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Intervista Steve Hackett

Di Michele Savoldi - 27 Settembre 2021 - 6:00
Intervista Steve Hackett

Intervista a Steve Hackett da parte di Mickey E.Vil (The Mugshots, Radio Onda D’Urto FM). In fondo alla pagina è possibile ascoltare la stessa in versione audio con sottotitoli. Buona fruizione.

Under a Mediterranean Sky e Surrender of Silence sono stati registrati durante il lockdown. Com’è stata questa nuova esperienza per realizzare un disco?

Beh, credo che ci siano due modi di convivere con la pandemia e il lockdown: uno è lamentarsi perché non possiamo uscire a divertirci, l’altro è celebrare il tempo extra che abbiamo ottenuto grazie alle circostanze. I due dischi sono molto diversi: Under a Mediterranean Sky è estremamente volto all’evasione, è romantico e lascia spazio ai sentimenti. L’altro disco, Surrender of Silence, ti porta a sognare direi con l’armatura indosso, con armamenti fatti di chitarre: è un disco antiproiettile, decisamente! L’idea è arrivata velocemente, è un disco molto aggressivo con aspetti legati ai commenti sociali; credo che i due dischi siano collegati dalla tematica del viaggio: Under a Mediterranean Sky è un viaggio immaginario intorno al Mediterraneo, se si potessero visitare tutti quei posti con degli stili musicali sarebbe una cosa del genere! Il collegamento col nuovo Surrender of Silence è che vogliamo visitare dei posti ma non sono confinanti l’uno con l’altro: abbiamo il rock russo dei primi due brani, l’esperienza africana di poter rivivere il nostro viaggio in Etiopia grazie all’aiuto di altri musicisti; e naturalmente l’ambito orientale è qualcosa di ancora diverso. Credo che stessi cercando di costruire qualcosa e Jo mi suggerì che avremmo potuto fare qualcosa che andasse da Shangai a Samarcanda, non è la prima volta che mi lancia queste sfide e all’inizio mi chiedo se siamo in grado di farlo! Poi mi sono ricordato il nostro viaggio all’isola di Penang, in Malesia, dove c’è il tempio Kuan-Yin: ci metti tutto il giorno per salire sul tempio e prima devi superare tutte le persone che vendono la loro mercanzia, come un mercato dell’antiquariato, una sorta di trappola per turisti. Poi vai avanti ed è come ritrovarti su diversi piani, diversi mondi: ad un certo punto c’è questa fontana con dentro un sacco di tartarughe! È bizzarro, quando prosegui incontri varie statue di divinità e ci vuole molto tempo per raggiungere la cima che è un giardino sul tetto con un’enorme statua d’oro alta, credo, qualcosa come dodici metri. È stato il pensiero di quei posti, hai presente…diciamo che non sono grandi come negozi…i chioschi! Quei chioschi all’inizio mi hanno ispirato per metter giù la canzone, in altre parole essa continua a cambiare per spostarsi altrove e le dinamiche sono diverse di volta in volta: è qualcosa di complesso da tradurre in musica e solo un pazzo come me può mettercisi, due pazzi come io e Jo!

Che argomenti hai esplorato nei testi di Surrender of Silence?

Inizialmente la tematica russa, l’idea di Natalia che rappresenta ogni donna russa: la facciamo tornare indietro di mille anni e ogni verso descrive le esperienze di un’altra persona chiamata Natalia. Inizialmente è una pagana e nel momento in cui la Chiesa inizia a dominare, viene trattata come una strega e bruciata; poi ci sono altre situazioni come le truppe zariste e lei che muore di fame, poi è vittima dei bolscevichi in un altro verso. E arriviamo ai giorni nostri, avevo in mente il motivo perché venisse avvelenata come Navalny, che è una sorta di Rasputin dei nostri tempi: molto popolare ma che deve essere fermato. Tutte situazioni che fanno parte della storia russa che si ripete nonostante la protagonista cambi: la Russia non ha mai conosciuto la vera democrazia e alla fine questa canzone potrebbe diventare molto popolare e forse potrei ricevere una visita dal signor Putin…forse potrei realizzare una versione in russo! Penso che ogni volta che si metta la testa di fuori, sai…naturalmente abbiamo Fox’s Tango che è basata sulla post-verità nelle trasmissioni…è pazzesco che metà del pianeta sia in campi di prigionia o di profughi, che sono quasi la stessa cosa! L’altra metà detiene le chiavi, sei un secondino o un rifugiato? Questo ci porta a vivere in questo mondo diviso, con tutto quello che sentiamo dalle destre, devi decidere da che parte stare!

Sì, decisamente…quali tre parole useresti per scrivere la più breve recensione di Surrender of Silence della storia? Solo tre parole!

…probabilmente “fottuta merda infernale”!

Sono quattro parole (risate)!

Oh! No, “fottuta” è una parola sola (risate)!

Cosa ci dici della bellissima immagine di copertina?

Può sembrare una galassia ma in realtà è una foto sul palco. Stavo guardando una trasmissione sul telescopio Hubble e parlavano del più grande telescopio che stanno costruendo, credo in Cile, che sarà pronto nel 2025 e che mostrerà ancora di più dell’universo da noi conosciuto al momento. Forse scopriremo qualcosa sugli omini verdi di Andromeda o da ovunque arrivino! Vedremo, sono cose che stanno mettendo insieme, il che è straordinario, credo.

E sul fronte live, cosa possono aspettarsi i fan dal tour di Seconds Out and More?

È divertente perché proprio oggi ho provato il grosso di Seconds Out e anche qualcosa di nuovo. Una volta finite le prove ero completamente esausto e come sempre dopo le prove faccio fatica a stare in piedi, entro in auto e cerco di guidare con prudenza! Quello che posso dire è che si tratta di musica complessa con tanta energia, ma non è solo energia, c’è anche melodia: è messa insieme bene, qualcosa di più rock, qualcosa di più delicato e anche se si tratta della delicatezza di un’orchestra di lamiere ha qualcosa di particolare. Non so come descriverlo, non ho una parola precisa ma è qualcosa di esplosivo!

Che musica hai ascoltato di recente, qualche suggerimento per i tuoi fan?

Nuova musica intendi? È bizzarro perché sono sempre impegnato con la musica ma non ho avuto molto tempo per ascoltare cose. Penso che ci sia un album che vale la pena di ascoltare, quello nuovo di Amanda Lehmann: io do una mano su tre brani ma fondamentalmente è prodotto da Nick Magnus. Ci sono i ragazzi della mia band, Roger King e Rob Townsend ma i brani sono di Amanda che è fantastica sia a suonare che a cantare. È molto originale e quando l’ho ascoltato non credevo che sarebbe stato una tale rivelazione: quando ascolto musica fatta da ragazze o donne, di questi tempi, essa tende ad avere una natura femminista con un odio per l’uomo per lo più. Ma il suo disco non è così, celebra l’infanzia in un modo molto originale. È molto bello, ci sono aspetti legati al jazz, al rock e a tutto il resto con molte voci diverse che vengono usate. È davvero bello e ho fatto una bella recensione io stesso, sembra che l’interesse stia crescendo e sono felice per lei!

Sei un musicista solista da secoli ormai, circondato dai migliori musicisti in circolazione che suppongo essere anche buoni amici…

Sì, lo sono!

Hai mai nostalgia delle dinamiche di lavoro con una band?

Mmhh…credo che suonare con una band sia ottimo quando sei giovane…ma credo che chiedere il permesso di fare qualcosa non sia come avere la possibilità di implementare una visione d’insieme di qualcosa. Credo che ci siano persone che fioriscono come musicisti di squadra e altre persone che necessitano di avere a disposizione l’intera tela, per così dire. Non so se a Čajkovskij interesserebbe suonare in una band con altre persone, capisci cosa intendo? A me piace la visione d’insieme, stessa cosa per Bach: se Bach fosse ridotto ad un quinto della sua capacità, avremmo qualcosa di diverso…in altre parole, ci sono persone che sono come dei concentrati già pronti in un certo senso: così sanno meno d’arancia, ma io voglio un’arancia completa perché è un frutto fantastico in sé e per sé, è completo! Per qualcuno può essere fantastico essere in una band, si fanno cose magnifiche insieme…ma poi vieni a sapere che si facevano la guerra, il cantante la faceva al chitarrista e il tastierista voleva blah, blah, blah…l’unico modo per far funzionare la musica come si deve è quando le persone si mettono insieme per servire un’unica visione. Dunque se sei in una band dove si parla di completa democrazia, dove si suonano le canzoni di tutti e ognuno si mette al servizio del compositore del pezzo, avresti una band come nessun’altra ma non conosco nessuna band così! La maggior parte dei gruppi deve fare i conti col fatto che nel migliore dei casi devono avere a che fare con un maniaco del controllo che insiste sul fatto che il suo volere dev’essere rispettato e che gli altri devono seguirlo! Talvolta ciò produce dei lavori molto, molto buoni ma in altri casi non si ottiene il meglio da ognuno.

Ora la solita domanda: qualche contatto recente con membri dei Genesis?

No, per nulla, è da un po’ che non ne ho! Credo che l’ultima persona che mi abbia contattato sia Tony Banks ma non per dirmi “perché non ti unisci a noi per cavalcare ancora insieme verso il tramonto?”. No, era per qualche questione sui diritti…ma mi fa sempre piacere sentirli, prima di Tony credo di aver visto Pete…è qualcosa di grosso nella vita di ognuno, capisci cosa intendo? Io sto vivendo la mia intera esistenza per gestire quello che è stato quel mostro chiamato Genesis: spesso penso che il mio vero lavoro sia iniziato quando me ne sono andato! Ma d’altra parte i miei veri anni di studio sono stati quelli in cui ne ero parte, ci siamo influenzati e studiati a vicenda. C’è stata competizione in questa faccenda dei Genesis, come dicevo prima: congratulazioni private e denunce pubbliche. Alla fine la relazione diventa un legame di tipo politico ma io ho una mia versione, quello che credo sia la mia idea della musica dei Genesis che è qualcosa di idealizzato. Non c’è politica nella mia versione e faccio quelle che credo siano le canzoni migliori, non mi interessa chi le ha scritte, quello che importa è la musica e tuttora è così. Il mio obbiettivo principale è come ottenere il meglio da quella musica, come ottenere il meglio da me stesso e talvolta è la stessa cosa!