Intervista Induction

Gabriele Gozzi, vocalist degli Induction, è su truemetal.it; ecco cosa ci ha raccontato a pochi giorni dall’uscita del loro nuovo album “Love Kills!”.

Intervista a cura di Ninni Cangiano
TM: Ciao Gabriele e grazie di essere qui con noi di truemetal.it; partiamo subito a bomba: come hai fatto ad entrare negli Induction?
Ind.: Ciao a tutti ragazzi piacere mio essere qui!! E’ stato tutto quasi un caso: un fan tedesco della band, essendo mio fan per via delle collaborazioni live con i “nostri” Temperance, ha pensato bene di taggarmi in un post di facebook, che poi era quello della ricerca del cantante da parte degli Induction. Non sapendo bene che fare, ma essendomi piaciuta la presentazione della band, ho scritto e mandato le mie audizioni. Sono stato ricontattato nel giro di un’ora da Tim, ed il resto… è tuttora in corso ahaha!
TM: Il ruolo di cantante negli Induction è stato sempre “traballante”: nel primo album c’era Nick Holleman, nel secondo Craig Cairns, ora ci sei tu e ti auguriamo di rimanerci a lungo! Secondo te, da cosa è dipesa questa instabilità di formazione nel corso degli anni che, tra l’altro, non ha riguardato solo il ruolo del vocalist?
Ind.: Non entro troppo nei dettagli, ma il periodo Covid ha tagliato le gambe a moltissime realtà emergenti purtroppo, ed è stato molto difficile ripartire. Divergenze di vedute e ostacoli logistici, in quel periodo e nel post, hanno determinato cambi di lineup che probabilmente si sarebbero potuti evitare, in un clima meno incerto. Tim aveva preso le redini tempo addietro, la sua visione ha in qualche modo prevalso, ed ha condotto all’attuale stabilità, perchè di stabilità effettiva si può finalmente parlare. Induction siamo noi 5.
TM: Oltre a te, in questo nuovo album ci sono altri due nuovi musicisti: il batterista tedesco Markus Felber ed il chitarrista finlandese Justus Sahlmann; ci parli di loro?
Ind.: Markus era il loro drum tech negli scorsi tour, la sua voglia di entrare nella band è stata talmente determinata, che si è buttato sullo strumento e dopo più tentativi ha raggiunto lo scopo, essenziale sia dietro le pelli che nell’organizzazione del progetto. Justus è il classico malefico prodigio nordico della sei corde ahahaha!! 21 anni da compiere ma sparato fuori dall’86, con tutta la bravura e l’energia del caso. Anche lui, audizione, ed entrata.
TM: Ci aiuti a capire come può essere lavorare accanto al figlio di una leggenda dell’heavy metal come Kai Hansen? Cosa ritrovi in Tim del padre?
Ind.: Un ragazzo con una visione chiara, molto determinato e con la giusta “faccia” per poter far valere le sue ragioni. Ammetto che, come probabilmente la maggior parte delle persone, anche io ho pensato che i vantaggi di un cognome del genere, fossero ovvi, ma mi sono dovuto ricredere e la cosa non è un male. Kai è ininfluente nella carriera del figlio, ed il figlio non vuole essere il padre e pur essendo padre e figlio, rimangono rispettosamente a distanza dal punto di vista professionale. La strada non è pavimentata per noi, anzi, è e rimane in salita e questo dà valore ad ogni nostro passo, o passo falso.
TM: Veniamo a parlare di “Love Kills”. Che legame ha lo splendido artwork di Peter Sallai con i testi, se c’è un legame?
Ind.: Possiamo dire che la mascotte della band, Pharao, è stata ripresa nella sua veste più “fragile”, strappandosi il cuore, perchè l’amore può far male.

TM: C’è un concept che lega tra loro i vari testi ed, in caso affermativo, di cosa parla?
Ind.: Non so se si può parlare di un concept a tutti gli effetti, però posso dire che tutta la vibe del disco è partita da una relazione finita, e di tutte le riflessioni e reazioni che questa cosa può comportare, condita con una dose di pop culture sci-fi distopico, da cui tutti noi siamo affascinati
TM: Come nasce un pezzo degli Induction? E’ frutto di un lavoro di squadra o si occupa di tutto Tim? E nascono prima i testi o le musiche?
Ind.: Per questo disco, il grosso è stato composto da Tim, sia a livello musicale che lirico a parte alcuni assoli scritti già da Justus. Prima la musica poi i testi di solito. E’ probabile che tutti noi contribuiremo di più in futuro. Un’idea, una melodia, un riff, tutto può dare inizio a qualcosa.
TM: Dove avete registrato l’album e c’è qualche episodio simpatico che ti va di raccontarci accaduto durante le registrazioni?
Ind.: il disco è stato registrato in parte nello studio personale di Tim ed in parte, la maggior parte, ai mitici Chameleon Recording Studios di Amburgo, sotto la produzione di Eike Freese! La gestazione è stata parecchio lunga, nel senso che le voci sono state completamente ri-registrate nell’arco di una decina di giorni. Episodi simpatici non proprio, semmai singolari, perchè per praticamente metà del tempo delle mie registrazioni, ero malato ahaha!! Quello che sentite nel disco sono io che combatto con infezioni varie alla gola e febbre ahahah. Simpatico proprio no, però l’abbiamo portata a casa in qualche modo!
TM: Tra febbraio e marzo siete in tour per l’Europa, ma non mi pare sia prevista nemmeno una data in Italia; quando avremo la possibilità di vedere gli Induction in concerto nel nostro paese?
Ind.: Non ci sono piani al momento, ma è cosa ovvia dire che cercheremo di suonare in Italia il prima possibile se le condizioni lo permetteranno. Non è mai questione di volere, ma di potere. Suonare all’Alcatraz di spalla ai Savatage la scorsa estate, è stata un’esperienza incredibile!
TM: Nel brano “Strangers To Love” duetti con Clémentine Dealuney, come è nata questa collaborazione? E ci sono altri ospiti sull’album?
Ind.: Ci serviva una voce, gentile, ma carica di pathos per una canzone come quella. Abbiamo pensato che sarebbe stata un’ottima idea coinvolgere Clemy, siccome saremmo stati in tour con i VOA. Risultato per noi ottimo! Si, c’è un altro ospite: Antonio Calanna, ex All For Metal e cantante degli ACP, sulla canzone “Gods Of Steel”, che sarà presente solo sulle copie fisiche del disco!
TM: Per quel pezzo e per la title-track avete girato due video. Cosa ci racconti al riguardo delle registrazioni?
Ind.: Per Strangers to Love ci siamo avvalsi di Simone d’Addazio per le mie registrazioni, mentre Clemy ha registrato le sue parti nel quartiere generale dei Visions. Abbiamo poi editato il tutto in formato lyric video. Per Love Kills, abbiamo affittato uno studio ed abbiamo svolto le parti in giornata, ad Amburgo. Come sempre esperienza stancante, 10 ore per 3 minuti e mezzo di canzone ahaha!!
TM: Il terzo singolo (il primo che è uscito) è “Beyond Horizons”, per cui è stato girato un lyric video. Avete in programma un quarto singolo e relativo video ed, in caso affermativo, cosa puoi svelarci?
Ind.: Allora faccio un po’ di chiarezza sulla timeline: per questo disco abbiamo 5 singoli usciti. Beyond Horizons è stato il primo singolo, per cui abbiamo optato la formula Lyric Video, assieme a Strangers To Love e Steel and Thunder, con quest’ultimo caratterizzato da animazioni visual! Probabilmente il nostro preferito del lotto!!
TM: Sei attivo anche in altri gruppi e progetti, come fai a conciliare i vari impegni? E cosa ci riserverà il 2026 di Gabriele Gozzi?
Ind.: Si, ho un’altra band, gli Inner Vitriol, un progetto molto diverso con tutt’altro target, un genere che ci piace definire Dark Progressive Metal. Non è sempre facile conciliare, ma siamo tutti professionisti e cerchiamo di far incastrare le cose, in modo anche “extremis” ahahah!! Il mio 2026 sarà costellato di tour europeo di entrambe le band, e altri show sparsi. Spero di passare sul palco più tempo possibile!
TM: Ora qualche domanda che mi piace sempre porre alla nostra prima intervista. Quali artisti sono stati decisivi per te al fine di farti intraprendere questa strada?
Ind.: A caldo direi gli Europe di Out of This World, Glenn Hughes e Geoff Tate. Non mi considero necessariamente un cantante metal, ma l’energia del rock ha sempre guidato i miei gusti!
TM: Se dovessi citare solo 3 dischi che non ti stancheresti mai di ascoltare quali indicheresti? Naturalmente non valgono quelli in cui hai in qualche modo avuto a che fare tu…
Ind.: Out of This world degli Europe, Dirt degli Alice In Chains, Audioslave dell’omonima band a pari merito con Mer De Noms degli a Perfect Circle. STELLARI!!
TM: Credo di aver abusato anche troppo della tua pazienza, ragion per cui chiudo qui ringraziandoti per la disponibilità e lasciandoti, come consuetudine, uno spazio conclusivo per un tuo messaggio ai fans degli Induction ed ai lettori di truemetal.it.
Ind.: Sono io che vi ringrazio e spero di contribuire in qualche modo a portare la bandiera italiana un po’ più in alto, nella scena rock metal internazionale, anche grazie al vostro supporto! Vi aspetto agli show!!!!