Vario

Marco Sfogli

Di Angelo D'Acunto - 24 Aprile 2008 - 0:07
Marco Sfogli

Famoso per aver collaborato con personaggi del calibro di James LaBrie,
Jordan Rudess, Vitalij Kuprij e tanti altri ancora, l’italiano Marco Sfogli è arrivato a tagliare il
traguardo del primo album solista. Abbiamo raggiunto il giovane chitarrista casertano per parlare del nuovo
There’s Hope e saperne di più sugli altri
progetti in cantiere. Buona Lettura.



Ciao Marco, benvenuto sulle pagine di TrueMetal.it. Che ne dici presentarti
ai nostri lettori?

Ciao e grazie per questa intervista. Sono Marco Sfogli, ho ventotto anni e vengo da
Caserta. Suono la chitarra da circa dodici-tredici anni e mi ritengo una persona molto
fortunata.

Quali sono le tue influenze come musicista?

Ascolto praticamente di tutto e questo si riflette nel mio modo di comporre e di
suonare. Mi sono fatto le ossa sull’hard rock anni ’80 e successivamente ho
scoperto il progressive rock/metal di cui mi sono innamorato. Ma ascolto anche
tantissimo blues, fusion, pop, country… un po’ di ogni cosa insomma.

Hai collaborato con James LaBrie, Jordan Rudess, Vitalij Kuprij e altri
musicisti di fama mondiale. Come sei arrivato a lavorare con artisti di questo
calibro?

Con James Labrie è stato un misto tra puro caso e trovarsi al posto giusto nel
momento giusto. Conoscevo Matt Guillory e la mia occasione è venuta nel momento
in cui erano alla ricerca di un chitarrista per registrare il disco Elements
Of Persuasion
. Sono stato regolarmente provinato ed ho ottenuto il posto nella
band. Da quel punto in poi ovviamente sono arrivate le altre chiamate; in questo
lavoro il grosso deriva dalla reputazione che ti costruisci e dalla
professionalità che metti nelle cose che fai.

Vuoi parlami approfonditamente del tuo lavoro svolto insieme a James LaBrie?

Abbiamo registrato Elements Of Persuasion ad Ottobre 2004. Io sono stato
chiamato a giochi pressoché già fatti, nel senso che tutto era bene o male
scritto tranne i soli. Non nego che è stata la situazione ideale in cui
lavorare, vuoi perché c’era molta libertà di registrare come e quando volevamo,
vuoi perché sia James che Matt Guillory e Richard Chycki si sono rivelate
persone molto speciali e che sanno motivarti alla grande… in definitiva è stata
l’esperienza migliore in termini musicali che mi sia capitata fin oggi, devo
molto a quel disco e a quella collaborazione che fortunatamente è continuata e
continua tutt’oggi.


Passando al tuo disco solista; come si sono svolte le fasi di realizzazione di
There’s Hope?

L’idea di fare un disco solista è nata proprio dopo il tour di supporto ad
Elements Of Persuasion
. Avevo un bel po’ di materiale su cui già lavorare,
molti brani sono stati scritti anni e anni fa per cui c’era solo da riaprirli e
dargli nuova linfa. Altri pezzi sono nati durante il tour e altri ancora li ho
scritti nel periodo successivo per cui in definitiva è stato un lavoro
abbastanza lungo. Forse è stato proprio questo fattore che mi ha permesso di
renderlo molto vario e mai monotematico.

Ti sei avvalso della collaborazione di altri musicisti?

In fase compositiva ho avuto il piacere e l’onore di condividere tre brani con
tre dei musicisti che stimo di più, e cioè Genius con Alex Argento,
Seven con
Fabio Tommasone e Memories con Matt Guillory. Dal punto di vista strumentale ho
cercato di scegliere i musicisti adatti in base al genere che si andava ad
affrontare e tutti hanno svolto un lavoro eccellente. E’ stato un vero piacere
lavorare in questo modo, senza pressione da parte di nessuno e soprattutto
compatibilmente con gli impegni di ognuno.

There’s Hope mescola parti rock, blues e country; la mia impressione è come se
ogni traccia fosse dotata di una propria anima. Quali sono state le tue fonti di
ispirazione per la realizzazione di questo disco?

Ma di solito la fonte di ispirazione può essere qualsiasi cosa, un’immagine come
un film o semplicemente una sensazione. E’ una domanda a cui non si può dare una
risposta precisa. La cosa sicura è che ci ho messo tanta passione nel farlo.

Il più delle volte, comporre un disco incentrato sopratutto sulle chitarre, vuol
dire concentrarsi su una cerchia ristretta di ascoltatori. Che cosa deve avere
un album strumentale per conquistare anche coloro che non sono abituati a questo
tipo di proposta musicale?

Deve essere accessibile in termini musicali. Quasi tutti i brani del disco hanno
una forma “canzone” derivante sicuramente dal pop, con una strofa e un
ritornello e via dicendo. L’importante è dare la possibilità all’ascoltatore di
poter cantare il brano, e per arrivare a ciò servono delle linee melodiche
semplici e che siano facili da ricordare.

Come è nata la tua collaborazione con l’etichetta Lion Music? Sei soddisfatto
della produzione e del lavoro svolto per il disco?

E’ nata per caso: ero alla ricerca di un’etichetta che mi desse la possibilità
di far uscire questo prodotto e tra le tante proposte quella di Lasse alla Lion
Music si è rivelata la migliore. Sono molto soddisfatto di come hanno lavorato e
di come stanno andando le cose a livello promozionale.

Quali sono stati i primi riscontri della critica su There’s Hope?

Pare stia ottenendo buone critiche. Tra le altre cose quello che mi ha fatto più
piacere leggere sono state le ottime critiche riguardanti la produzione del
disco, quindi tutto ciò che riguarda i suoni utilizzati e il suono globale del
prodotto finale. Ci tenevo molto anche perché mi sono fatto carico di tutto il
processo di missaggio.

Ci sarà l’occasione di proporre i tuoi pezzi dal vivo?

Assolutamente sì, stiamo già lavorando per portare il disco dal vivo. La prima
data ufficiale è settata per il 25 Aprile al Black Cat di Caserta.

In questi anni passati nel mondo della musica, guardandoti indietro ci sono più
soddisfazioni o rimpianti?

Rimpianti nessuno, non c’è niente di cui mi possa lamentare. Soddisfazioni tante
e spero ce ne siano ancora molte!

Come vedi la scena progressive attuale, ci sono band che ti piacciono più di
altre?

Non ascolto molto progressive attualmente, ci sono comunque ottimi gruppi in
giro che portano alto il nome di questo genere. Mi piacciono molto i Symphony X,
gli Evergrey e gli Spock’s Beard.

E per quanto riguarda i gruppi italiani?

Stessa cosa, non sono aggiornatissimo sulla scena prog attuale in Italia. Ad
ogni modo mi piacciono gli Astra, i DGM, gli Ueickap.

Fra i chitarristi contemporanei, c’è qualcuno che apprezzi in modo particolare?

Io adoro Andy Timmons, cerco di non perdermelo mai quando suona da queste parti
e ogni volta è un’esperienza sempre nuova. Ha un modo magico di comunicare con
la chitarra.

Che cosa vedi nel futuro di Marco Sfogli?

Spero di suonare il più possibile dal vivo e di continuare a creare buona
musica. Ci sono un bel po’ di progetti in cantiere ma non voglio anticipare
nulla.

Questa era la mia ultima domanda, lascio a te l’onore di chiudere l’intervista.

Ringrazio ancora voi e tutti i lettori di TrueMetal.it.

Angelo ‘KK’ D’Acunto