Post Metal

Intervista Jesu (Justin K Broadrick)

Di Davide Sciaky - 15 Dicembre 2020 - 9:00
Intervista Jesu (Justin K Broadrick)

Intervista a cura di Davide Sciaky 

Ciao Justin, benvenuto su TrueMetal.it. A causa del recente lockdown molti di noi si sono trovati con più tempo a disposizione del solito e tu, come tanti altri musicisti, hai usato questo tempo per lavorare a nuova musica: nell’arco di pochi mesi hai pubblicato l’EP “Never” ed ora l’LP “Terminus”. Considerando il poco tempo passato tra i due lavori sembra che tu non ti sia mai fermato, che tu abbia continuato a scrivere musica come in un flusso continuo. Ovviamente lo stile dei due è diverso, ma cos’è che ti ha portato a fermarti e dire “Ok, qua c’è abbastanza musica”, quando hai smesso di lavorare a “Never” e sei passato a “Terminus”?

Come per la maggior parte della mia musica, sia “Never” che “Terminus” sono il risultato di lavori accumulati nel tempo, idee che ad un certo punto ho il dovere di terminare, e questa è la cosa più difficile che uno possa dover fare nella musica e nell’arte, concludere un lavoro; ma quando è il momento devi farlo.
Durante la prima ondata di COVID stavo aggiungendo le tracce vocali e le sovraincisioni a “Terminus”, e poi ovviamente dovevo fare il mix finale. “Never” era praticamente pronto.
Il lockdown mi ha permesso di dedicare più tempo a “Terminus”, e questa è stata una cosa positiva: suonare dal vivo di continuo, e poi riprendersi dai concerti non aiuta a non sentirsi interrotti, purtroppo.
Nonostante abbia dovuto rinunciare a tutti i miei concerti, perdendo quindi circa il 70% di quello che guadagno in un anno, finalmente sono stato in grado di concentrarmi completamente sulla musica.

 

Epidemie e lockdown sono qualcosa che nessuno di noi ha mai vissuto prima, e immagino che per una persona creativa come un musicista possano avere avuto un effetto anche più intenso che per gli altri. Pensi che gli eventi recenti abbiano influenzato, anche solo subconsciamente, i tuoi recenti lavori?

Subconsciamente sì, e magari per i prossimi tempi è qualcosa che mi accompagnerà, è difficile valutarlo con precisione.
L’arte migliore passa attraverso le difficoltà, magari prossimamente vedremo musica più rivoluzionaria anche da altri musicisti!

 

Ho ascoltato “Terminus” e mi sono fatto una mia opinione su questo disco, ma vorrei sentire con le tue parole, come descriveresti questo album? In che modo prosegue il percorso dei Jesu?

La musica, i testi e la copertina descrivono quello che è “Terminus”; nessuna mia parola potrà mai spiegare in maniera soddisfacente cos’è questo album in termini letterali.
Per me, come la maggior parte dell’arte, non si tratta di parole, è qualcosa che va al di là delle parole e se potessi articolarlo perfettamente scriverei anziché creare musica.
In essenza, questo lavoro racchiude la tristezza dell’esistenza ma anche il desiderio di sopravvivere.

 

Quando si parla di testi devo dirti che ho sentito ogni tipo di opinione diversa da musicisti, da chi li scrive perché “ci devono essere dei testi”, a chi li considera quasi più importanti della musica. Quanto sono importanti per te, e nello specifico quanto sono importanti per i Jesu (se c’è una differenza tra le tue diverse band)? E di cosa parlano di testi di “Terminus”?

I testi sono enormemente importanti per me, indipendentemente dal fatto che i miei sono sempre minimalisti; per me meno si dice maggiore è la potenza espressiva delle parole.
Parlo della tristezza dell’essere un essere umano imperfetto, in tutta la sua gloria.
Nascita e morte, i miei problemi d’ansia, la mia depressione, la mia tristezza infinita…

Il nome “Terminus” potrebbe essere preso come un indizio che questo possa essere il capitolo finale per gli Jesu, sono completamente fuori strada? Cosa significa questo titolo?

Io sono ossessionato dalle conclusioni, “Terminus” si riferisce direttamente a questo ed è intenzionalmente ambiguo, come la maggior parte dei miei lavori.
Un altro aspetto di ciò è che io, quando lavoro ad un disco, ho sempre la sensazione che sarà il mio ultimo album di sempre a dimostrazione di quanto io creda nel disco.
Non mi aspetto nulla dagli ascoltatori, ma da me stesso mi aspetto la più grande dedizione, non conosco altro modo di lavorare.
Mi fa molto  arrabbiare se qualcuno dice che creo musica senza passione, credimi, non esiste nulla a cui io sia più appassionato della mia arte, raramente credo in qualcos’altro.
Chi ne dubita non ha idea di cosa voglia dire e riflettono semplicemente la loro stessa mancanza di passione o di capacità di dedicarsi al 100% a qualcosa nelle loro vite.
E, ironicamente, se cambia qualcosa è che questa semmai è una rinascita per gli Jesu, pubblicherò molta altra musica degli Jesu in futuro.

 

Nel 2016 e nel 2017 hai pubblicato due album con Mark Kozelek usciti con il nome id Jesu/Sun Kil Moon. Ovviamente tu hai lavorato con Mark final dal 2009 quando la sua etichetta ha pubblicato “Opiate Sun”, a che punto voi due avete deciso di fare musica insieme? E pensi che lavorerete di nuovo a della musica insieme?

Non avrei mai pensato di poter lavorare a della musica insieme a Mark Kozelek, i Red House Painters hanno avuto un’influenza enorme su di me, e gli Jesu non esisterebbero senza quell’influenza.
Mi sembra che fu proprio Mark a proporre di fare qualcosa insieme. Mi piace molto quanto sono polarizzanti quegli album, sono difficili e per questo sono una ventata di aria fresca.
Ma non ho idea se lavoreremo di nuovo insieme.

 

Sei parte di diverse band e progetti che sono piuttosto diversi gli uni dagli altri. Quando sei ispirato sai già in che direzione portare quell’ispirazione, o ti capita di cominciare a lavorare a delle idee per una band, per poi decidere che sono idee più adatta per un’altra band e quindi adatti il sound a quello di quest’altra band?

Questo succede spesso; le cose mutano e diventano qualcosa di diverso.
La cosa importante per me è avere un’idea chiara e diretta per cominciare, non parto mai dal nulla o improvvisando, per esempio, so sempre quello che voglio ottenere e ho una chiara idea di dove cominciare, poi dopo può succedere di tutto.

 

Il tuo lavoro con i Godflesh, prima, e con gli Jesu, dopo, è considerato molto influente per lo sviluppo di Industrial Metal e Post Meteal. Come ti senti a venir considerato un’influenza da altre persone? Senti la pressione, in un certo senso, è un onore, o è semplicemente qualcosa che non ti interessa?

Sono molto onorato di aver avuto un tale impatto sulla musica, e forse è anche stato un impatto più ampio che sui generi che hai nominato, Industrial Metal e Post Metal, dato che quando cominciai a scrivere musica non avevo certo l’intenzione di creare nuovi generi.
La mia idea era di unire delle cose che mi piacevano creando la musica che non potevo ascoltare perché nessuno stava suonando, perché non esisteva, ma è stato un processo molto organico e naturale, io faccio quello che mi piace senza interessarmi agli ascoltatori, sono sempre molto sorpreso che a qualcuno freghi qualcosa della mia musica!