Doom

Intervista Old Night (Luka Petrovic)

Di Marco Donè - 24 Giugno 2022 - 16:41
Intervista Old Night (Luka Petrovic)

Dopo avervi parlato del nuovo “Ghost Light”, terza fatica dei doomster croati Old Night, nello scorso mese di maggio abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con Luka Petrovic, mastermind della band di Rijeka. Eccovi il resoconto della nostra interessantissima chiacchierata.

Buona lettura!

Intervista a cura di Marco Donè

 

You can read the interview in English here.

 

Ciao, Luka, sono Marco di Truemetal.it. È un vero piacere averti ospite sulle nostre pagine, come stai?
Ciao Marco! Sto benissimo, grazie per avermelo chiesto e per avermi ospitato. È un vero piacere!

La prima domanda mi sembra ovvia: con la fine delle restrizioni dovute alla pandemia avete ripreso a esibirvi dal vivo. Avete suonato a Zagabria. Com’è stato tornare a salire su un palco e suonare davanti ai vostri fan?
Siamo riusciti a fare un paio di concerti durante l’intera crisi pandemica, ma questo è stato il primo show senza restrizioni, dopo oltre due anni. È stato semplicemente fantastico: non solo perché abbiamo potuto presentare il nostro nuovo disco al pubblico, ma anche perché abbiamo avuto una parvenza di normalità. Come abbiamo iniziato a suonare è stato subito chiaro quanto fosse mancata la dimensione live alla gente e come tutti fossero davvero contenti che i concerti potessero riprendere, dopo così tanto tempo. Questo weekend, inoltre, avremo finalmente la possibilità di promuovere l’album nella nostra città natale, e siamo più che eccitati.

Ti faccio una confidenza: quando sono entrato in contatto con gli Old Night, per la prima volta, ho subito fatto una riflessione: voi suonate un personalissimo doom metal: melodico, glaciale e profondo, una sorta di colonna sonora per la riscoperta di sé stessi, in solitudine. Un qualcosa che, per certi aspetti, va in contrasto con l’idea che abbiamo della Croazia, a cui associamo le spiagge, il mare, le vacanze estive. Un aspetto che mi ha spiazzato, all’inizio. Come spiegheresti questa sorta di contrasto?
Sono completamente d’accordo con la tua affermazione. La Croazia non è un paese famoso per la sua scena metal che, per molti aspetti, non è affatto una scena omogenea. Per questo, tra le altre ragioni, non molte band croate sono famose o hanno un seguito al di fuori dei confini del nostro paese.
Molte persone tendono forse a dimenticarlo, ma la Croazia è stata invasa negli anni Novanta e gran parte della mia infanzia e adolescenza è stata caratterizzata da quegli eventi. Sebbene la regione in cui viviamo non abbia subito conseguenze come altre parti della Croazia, penso che questi eventi abbiano avuto un effetto indelebile su di me. La città in cui viviamo, inoltre, è una delle più piovose d’Europa. È probabile, quindi, che questi aspetti abbiano influenzato la nostra musica.

 

Il videoclip di ‘Cognitive Dissonance’, singolo estratto da “Ghost Light”

 

Vorrei soffermarmi anche sul vostro nome, Old Night, che, secondo me, si sposa alla perfezione con la vostra proposta. Com’è nata la scelta del vostro moniker e che significato ha per voi l’immagine “Old Night”?
“Old Night” è un termine dal “Paradiso Perduto” di Jon Milton. Rappresenta una delle due forze, o spiriti, che Satana incontra durante il tumulto del caos. Queste due divinità, Chaos e Old Night, governano la selvaggia Abbys, che è il grembo della Natura. L’intera idea suonava alla grande perché nella letteratura classica non c’è traccia di divinità che governano e mantengono il caos sopra l’Inferno. Suonava anche come qualcosa di antico e, forse, qualcosa di cui hai sentito parlare, ma di cui non conosci il significato. E nella mia mente era il nome perfetto per una band come noi. Ovviamente si è sviluppato ulteriormente con la creazione del nostro logo e dei simboli che hanno dato un’immagine a quell’idea. Al momento li usiamo come backdrop nei nostri spettacoli dal vivo e, secondo me, sono diventati un marchio di fabbrica della nostra band.

Un aspetto che ho sempre apprezzato negli Old Night sono i testi, molto profondi e carichi di significato. Ti va di spiegarci quali sono gli argomenti che avete trattato nell’ultimo album “Ghost Light”?
“Ghost Light” è la fine della trilogia che abbiamo iniziato con il nostro primo disco, nel 2017. A partire dal primo album volevo trattare cose molto personali, situazioni e persone a me vicine. A volte gli argomenti erano davvero espliciti, in altre occasioni non erano così ovvi, ma le persone che mi conoscono sanno di cosa parlo nelle mie canzoni, e negli album. “Ghost Light” va inteso come una sorta di chiusura epica della trilogia e una sorta di addio al nostro protagonista principale.
Ho lavorato nei teatri per quasi un decennio e da quell’esperienza ho ricavato il titolo del disco. Il termine “Ghost Light” viene infatti usato quando, una volta chiusi i teatri, rimane una sola luce accesa sul palco, una sorta di promessa di tornare e riaprirli, prima o poi. La Croazia, come altri paesi dell’Europa Orientale, sta affrontando un’emigrazione diffusa, causata dalla crisi economica, ma anche dal sistema in cui viviamo, e dai nostri governi. Questo concetto l’ho usato come base per raccontare una storia che molte persone possono sentire propria. L’intero album segue la storia del protagonista principale e i testi, sostanzialmente, si susseguono, narrando la sua ricerca di un posto sotto il sole, l’amore, la famiglia, ma anche la lotta, la depressione e infine l’inevitabile addio. La storia è divisa in otto capitoli e l’intero racconto si chiude, come una sorta di cerchio, con l’ultima canzone, visto che la traccia si apre con una rivisitazione del tema presente nell’introduzione e con una versione alternativa della prima strofa dell’album. In poche parole è la stessa persona che guarda la medesima scena con occhi diversi, prima di dare il suo ultimo addio.

Quanto è importante per te, e gli altri membri del gruppo, il contatto con la vostra terra? Quali sono gli aspetti che vi toccano di più? La sua storia? La sua natura?
Semplicemente amo il mio paese! Intendo la terra; disprezzo il governo. Penso che sia il posto più bello della Terra, davvero. La Natura è splendida, indescrivibile; abbiamo una storia ricca, come tutta la regione in cui vivo. Penso che l’intero Mediterraneo abbia un’atmosfera quasi magica: l’odore dei pini, il sale del mare e quella strana malinconia che ci prende tutti, con le prime piogge estive. Non so se potrei vivere da qualche altra parte e anche quando ho pensato di trasferirmi, mi sono chiesto come questo aspetto avrebbe influenzato la mia musica. Non credo che potrei essere ispirato da un altro posto nello stesso modo in cui sono stato ispirato dalla Croazia, sarebbe un altro tipo di “Old Night”. E, in un certo senso, ho scritto “Sacred South” come un’ode doom al Mediterraneo.

Quanto ha inciso il vivere una pandemia, con tutte le limitazioni annesse, nella composizione del nuovo “Ghost Light”?
Affatto! Suonerà egoista, ma ti posso dire che il lockdwon, con il completo isolamento, ha in qualche modo messo fuori fuoco tutte le cose non importanti. Ho potuto dedicare più tempo alla mia famiglia, alla mia musica e ai miei amici. Non posso dire che la pandemia mi abbia ispirato ma mi ha dato più tempo e una prospettiva diversa quando ho iniziato a lavorare alla mia musica. Siamo rimasti toccati solo perché non abbiamo potuto fare le prove per tutto il tempo, visto che siamo stati tutti positivi almeno una volta, negli ultimi due anni. Ma anche nei mesi di completo lockdown siamo rimasti in contatto via skype, abbiamo registrato dei demo, lavorato sugli arrangiamenti delle canzoni, o semplicemente sviscerato alcuni dettagli sulle composizioni.

 

La line-up degli Old Night

 

Luka, so che la tua famiglia ha origini italiane, friulane, se non erro. Hai mai visitato quei posti? Hai mai sentito l’esigenza di entrare in contatto con la storia della tua famiglia?
Mia nonna era di un piccolo paese chiamato Tolmezzo, in provincia di Udine, in Friuli. Là avevamo anche una casa di famiglia, fino all’inizio della guerra in Croazia. Purtroppo non potevamo permetterci di tenerla e abbiamo dovuto venderla, perché l’inflazione durante gli anni della guerra, e del dopoguerra, era inimmaginabile. Ho trascorso lì alcuni dei giorni più spensierati della mia infanzia, andando a trovare mia nonna e mio zio. Ci andavamo abbastanza spesso, quando mio zio era ancora vivo. Adesso, quando mi sento triste, mi capita di cercare su google earth la nostra vecchia casa. Osservo il giardino, come fosse una foto. C’è ancora il nostro vecchio melo, davanti alla casa.

Tornando a parlare di “Ghost Light”, l’album è uscito per la label russa Solitude Productions. A causa dell’attuale situazione che stiamo vivendo, con il conflitto tra Russia e Ucraina, avete avuto qualche problema con la diffusione del disco. Ti andrebbe di spiegarci cos’è successo?
Il nostro disco è stato pubblicato il 4 marzo via Solitude Productions. Sfortunatamente i problemi sono iniziati anche prima della pubblicazione del disco, visto che due giorni prima della data di prevendita la Russia ha invaso l’Ucraina. Noi, come praticamente tutti in Europa, eravamo completamente scioccati e all’epoca non sapevamo come si sarebbe sviluppata la cosa. Non eravamo nemmeno sicuri che l’etichetta sarebbe andata avanti con l’uscita del nostro album, ma lo ha fatto. Abbiamo subito notato che qualcosa non tornava: non c’erano interviste, le recensioni erano poche e poi, com’era ovvio, la situazione è precipitata, diventando una guerra a tutti gli effetti. Solo quattro giorni dopo l’uscita del nostro disco la Solitude Productions ha chiuso i battenti e ha interrotto le sue attività. So che in un quadro più grande una piccola band come la nostra non è importante, ma eravamo davvero devastati. Abbiamo dedicato così tante ore ed emozioni per realizzare “Ghost Light” e lo abbiamo visto morire sul nascere. E voglio chiarire una cosa: i ragazzi della Solitude Productions son stati fantastici con noi e sono andati ben oltre ciò che ci si poteva aspettare, anche solo per averci inviato i CD dopo che le compagnie aeree erano state tagliate fuori, per darci più copie e aiutarci con la pubblicazione.

Ti espongo una mia considerazione: a febbraio sono state date delle pesanti sanzioni alla Russia, con l’intento di metterla in difficoltà dal punto di vista economico, in modo da obbligarla a interrompere la guerra. Siamo a maggio, la guerra continua, mentre a fermarsi sembra sia l’arte, come successo a voi con la Solitude Productions, o come successo in Italia con alcune opere teatrali. Condividi questa mia riflessione? Ti andrebbe di approfondire l’argomento?
Penso che in questo momento l’UE e il mondo occidentale vedano le sanzioni come l’unico modo per prendere posizione contro l’invasione. Sfortunatamente la pressione distruggerà tante persone innocenti quante saranno quelle a sostegno dell’attuale regime in Russia. Tutti quelli che sono abbastanza grandi per aver vissuto una guerra sanno che alla fine tutti perdono.

Torniamo a parlare degli Old Night. Il tuo gruppo, secondo me, ha un potenziale enorme. La vostra proposta è molto personale e ogni vostro disco è ispirato e dotato di una qualità davvero elevata. Nonostante questo, secondo me, non state ottenendo il seguito e l’attenzione che meritereste. Il fatto che voi arriviate dalla Croazia, una terra che non può vantare la tradizione metal di un paese come la Svezia, ad esempio, può incedere in questa direzione? Qual è il tuo pensiero?
Sicuramente qualche legame con questo aspetto c’è. Siamo un piccolo Paese che ha solo tre milioni e ottocentomila abitanti e, nonostante tutto il turismo, non siamo ricchi. Il nostro non è un grande mercato per la musica, tanto meno per l’heavy metal. Che ci piaccia o no, il termine “doom metal croato” non ha molto peso agli occhi dei promoter. Se guardi un festival classico, tra le cento band vedrai solo un paio di gruppi doom metal, e nessuno croato. E, a essere onesti, il nostro non è nemmeno il classico doom metal. Non ci muoviamo su un territorio sicuro, e non lo facciamo per i numeri. Per aggiungere al danno la beffa, poi, questo è un genere di nicchia.

Luka, una domanda che guarda al tuo passato… Abbiamo imparato a conoscerti come il bassista degli Ashes You Leave. L’ultimo disco della band risale al 2012… Com’è la situazione? Ci sarà mai un nuovo album?
Devo dire che fa un certo effetto, ma sì, sono già passati dieci anni dal nostro ultimo disco. Dopo “The Cure for Happiness” abbiamo celebrato il nostro ventennale, nel 2015, che prevedeva una serie di concerti per festeggiare tale traguardo. Abbiamo suonato l’ultimo concerto nella nostra città natale, in un festival locale, e già allora era chiaro che alcuni membri non sarebbero stati in grado di continuare a vivere in Croazia. Le cose sono tutt’altro che ideali dove viviamo e non è stata certo una sorpresa vedere alcuni di noi iniziare a cercare opportunità di lavoro e un futuro migliore altrove. Al momento sono l’unico membro degli Ashes You Leave che vive ancora in Croazia. Quindi, per rispondere alla tua domanda, la band è in pausa e non ci sono piani immediati per registrare nuovo materiale con quel nome. Le porte sono comunque tutte aperte e non sai mai cosa possa riservarti il futuro! Come saprai, Giada, la nostra vocalist, è impegnata con i Frozen Crown e loro hanno già pubblicato il terzo disco, “Winterbane”; il nostro batterista Dalibor “Insanus” è sempre attivo e sta attualmente lavorando ai nuovi Black Cult, Zvijer, Suton, Hibernum ed eventualmente anche ad altre band e progetti.

 

Luka Petrovic in azione sul palco

 

E adesso? Quali sono i progetti futuri di Luka Petrovic e degli Old Night?
Per quanto riguarda i piani immediati, stiamo lavorando alla riedizione di “Ghost Light”. Dovremmo avere tutti i dettagli nel giro di poche settimane, ma l’edizione in CD dovrebbe essere rilasciata – o ripubblicata – alla fine di settembre o all’inizio di ottobre, seguita dall’edizione in vinile. Dobbiamo solo esaminare tutti i dettagli e poi faremo l’annuncio, dove riveleremo l’etichetta che se ne occuperà. Se mi stai chiedendo della musica, ho un nuovo EP in lavorazione, che è quasi finito. Pensavo di pubblicarlo quest’anno, ma con tutto quello che si sta muovendo con “Ghost Light” penso che dovrà aspettare almeno il prossimo anno. Sento ancora l’eccitazione per la nuova musica, quindi ci saranno molte notizie da parte nostra nell’immediato futuro.

Luka, siamo arrivati alla fine di quest’intervista. Ti ringrazio per il tempo che ci hai dedicato e lascio a te le ultime parole per un saluto ai lettori di Truemetal.it. Noi ci vediamo presto on the road.
Innanzitutto, Marco, vorrei ringraziarti personalmente per aver seguito il nostro lavoro sin dal primo giorno! Quando nessuno ci dava attenzioni ed eravamo solo un nome in un mare infinito di band, avevamo una recensione su un portale importante come Truemetal.it. Te ne saremo per sempre grati. Grazie mille per l’intervista e la possibilità di presentare gli Old Nght ai vostri lettori. Vorrei invitarvi tutti a dare un ascolto alla nostra band e al nostro nuovo disco “Ghost Light”. E sono fiducioso, ci incontreremo on the road!

A nome di Old Night,
Luka Petrovic

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