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Live Report: Scarlet Records Fest 2022 @ Legend Club, Milano – 29/12/2022 – Day 2

Di Jennifer Carminati - 30 Dicembre 2022 - 11:01
Live Report: Scarlet Records Fest 2022 @ Legend Club, Milano – 29/12/2022 – Day 2

Live Report: Scarlet Records Fest 2022 @ Legend Club, Milano – 29/12/2022 – Day 2
a cura di Jennifer Carminati

 

E rieccomi oggi, giovedì 29 dicembre, in quel del Legend Club di Milano per la seconda serata dello Scarlet Records Fest 2022 che vedrà come headliner i Vision Divine. Prima di loro i Frozen Crown e i SkeleToon. Purtroppo, causa malattia di uno dei membri, i Winterage previsti in apertura non potranno esibirsi, un vero peccato non poter partecipare a questa reunion di famiglia, come da loro stessi dichiarato nel comunicato stampa di qualche ora fa.

Si comincia quindi alle 21.30 puntuali con i liguri Skeletoon, quattro album all’attivo, ultimo dei quali ‘The 1.21 Gigawatts Club’ uscito lo scorso anno, concept che trae ispirazione da quel “Ritorno al Futuro” che sbancò i botteghini nella seconda metà degli anni Ottanta. Ecco, dunque, Tomi Fooler e compagni mettersi alla guida di un’immaginaria macchina del tempo e condurci in 45 minuti di frizzante power metal saldamente poggiato su ritmi alti, doppia cassa a manetta, riffs incrociati dalle due chitarre di Fabrizio Taricco e il giovanissimo Simone Martinelli, con il compatto Giacomo Stiaccini al basso a intrecciare refrains di presa immediata e capaci di essere facilmente memorizzati. Gli Skeletoon sono ironici e divertenti certo, ma si tratta di una band che fa la propria musica assolutamente con serietà e professionalità, suonando in maniera precisa tutti i 7 brani della scaletta proposta. Fooler, alla voce, non esita ad inserire in ogni assolo dei magistrali e lunghi acuti, tipico trademark del power metal, ma forse metterli anche dove non sarebbero così necessari rende il tutto un po’ esageratamente pomposo, ma il risultato finale ha il suo perché, quindi va bene così, sono io che non amo particolarmente questi virtuosismi alla voce lo ammetto. Il benvenuto ce lo dà “Holding one” ed è subito adrenalina pura con i suoi tempi veloci e cori davvero orecchiabili che ti entrano subito in testa. Il combo ligure ci propone perlopiù canzoni tratte dal loro ultimo album ma non mancano di pescare dai loro precedenti lavori, come “Will you save us all?” e “Nemesis” dall’omonimo album uscito nel 2020, dedicata al lato oscuro del nerd metal, per quando ci prende un po’ a tutti quell’incazzatura cattiva che non riesci a nascondere. ‘Ci hanno etichettato come gruppo tecno dance metal? E a noi piace un casino!!!’ è con questo incipit che Tomi ci introduce a “2204”, dalle melodie truzze 80s amplificate dall’uso massiccio di synths, tributo a gruppi come Helloween e Edguy, di cui i nostri han fatto sicuramente un grande ascolto. Fooler&soci sono in gran forma e mostrano un grande affiatamento che rende il loro spettacolo veramente godevole e divertente tra battute e siparietti e ovviamente dell’ottima musica, con Enrico Henry Sidoti alla batteria che non si risparmia, rulla e batte sulle pelli a spron battuto con una carica incredibile; gli assoli alle chitarre sono precisi e irrefrenabili e ben eseguiti. La chiusura è affidata al pezzo a dir loro lento della serata, “I have the key” con la sua melodia vincente e refrain da vero anthem, un vero gioiellino. Grazie al loro impatto ironicamente scanzonato i Skeletoon riescono a conquistare il cuore e le orecchie del pubblico presente che, come la sottoscritta, vuole anche un po’ di sana positività e allegria da un concerto; ne abbiamo davvero tutti un gran bisogno per lasciarci alle spalle, si spera definitivamente, il covid19 e quest’altro anno in sua spiacevole compagnia.

Grazie quindi per quest’ottimo inizio di serata che ha scaldato in tutti sensi l’aria del locale.

Setlist

  1. Holding on
  2. Will you save us all?
  3. We don’t need Roads
  4. 2204
  5. No easy way out (cover)
  6. Nemesis
  7. I have the hey

Il locale è ancora praticamente mezzo vuoto e mi dispiace davvero molto per le band che devono suonare con così poche persone davanti, non deve essere facile, chapeau davvero. Sono le 22.30 circa ed è arrivato il momento di sfoderare le spade con i Frozen Crown e il loro sound dai toni epico-cavallereschi, con una base power classica e inserti nel metal melodico che non guastano mai. La band milanese fondata nel 2017 dal cantante-chitarrista-tastierista Federico, imprigiona il Legend in un vortice power metal dove una miriade di riff e assoli, si stratificano cementati da poderose linee di basso, mentre piatti e pelli martellanti si susseguono senza sosta. Tra i componenti c’è una buona sinergia e grazie alla loro bravura e interazione l’entusiasmo del pubblico va aumentando ad ogni pezzo. Il cantato limpido e pulito di Giada Etro si accompagna nei cori con quello di Federico Mondelli, chitarrista e principale songwriter; bravissimi anche Fabiola Sheena Bellomo nel maneggiare le sei corde, Francesco Zof al basso e Niso Tomasini dietro alle pelli. Accolti da applausi i nostri irrompono con “Neverending”, dando una scossa al pubblico che esulta (e come dar loro torto) con l’ingresso della brava oltre che bella frontwoman Giada; ora è il loro power metal a dettare legge tra queste quattro mura milanesi. Dalla loro terza fatica ‘Winterbane’ uscita l’anno scorso traggono l’epica cavalcata “The Water Dancer”,“Far Beyond” che loro stessi dichiarano amare particolarmente e “Night crawler”. Riff granitici e compatti in “In the dark”, pezzo che mi è piaciuto particolarmente.

I Frozen Crown danno poi ampio spazio al loro primo disco ‘The Fallen King’ (2018) dal quale ci proporranno ben 4 sui 10 pezzi in scaletta: il loro grande classico “Everwinter”, “I Am The Tyrant” dove la voce da padrona la fa Federico questa volta, sia pulita sia con inserti growl, e “Kings” con il suo ritornello da artiglieria pesante indossata, oltre che la conclusiva “The shieldmaiden”. I Frozen Crown trovano anche il doveroso tempo di farci ascoltare live il primo singolo uscito di recente “Call of the north” titletrack del nuovo album che sarà pubblicato il 10 marzo 2023. Piaccia o meno devo riconoscere che la band funziona, sia per la carismatica frontwoman sia per i pezzi orecchiabili che hanno una buona dose di epicità e ottima presa sull’ascoltatore medio; a mio parere risultano a volte ripetitivi, ma forse è un limite mio con questo genere. Sono convinta che se questi ragazzi avessero suonato per un’altra ora, il pubblico li avrebbe seguiti con lo stesso entusiasmo, per cui avanti così e complimenti, attendiamo l’uscita del nuovo album.

Setlist

  1. Neverending
  2. The water dancer
  3. Everwinter
  4. Call of the north
  5. Kings
  6. In the dark
  7. Far beyond
  8. I am the tyrant
  9. Night crawler
  10. The shieldmaiden

Ed arriviamo ora alla parte alta del cartellone di questa due giorni immersi nelle sonorità prodotte dalle band di un’etichetta discografica italiana specializzata nel genere hard rock e metal fondata che dal 1998 ad oggi ha sfornato innumerevoli artisti di calibro anche internazionale.

I celeberrimi Vision Divine capitanati dal mastermind Olaf Thorsen solcano il piccolo palco del Legend Club di Milano, mostrando a tutti noi quello che sanno fare molto bene attraverso la loro musica, le loro parole e soprattutto la loro performance che parla per loro. Dall’eccelso album ‘When all Heroes are Dead’ del 2019 ci faranno ascoltare l’opener “26th machine” con cui si parte a bomba e “3 men walk on the moon”.

E proviamo ad andare dietro il sole e vedere cosa c’è con “Beyond the sun and far away”. L’interpretazione vocale di Giannini è impeccabile sia negli acuti, sia nella voce calda e pulita, e questa sera ha dato prova di quanto riesca a riproporre sul palco le performance da studio. Una voce potente, alta, cristallina, modulata in maniera deliziosa: un vero professionista del microfono, ottima anche l’interpretazione che da ai testi che canta. Come da lui stesso dichiarato nell’introdurre “Angel of revenge”, al di la dei cantanti cambiati nel corso degli anni, punto comune di tutti è stato l’indubbia qualità dei testi delle loro canzoni che vanno letti perché meritevoli della giusta attenzione. Atmosfera violacea depression per “Violet loneliness”, scritta in un momento particolarmente cupo evidentemente. Gli assoli di Olaf Thorsen sono la ciliegina sulla torta, grazie ad una pregevole esecuzione tecnica alla chitarra. “The perfect machine” è il brano preferito in scaletta da Giannini, e ce lo dimostra con un’interpretazione superlativa. Questa sera propongono ovviamente anche alcuni dei brani più famosi cantati in passato da Luppi e Lione, come la potente “The Secret of Life” e la galoppante “Send me an Angel” tanto per citarne qualcuna. Riconfermata ancora una volta la macchina da tempo dietro le pelli, il bestiale Matt Peruzzi, grande capacità e grinta mostrata dietro a piatti e tamburi. Parlando della vecchia guardia della band, abbiamo visto un Alessio Lucatti alle tastiere sempre attento e un po’ estroverso tra una canzone e l’altra, le due chitarre di Olaf e di Federico Puleri (Pule) che si alternavano tra ritmica e assoli in un connubio sempre vincente, e la presenza di Andrea Torricini (Tower) al basso che è sempre una garanzia. Il set da 75 minuti suonato dai nostri si chiude con la magistrale “La Vita Fugge”, la canzone più indicata per chiudere un festival di un’etichetta dove la band era comunque headliner ma non unica protagonista.

Devo riconoscere che la band, nonostante i molteplici cambi di formazione, sul palco riesce ad esprimere al meglio le proprie potenzialità e stasera mi hanno piacevolmente sorpreso, molto meglio che su disco, devo ammettere che fatico ad ascoltarli, ma live meritano davvero.

Setlist

1.26th machine

2.Beyond the sun and far away

3.God is dead

4.Angel of revange

5.Violet loneliness

6.3 men walk on the moon

7.The perfect machine

8.The secret of life

9.The miracle

10.Send me an angel

Encore

11.La vita fugge

Questa due giorni (qui il report del primo) sono stati la prova vivente di come l’Italia sforni band valide sotto ogni aspetto caratteriale e musicale. Sinceri complimenti e un grazie di cuore alle band che hanno saputo donarci uno show coi fiocchi nonostante l’esigua affluenza di pubblico da cui non si sono fatti scoraggiare, dimostrando passione e professionalità nonostante tutto. Le cavalcate power metal continuano ad avere presa immediata sul pubblico anche non propriamente amante del genere come la sottoscritta, ed è bello e giusto così.

Che altro aggiungere se non un grazie alla Scarlet Records e allo staff del Legend Club per aver riportato sul palco questo festival e non ci resta che aspettare il prossimo anno per altri concerti; non vediamo già l’ora di riassaporare la magica atmosfera che solo la musica live sa dare.

Alla prossima!