invece, cerca di annientarti… e spezzarti le ali, musicalmente parlando. Inoltre, mi piace guardare avanti, pensare a scrivere nuove canzoni, nuovi progetti da portare a termine con i FELINE MELINDA, evitando di restare nel limbo del passato con frasi tipo “Ah, quelli sì che erano bei tempi!” Ecco, in questo momento la maggiore soddisfazione ci arriva dal Giappone, dove peraltro i nostri album precedenti sono sempre stati accolti molto bene, e l’attuale “Seven”, tenendo conto dei feedback che attualmente riceviamo, sembra proprio piacere tantissimo. Sicuramente è il nostro genere melodico che spazia dal power al pop metal, misto a influenze hard rock con qualche accenno sinfonico, ben si presta al paese del Sol Levante, tenendo conto che Sascha nella fase di missaggio, essendo egli stesso chitarrista, si è concentrato a far sì che siano le chitarre le vere protagoniste del nostro album. Infatti, chi ama i bei intrecci ritmici, in aggiunta di assoli virtuosi ma al contempo molto melodici, rimarrà sicuramente soddisfatto di “Seven”! Per quanto riguarda la seconda parte della domanda, la maggior delusione la provo quando percepisco invidia, specialmente tra musicisti, e il fatto che nella nostra terra, l’Alto Adige-Südtirol, sicuramente non siamo profeti in patria…

 

 

Un vostro commento per ogni vostro Ep e album:

The Felines Await You EP (1988)CHRIS: Nel 1988 non facevo ancora parte della band, ma sicuramente quel disco ha dato visibilità ai FELINE MELINDA, essendo considerato il debutto ufficiale, che ha permesso alla band di farsi notare per portare avanti il suo discorso musicale, evolvendosi negli anni.

Living in Europe EP (1995)CHRIS: L’idea e l’intento erano certamente buoni, ma forse non c’erano i presupposti giusti all’epoca, e così l’EP e passato un po’ in sordina, pur proponendo delle song interessanti. Rimane in ogni caso un EP per collezionisti, e fa parte della discografia della band.

Feline Melinda (2004)ROB: Disco nato da… un parto difficile. Eravamo musicalmente fermi in quegli anni. C’erano queste nuove canzoni, alcune veramente valide, ma abbiamo dovuto arrangiarci, poiché ci furono delle difficoltà con gli studi di registrazione. Da ribadire che si tratta anche dell’ultima produzione con la presenza in band dell’ex fondatore e cantante/bassista Andy De Santis.

 

 

Morning Dew (2008)CHRIS: Ecco, nuova energia con il nuovo bassista, Gschnell, subentrato ad Andy. Nuovo sound, nuova voglia di fare. Ed insieme a Marco Ober, recording e editing (Artifact Studio TN), Bobby Altvater, mixing (Sky Studio Monaco di Baviera), e Mika Jussila, final mastering (Finnvox Studios, Helsinki), abbiamo prodotto questo album, che da molti è considerato uno dei migliori della nostra carriera. Basti pensare che Morning Dew contiene la nostra song più conosciuta “Skydiver”, ed inoltre altri brani che sono sempre fissi nella nostra set list. Morning Dew, in modo particolare in Giappone, è molto apprezzato ancor oggi.

Dance of Fire and Rain (2014)ROB: Ci sono alcune delle song che mi stanno molto a cuore: “Angel Eyes” sia nella versione elettrica, che in quella in versione pianoforte, “Blue Diamond” sempre fissa in scaletta e anche opener dei nostri concerti per molti anni, “Luna (My Love)” struggente ballad per la quale è stato prodotto anche un videoclip. L’album ha avuto recensioni molto buone, ma anche negative (p.es. in Germania non è stato apprezzato, pur avendo avuto un’ottima etichetta discografica germanica, la 7US/label 7hard, alle spalle, che era convinta del prodotto, ma che non ha avuto a pieno i riscontri che magari ci si aspettava…)

Three Decades Live at the Kultursaal Theatre (2017)CHRIS: Avevamo voglia di produrre prima o poi anche un album dal vivo, e l’occasione perfetta per attuare questo progetto si era presentata quando nel 2016 abbiamo fatto il nostro concerto per festeggiare il trentesimo anniversario della band. Un album vario, al quale oltre a Doris, hanno partecipato anche un presentatore (Stefan Drassl), un coro (Regenbogenchor), una violencellista (Barbara Patauner), un tasterista (Robby Weger). L’ambiente era un teatro nel mio paese, il Kultursaal, a poche centinaia di metri da casa mia. Oltre al CD, è possibile vedere l’intero concerto sul nostro canale Youtube!

Duets EP (2019)ROB: E’ certamente una delle migliori release dei FELINE MELINDA. Insieme a Doris Albenberger abbiamo prodotto questo EP che gode di un’ottima reputazione, molto richiesto ancor oggi. Magari, chissà… attualmente stiamo vagliando anche l’idea per un “Duets II”.

Seven (2024)ROB: Di per sé l’attuale album è sempre il migliore, ma il prossimo… sarà ancora più bello 😉 Cmq. Siamo molto soddisfatti del nostro attuale lavoro, che sta riscuotendo grande successo. Seven rappresenta “the next level” e “one more step” nella storia della band! Vorrei infine aggiungere che ti sei dimenticato di “Just Ballads”, che agli occhi dei più rappresenta “solo” una compilation, ma per noi è un vero e proprio album con una propria storia ed inoltre contiene anche una ballad acustica scritta appositamente per questo cd: “Mary Magdalene”!

 

Prossime mosse in casa Feline?

CHRIS: attualmente siamo molto impegnati con la promozione del nuovo album. Questa sarà la nostra priorità per i prossimi mesi. Poi si vedrà… Sicuramente ci saranno delle nuove songs. Rob mi ha detto che ha già delle idee a proposito, e appena troverà il tempo necessario, preparerà dei semplici demo giusto per dare un’idea, che poi svilupperemo insieme, per arrivare con tutti gli arrangiamenti necessari a registrare il demo finale nel mio home studio.

Spazio a disposizione per chiudere l’intervista come meglio vi aggrada. Grazie. 

CHRIS / ROB: Innanzitutto grazie a te, Steven! E’ stato un piacere rispondere alle tue domande. Un caro saluto a tutto il team di Truemetal.it e un “horns up” ai vostri lettori e follower! Ascoltate “Seven”, e seguiteci sui nostri social!

 

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Stefano “Steven Rich” Ricetti