Death

Live Report: Arch Enemy + Amorphis + Eluveitie + Gatecreeper @ Alcatraz, Milano – 22/10/2025

Di Vittorio Cafiero - 26 Ottobre 2025 - 19:26
Live Report: Arch Enemy + Amorphis + Eluveitie + Gatecreeper @ Alcatraz, Milano – 22/10/2025

Photo Report completo: Arch Enemy + Amorphis + Eluveitie + Gatecreeper @ Alcatraz, Milano – 22/10/2025

Ennesimo ricco appuntamento nel locale meneghino per una stagione concertistica autunnale davvero interessante. Quattro band molto diverse tra loro si alterneranno sul palco dell’Alcatraz, dando la possibilità di assistere ad esibizioni tanto interessanti quanto variegate. Vediamo com’è andata.

Gatecreeper

Puntuali alle 18, i Gatecreeper aprono le danze di fronte a un Alcatraz ancora mezzo vuoto ma già pronto a farsi investire da un’ondata di death metal vecchia scuola. Il loro approccio è lo-fi, diretto e privo di fronzoli, quasi una dichiarazione d’intenti rispetto alle band più rifinite che seguiranno. Sul palco si presentano con t-shirt e longsleeve d’altri tempi, in perfetta sintonia con l’estetica old school che li contraddistingue.
L’imponente chitarrista Eric Wagner, fisico da wrestler e presenza scenica intimidatoria, domina la scena accanto al frontman Chase Mason, riconoscibile con l’immancabile cappellino e gli occhiali neri. I suoni — spaccatimpani ma sorprendentemente bilanciati fin da subito — mettono in chiaro che il quartetto americano, pur essendo tale nell’indole, guarda dritto verso la scuola svedese del death metal più grezzo e primordiale, quella di Stoccolma e degli Entombed.
Il pubblico, inizialmente timido, si scalda progressivamente: i tentativi del cantante di innescare un circle pit non vanno a segno, ma l’intera platea finisce comunque col muoversi a tempo e con i pugni alzati.
La scaletta scorre veloce, tra stacchi granitici e riff fangosi, fino alla più “melodica” “The Black Curtain”, con il suo inatteso flavour gothic metal anni ’90, un unicum nel repertorio della band. C’è però sempre una vena di groove di fondo, che conferisce ai Gatecreeper un tocco death’n’roll in linea con la tradizione più sporca e viscerale del genere.
Chiudono in grande stile con “Flamethrower”, durante la quale Wagner si spinge fino alla transenna per suonare praticamente sopra le prime file, lasciando il pubblico con le orecchie a pezzi e un sorriso soddisfatto.

Gatecreeper setlist:
Dead Star
Ruthless
A Chilling Aura
Caught in the Treads
The Black Curtain
From the Ashes
Mistaken For Dead
Flesh Habit
Sick of Being Sober
Flamethrower

 

Eluveitie

Mentre l’Alcatraz continua a riempirsi — con una presenza femminile sorprendentemente ampia rispetto alla media dei concerti metal — è il turno degli Eluveitie, tornati in Italia dopo qualche anno e di nuovo in compagnia degli Amorphis, con cui condividono da tempo un’affinità artistica. Puntuali come un orologio svizzero, salgono su un palco reso magnifico da un backdrop che richiama un’ambientazione silvestre, perfetta per il mondo celtico e mitologico che la band evoca da sempre.
La formazione, come di consueto, combina chitarre, basso e batteria con una serie di strumenti tradizionali: Fabienne Erni, splendida seconda voce e arpista, affiancata dalla nuova arrivata Lea-Sophie Fischer agli archi e alla ghironda, e Nigolas Martinsson che alterna flauti e cornamuse con disinvoltura. Al centro del palco, il frontman Chrigel Glanzmann, fondatore e mente del progetto, alterna growl e scream con perfetto controllo, incarnando la doppia anima del gruppo: radici death metal e spirito folk.
L’attacco è subito potente, death metal dalle tinte folk, ma geneticamente legato alle sonorità del Nord Europa. Nel secondo brano, la violinista passa con agilità dalla viola alla ghironda, mentre le sezioni più pesanti si alternano a momenti di respiro melodico, dimostrando la capacità — tutt’altro che comune — di fondere l’estremo con il tradizionale senza mai scadere nella confusione.
In “Exile of the Gods”, Glanzmann imbraccia un mandolino, forse un po’ pretenzioso visto che risulta quasi inudibile nel mix, ma l’idea contribuisce a rendere la performance ancora più variegata. Il pubblico osserva con attenzione e curiosità, affascinato dalla moltitudine di strumenti e dalla cura degli arrangiamenti. Il momento più intenso arriva con “A Rose for Epona”, in cui Fabienne Erni offre una prestazione vocale impeccabile, capace di trasformare l’atmosfera dell’Alcatraz in una sorta di rito collettivo.
Poi arriva l’immancabile omaggio al pubblico italiano: “The Call of the Mountains”, cantata nella sua versione in italiano, accolta da un coro unanime che riempie la sala. La chiusura è affidata, come tradizione, all’inno “Inis Mona”, piccolo trionfo e punto esclamativo di una performance che ribadisce la solidità e l’unicità degli Eluveitie, capaci ancora una volta di conquistare anche chi non è abitualmente avvezzo a certe sonorità.

Eluveitie setlist:
Ategnatos
Deathwalker
The Prodigal Ones
Exile of the Gods
A Rose for Epona
Premonition
Ambiramus
The Call of the Mountains (in Italian)
King
Inis Mona

Amorphis

Gli ormai veterani Amorphis si uniscono al carrozzone di questa serata all’Alcatraz forti della recente uscita del nuovo album “Borderland”, da cui ci si aspetta qualche estratto in scaletta. Un disco che ha sorpreso per la ricerca melodica più marcata del solito, e che desta curiosità soprattutto per la sua resa dal vivo.
La band finlandese sale sul palco con il consueto aplomb, quasi compassata, e attacca subito con “Bones”, una delle nuove composizioni: il brano funziona bene a livello strumentale, ma la voce di Tomi Joutsen sembra faticare un po’ sulle parti pulite. Con “Silver Bride” il suono si compatta e la grinta aumenta, mentre “Wrong Direction”, tratta da “Queen of Time”, trova finalmente una buona partecipazione del pubblico grazie al suo stacco centrale dal sapore quasi prog.
Le ritmiche di “The Moon” confermano la precisione millimetrica della sezione ritmica e l’equilibrio della band, anche se le linee vocali pulite restano leggermente sottotono. Strumentalmente, però, gli Amorphis sono ineccepibili: ogni dettaglio è curato, ogni nota al suo posto. Ciò che manca, rispetto ad altre occasioni, è forse un po’ di calore e comunicazione con il pubblico — la sensazione è che questa volta stiano “subendo” il ruolo di gruppo spalla, più che viverlo con entusiasmo.
Con “Dancing Shadow” torna in primo piano la componente melodica, guidata dalle tastiere di Santeri Kallio, che in questo brano sembrano davvero dettare la direzione dell’arrangiamento. La parte finale del set è tutta un crescendo: “Black Winter Day” con il suo incedere regale, l’immancabile “House of Sleep” — sempre spettacolare, a prescindere — e una chiusura ad alta intensità con “The Bee”, che sprigiona finalmente la potenza che si era attesa fin dall’inizio.
Gli Amorphis chiudono così una performance tutt’altro che deludente, ma con un andamento altalenante: impeccabili nella forma, forse un po’ meno nel coinvolgimento. Una di quelle serate in cui la perfezione tecnica non basta a scaldare davvero il cuore.

Amorphis setlist:
Bones
Silver Bride
Wrong Direction
The Moon
Dancing Shadow
Death of a King
Black Winter Day
House of Sleep
The Bee

Arch Enemy

Sin dalle prime luci è chiaro che si sta per assistere a uno show di livello altissimo sul piano visivo e produttivo: palco ampio, scenografia imponente e un disegno luci da grande evento. L’impatto scenico è notevole, ma nei primi minuti i suoni appaiono un po’ deboli, mentre la platea sembra più intenta a filmare col telefono che a lasciarsi coinvolgere. I movimenti dei musicisti sono coordinati, quasi coreografici, e in questo inizio l’impressione generale è di una certa freddezza.
Con “Dream Stealer”, proposta a velocità vertiginosa, la band inizia a carburare. Il nuovo arrivato Joey Concepcion, subentrato a Jeff Loomis, si rivela un chitarrista di grande precisione e pulizia, perfettamente integrato in una macchina scenica e musicale ormai rodatissima. Michael Amott, invece, mantiene un profilo più concentrato e meno comunicativo, ma la sua presenza resta magnetica: da oltre quarant’anni rappresenta una delle colonne portanti del death metal melodico, un chitarrista che ha letteralmente contribuito a crearne il linguaggio — dai tempi dei Carcass fino alla consacrazione mondiale con gli Arch Enemy. È quasi inevitabile guardarlo e rendersi conto di quanto sia diventato un riferimento per intere generazioni di musicisti.
La setlist è calibrata al millimetro: dopo l’apertura con “Deceiver, Deceiver” e “Ravenous”, arrivano “Blood Dynasty” e una “War Eternal” energica e coinvolgente, seguita da una “My Apocalypse” più fredda, nonostante l’effetto scenico dei flash dei telefonini accesi. L’esecuzione è tecnicamente perfetta — forse fin troppo — e il pubblico risponde con una partecipazione ordinata, più contemplativa che istintiva. La sensazione diffusa è quella di una serata dominata dalla F.O.M.O.: tutti vogliono esserci, filmare, immortalare, ma pochi si lasciano davvero andare.
Nel cuore del set, “First Day In Hell” conquista con le sue luci ocra e i movimenti sincronizzati tra Alissa e Amott, un colpo d’occhio degno dei grandi palchi internazionali. “Sunset Over The Empire” e “No Gods, No Masters” funzionano bene dal vivo, riportando un po’ di energia in platea. La sezione strumentale “Snow Bound”, immersa in luci color ghiaccio, regala un momento di rara eleganza prima del gran finale: “Nemesis”, con i palloni giganti che piovono sul pubblico, chiude il concerto nel segno del trionfo scenico.
Tutto impeccabile, tutto scintillante — forse troppo. Le chitarre cambiate a ogni brano, i movimenti sincronizzati, la precisione assoluta di Daniel Erlandsson alla batteria e del sempre elegante Sharlee D’Angelo al basso restituiscono l’immagine di una band che si muove su un sentiero perfettamente tracciato, ma ormai privo di sorprese.
Una serata, insomma, ricca e perfettamente eseguita, ma dove — paradossalmente — le band di apertura hanno colpito più degli headliner, almeno sul piano emotivo. Gli Arch Enemy restano una macchina formidabile, ma forse è proprio questa loro perfezione a renderli, talvolta, un po’ distanti.

Arch Enemy setlist:
Deceiver, Deceiver
Ravenous
Dream Stealer
Blood Dynasty
War Eternal
My Apocalypse
Illuminate the Path
Liars & Thieves
The Eagle Flies Alone
First Day in Hell
Sunset Over the Empire
No Gods, No Masters
Avalanche
Encore:
Snow Bound
Nemesis

Vittorio Cafiero