Heavy Prog Rock

Intervista Marquis De Sade (tutta la band)

Di Stefano Ricetti - 17 Agosto 2023 - 8:37
Intervista Marquis De Sade (tutta la band)

Autentica band di culto, gli inglesi Marquis De Sade pubblicarono nel 1981 il 45 giri “Somewhere Up in the Mountains/Black Angel” per poi sparire poco dopo dalle scene immergendosi nelle nebbie della Nwobhm. Di quest’anno il loro inaspettato ritorno, per il tramite dell’intrigante Chapter II (qui recensione), il primo album della loro carriera, iniziata alla fine del 1979.

Di seguito la cronaca della chiacchierata con l’intero gruppo, formato da  Gary Pope (batteria), Pete Gordelier (basso), Giles Holland (tastiere), Chris “Kriss” Gordelier (voce) e Paul “Pauly” Gordelier (chitarra).

Buona lettura.

Steven Rich        

 

 

Da dove derivò la scelta di chiamarvi Marquis De Sade?

Gary Pope: eravamo in sala prove e fu deciso di mantenere il logo con la “M” che avevo disegnato per la mia precedente band, i “Mixdix”. Abbiamo sfogliato la sezione “M” di un dizionario e ci siamo imbattuti in Marquis  De Sade. Ci piacque da subito e stabilimmo così il nome della band.

 

Quali i vostri concerti più significativi nei primi anni Ottanta?

Gary: suonavamo principalmente a Londra. Il nostro concerto più lontano dalla capitale fu a Folkestone, nel Kent. Abbiamo avuto l’onore di supportare tre band di tutto rispetto, all’epoca: gli Stray, i Samson e i Magnum. Con questi ultimi ricordo un aneddoto divertente: poco prima che i Magnum salissero sul palco c’è stato un problema all’impianto e si sono spente completamente le luci. La folla, molto numerosa, intonava il coro “Marquis De Sade-Marquis De Sade” nel buio, pensando fosse una nostra trovata scenica. I  Magnum, già posizionati e pronti per cominciare, si guardarono fra loro sbigottiti! Ah,ah,ah! Comunque, a parte questo, il nostro più grande concerto (da noi stessi promosso) è stato quello al Tolworth Recreation Centre.

 

Marquis De Sade, 1980

 

Tantissime altre band, nel periodo della Nwobhm, fecero di tutto per traferirsi a Londra, proprio perché là “potevano accadere le cose” mentre voi, essendo londinesi, non siete riusciti a spiccare per davvero il volo. Quali i motivi di questa (strana) situazione?   

Gary: eh, caro mio, hai ragione, purtroppo non siamo durati così a lungo  per poter iniziare a godere per davvero della situazione di privilegio di essere residenti a Londra.

 

Quali i motivi del vostro split nel 1982?

Pete Gordelier: in realtà non ci siamo mai veramente separati. Semplicemente ci siamo pian piano allontanati fra noi. Il tastierista San Remo voleva allontanarsi dal suono e dallo stile dei Marquis De Sade. Abbiamo quindi iniziato a diradare le prove e poi, si sa come va in queste situazioni, scema l’interesse e subentrano altre priorità.

 

Marquis De Sade, 2023

 

Da dove nasce la scelta di rimettervi insieme?  E a quando risale esattamente?

Giles Holland: all’epoca dell’uscita da parte della High Roller della compilation Somewhere Up in the Mountains nel 2012 si ristabilì l’interesse nei nostri confronti da parte dei fan, delle etichette e dei promoter. All’epoca suonavo l’organo Hammond in un trio soul-funk con Gary e a un certo punto mi chiese se fossi stato interessato a suonare le tastiere con i Marquis De Sade dal momento che San Remo non era più della partita. Presi in seria considerazione la proposta che però decollò definitivamente nel momento in cui incontrai Pete ad un concerto di tributo a favore di Kevin Pope. Ci siamo riuniti ufficialmente all’inizio del 2020.

Kriss Gordelier: aggiungo che la High Roller è riuscita a contattare qualcuno di noi Gordelier grazie all’unico nostro indirizzo e-mail esistente, che apparteneva alla mia defunta moglie Jenni. Ci hanno chiesto di poter pubblicare i nostri  demo su vinile e il resto, come si suol dire in questi casi, è ormai storia.

 

 

La band più sottovalutata e quella più sopravvalutata della Nwobhm secondo voi.

Kriss: nessuna, secondo me. Tutte quelle in giro in quel  momento avrebbero potuto diventare grandi.

Pete: tutte le band che ho visto e ascoltato durante la NWOBHM avevano grandi potenzialità. La differenza l’ha marcata il fatto di sapersi proporre e gestire al meglio e avere anche un pizzico di fortuna. I più  sottovalutati per me sono ovviamente gli Angel Witch. Soprattutto quando ne facevo parte! (Che fosse mia la colpa? Ah,ah,ah!). Poi, ovviamente, i Marquis de Sade! Ah,ah,ah!

 

Marquis De Sade, live, 1981

 

C’era qualche band Nwobhm che vi assomigliava, a livello sonoro, nei primi anni Ottanta?  

Gary: non ricordo nessuna band che suonasse similmente a noi, moltissime avevano due chitarre, penso che le tastiere ci abbiano parecchio caratterizzato.

Kriss: all’epoca non sapevo che appartenessimo alla NWOBHM, sapevo solo quanto eravamo bravi! Ah,ah,ah!

 

La vostra storia è spesso annodata a quella dei Mixdix… Potete fare un po’ di chiarezza a riguardo? 

Gary: non ricordo la data esatta, ma nel 1979, più o meno, formai i ‘Mixdix’ insieme con mio fratello Kevin. La line-up schierava: Gary Pope, batteria – Kevin Pope, chitarra – Bob Brown, voce e basso e per finire Mike Morton alle tastiere. Nel momento in cui ci sciogliemmo pubblicammo un annuncio su Melody Maker per trovare un cantante e un bassista per fondare una nuova band. Kriss e Pete si presentarono insieme – decisamente un bel colpo! – e ci trovammo subito d’accordo. Da lì abbiamo iniziato a provare una o due volte alla settimana, a Londra, generalmente dentro degli studi posti sotto dei vecchi archi ferroviari.

 

 

Vostri pensieri e parole per le seguenti band

Saxon –         PETE: i Saxon sono l’epitome della NWOBHM! Non vedo l’ora di vederli dal vivo a fine anno con i Judas Priest e la band che mi ha iniziato all’heavy metal, gli Uriah Heep.

Blind Fury –    PETE: gran gruppo, specialmente con me in formazione! Ah,ah,ah!

Threshold –     GARY: ricordo quando consumai il loro album ‘Wounded Land’ in musicassetta all’interno della mia auto, fu il periodo nel quale nacque mia figlia Hayley. Un gran disco, quello.

Black Widow –   PETE: non conosco nè Threshold nè Black Widow, sorry!

Pink Floyd –    PETE: amo i Pink Floyd. Uno dei miei rimpianti è non averli mai visti dal vivo. Gilmore è uno fra i miei “top five great guitarists”.

Jethro Tull –   PETE: un’altra leggenda del Prog. Ian Anderson è tanto bravo come musicista quanto come compositore.

Marillion –          PETE: non mi piacevano, all’inizio. Tutto è cambiato quando Steve Hogarth si è unito a loro: che voce e canzoni incredibili! La prima volta che li ho visti dal vivo mi si è stampato in faccia un sorriso da ebete e me lo sono tenuto per tutti i novanta minuti del loro concerto. Li amo.

The Handsome BeastPETE: ammetto di avere capito chi sono dopo essermeli cercati sul web, per poterti rispondere. E il bello è che li vidi pure dal vivo, a suo tempo! Ah,ah,ah! Grande concerto, il loro, e grande band!

 

Marquis De Sade, Chapter II, 2023

 

Chapter II è stato pubblicato sia in Cd che in vinile, da master totalmente differenti. Molte band se ne fregano e sbattono su vinile l’unico master esistente, ossia quello fatto per poi finire su CD. Voi avete optato per una scelta molto più onesta, nei confronti dei fan.  

KRISS: va dato atto alla Golden Core di avere operato un grande lavoro, hanno trattato l’album e anche noi come band con grande rispetto.

PAULY: Dopo aver mixato Chapter II sarebbe stata la fase di mastering a marcare la differenza, con i rischi della regressione digitale. E’ da lì che nasce il tutto. Golden Core ha fatto un lavoro straordinario su entrambi i formati e sono stato felice di vedere che hanno usato due diversi master per il vinile e il CD. Hanno utilizzato le persone giuste per i formati giusti. Fa una differenza enorme.    

 

Kevin Pope

 

Dammi il tuo ricordo riguardo Kevin Pope, mancato nel 2018.

GARY: il fumo che dipartiva dal manico della sua chitarra al concerto di Tolworth! Ci manca tantissimo Kevin ma siamo sicuri che leggendo questo divertente aneddoto si farà una risata, da lassù.

 

Che sensazioni avete provato durante l’esibizione al recente Keep It True?

GARY: ottime! A parte il suono spropositato del rullante! Non abbiamo capito cosa sia successo, perché durante il soundcheck tutto funzionava a meraviglia. È stato emozionante vedere la folla cantare insieme con noi “Somewhere up in the Mountains”. A Kevin sarebbe piaciuto tantissimo potere essere lì con noi!

KRISS: Sono sicuro di poter parlare a nome di tutta la band quando dico che è stato fantastico.

 

Conoscete band italiane?

KRISS: gli Arthemis.

 

Chris “Kriss” Gordelier

 

Capiterà di vedervi suonare dalle nostre parti?

KRISS: saremmo lì già adesso se qualcuno ci fissasse qualche data.

PETE: Ci piacerebbe. Ho trascorso delle fantastiche vacanze sui vostri laghi, spero di poterci tornare a breve. Riguardo delle date ne parleremo col nostro manager, comunque.

 

Prossime mosse?

KRISS: concerti e nuovo album.

 

E’ tutto, chiudete come meglio vi aggrada.

KRISS: ringraziamo tutti i fan per aver mantenuto vivi i Marquis De Sade, siete fantastici! Keep on Rocking.

 

Stefano “Steven Rich” Ricetti