Hard Rock Heavy

Intervista Olé Bang (ex tour manager di King Diamond, ora dei Candlemass)

Di Michele Savoldi - 30 Aprile 2021 - 8:30
Intervista Olé Bang (ex tour manager di King Diamond, ora dei Candlemass)

Intervista a Olé Bang da parte di Mickey E.Vil (The Mugshots, Radio Onda D’Urto FM). A questo LINK è possibile leggere la versione in inglese.

Questa non è una delle solite interviste a un musicista, un cantante, un produttore o un discografico. Questa è una bella chiacchierata con uno dei migliori tour manager della storia dell’heavy metal, l’uomo che ha reso possibili in tutto il loro splendore i leggendari show di King Diamond e Mercyful Fate, il professionista che da qualche anno fa sì che i Candlemass ci regalino concerti memorabili. In generale parliamo di un grande lavoratore dello spettacolo che essendosi fatto le ossa ai tempi d’oro è oggi in grado di tuffarsi con serietà in questo bizzarro mondo digitale.

Dunque caro Olé. Quando hai iniziato a lavorare nel music business e quali erano i tuoi compiti allora?

Tutto iniziò quando incontrai Hank Shermann nel 1980 ad un concerto dei Judas Priest ad Amburgo. Stavo facendo delle foto per me stesso e per alcune riviste di allora e sulla via del ritorno in Danimarca mi imbattei in Hank. Lui notò la mia macchina fotografica e mi chiese se potessi fare delle foto per la sua band, i Brats. Ci incontrammo e scattai alcune foto per loro, per poi finire a frequentare il gruppo. Era un quartetto e il bassista faceva pure il cantante. Un giorno decisero di prendere un vocalist che si dedicasse al ruolo e ad una delle prove successive King si presentò per cantare, diventando alla fine il nuovo cantante. Il gruppo mutò poi nei Mercyful Fate e io li stavo ancora frequentando in quel momento, coi primi piccoli show che si organizzavano. Io aiutavo facendo del mio meglio e le cose ci portarono a viaggiare al di fuori della Danimarca: dal momento che avevo un lavoro regolare con delle entrate ragionevoli, talvolta mettevo dei soldi per quello che serviva occupandomi della pianificazione dei viaggi e del lavoro d’ufficio. Eravamo ancora agli inizi ma nel momento in cui il successo arrivò per la band, le cose si fecero sempre più serie. In breve, i miei compiti dal punto di vista degli affari crebbero con il progredire del gruppo.

Com’era la scena heavy metal in Danimarca negli anni Ottanta?

Era un misto di punk, rock e metal. Il glam rock era anche molto importante e un sacco di gruppi inglesi venivano a suonare a Copenhagen. Davvero tanti. Alcuni di loro più tardi divennero supersta della scena rock internazionale.

Quali sono i tuoi ricordi migliori e peggiori (se ce ne sono) dell’aver gestito King Diamond e Mercyful Fate durante tutti questi anni?

Beh, i peggiori sono facili da ricordare: gli show cancellati sono sempre difficili da gestire e ce ne sono stati un bel po’. È un incubo comunicare le cattive notizie perché uno show o persino un intero tour è da annullare. Talvolta un annullamento accade solo ore o addirittura minuti prima che il concerto inizi. I ricordi migliori sono probabilmente quelli che riguardano l’aver superato con successo qualcosa di nuovo e difficile da raggiungere. I Mercyful Fate negli Stati Uniti per la prima volta nel 1984 è un’esperienza che non potrà mai essere superata. I loro show con i Metallica in alcuni festival europei è un altro grande ricordo. I concerti di King Diamond nel 1990 in tre enormi location in Spagna con una produzione davvero valida sono tra i miei migliori ricordi relativi alla band e il nostro trasferimento temporaneo negli Stati Uniti nei tardi anni Ottanta è un periodo al quale ripenso con grande gioia. È stato fantastico essere a Los Angeles in quei giorni; ancora mi manca.

E il lavoro coi Candlemass? Che differenze ci sono rispetto a lavorare con King Diamond e Mercyful Fate?

Quando ho iniziato a lavorare coi Candlemass, avevo una montagna di esperienza alle mie spalle. Non è stato nemmeno minimamente paragonabile come difficoltà e nessuna sorpresa spiacevole. Avevo vissuto tutti gli sbagli del principiante e mi sono potuto concentrare sul lavoro effettivo. Avevo anche già contatti in molti posti il che ovviamente ha portato benefici alla band e a me stesso.

Escludendo la situazione legata al Covid-19: com’è cambiato il music business rispetto ai gloriosi anni Ottanta quando si tratta di lavorare al tour di una band heavy metal?

Oggi tutto è digitale: e-mail, smartphone, social media e via dicendo. “Ai bei tempi” lavoravamo con macchine da scrivere e telefoni fissi. Per inviare una lettera usavamo un telex o (un nuovo fantastico mondo) il fax se dovevamo essere veloci, ma anche semplicemente la posta regolare agli uffici postali. Prima dei telefonini usavamo la telefonia fissa e i telefoni a pagamento. Negli Stati Uniti avevamo le tessere telefoniche e i cercapersone. Tanti accordi erano presi mediante telefonata ed era molto facile fare qualcosa di sbagliato, intenzionalmente o per sbaglio. Oggi hai una e-mail con tutti i dettagli, i progetti, immagini e via dicendo tramite Dropbox e altre cose fantastiche. I trasferimenti di denaro necessitavano di una settimana e più e gli assegni dovevano essere convalidati in banca prima che il denaro fosse disponibile. In Europa forse ti ricorderai i tempi antecedenti alla valuta Euro, ogni nazione aveva la propria moneta. Immagina il mal di testa ad andare in giro col banchetto del merchandise in un tour Europeo con i pagamenti ovviamente in contanti e lo stesso era per il compenso della band. È divertente ripensarci ma è molto più facile e veloce oggi.

Ti piacciono i social media? Credi che siano sempre un beneficio o talvolta anche qualcosa di negativo?

No, per nulla! Capisco la possibilità dell’utilizzo di social media a vantaggio di una band, per promuoverla, generare “traffico” e cose simili ma personalmente non mi piacciono. Troppi post irrilevanti e l’irresponsabilità degli utenti mi hanno fatto stare alla larga da tutto ciò.

Cosa ricordi del lavoro con la tua etichetta, la Diamond Records? Pensi che realizzerai ancora qualcosa in futuro?

Sicuramente non farò uscire più nulla. Realizzai quella piccola etichetta in parte per divertirmi e in parte per avvicinarmi a capire come funzionava ogni dettaglio del procedimento. Avevo anche una speranza di benefici finanziari ma in breve divenni più saggio. È stato divertente finché è durata, non ho mai realizzato alcun profitto reale ed è stato doloroso alla fine buttar via parecchi cd che non avrei mai venduto.

(Gli Illwill, band prodotta da Olé con Andy LaRocque alla chitarra, Sharlee D’Angelo al basso e Snowy Shaw alla batteria)

Che musica ti piace ascoltare nel tempo libero?

Alla radio c’è una grandissima varietà di roba, oppure mi capita di ascoltare il mio vecchio iPod, dove ho salvato tutta la mia vecchia musica. Non ascolto mai jazz o musica classica sebbene apprezzi quest’ultima quando la sento. Rap, grunge e death metal pure non fanno per me. Poi ascolto qualsiasi cosa mi arrivi in termini di demo e promo album.

Qualche novità per il futuro immediato di King Diamond che puoi rivelare, parlando di un nuovo album?

Di questo non posso parlare per nulla. Durante il 2020 il mio lavoro con King Diamond e Mercyful Fate è finito, non lavoro più per nessuna delle due band. Ora sono indipendente e mi occupo esclusivamente dei Candlemass ma ho iniziato un rapporto di lavoro anche con la Magnus Rosén Band così come sono un tour-manager freelance per chi richiede i miei servizi.

Grazie per essere stato con noi, caro Olé, un saluto finale per i lettori di TrueMetal?

Mantenete viva la speranza, rock on e seguite il futuro della musica.

Photo by Håkon Grav