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Savatage: Jon Oliva chiarisce in un’intervista quale sarà il futuro del gruppo

Di Marco Giono - 25 Gennaio 2016 - 0:05
Savatage: Jon Oliva chiarisce in un’intervista quale sarà il futuro del gruppo

 

Durante un’intervista di Brad Parmeter con il fondatore dei Savatage Jon Oliva, incentrata sulla Trans-Siberian Orchestra e l’esibizione di Wacken 2015, ha parlato, tra le altre cose, del passato e del futuro dei Savatage, (in realtà ha discusso, come potrete leggere nell’originale in inglese, anche del nuovo album “Letters from the Labyrinth” della TSO, del songwriting, del suo ruolo  nel preparare i tour per la TSO, la fine del Savatage / l’inizio dei TSO e molto altro ancora). Qui riproponiamo un corposo estratto di quella intervista che riguarda principalmente i Savatage e del perchè il loro destino in fondo sia vincolato in maniera stretta al loro passato:

 

BP: Se dovessi scrivere il titolo per una rivista metal ed anche un titolo per il proprio diario personale dopo Wacken, quali frasi sceglieresti?

Jon Oliva: “Per una rivista metal vorrei, non so forse quello che vorrei dire sarebbe qualcosa del tipo: ‘Finalmente dopo tanti anni vedrete di nuovo i Savatage. E’ stato bello bla bla bla’. Per il mio diario personale invece scriverei, ‘Cazzo, sono così felice che sia tutto finito.’ [ride] Penso che sia stato bello che le persone abbiano potuto assistere ad una cosa del genere dove hanno avuto modo di vedere di nuovo i Savatage, hanno avuto modo di vedere la TSO, poi hanno avuto modo di vedere i Savatage e la TSO insieme su due palchi contemporaneamente. Ho pensato che ad ogni appassionato di musica o appassionato di concerti che ama andare ai festival, avrebbe poi pensato la stessa cosa, ‘Wow, abbiamo visto qualcosa che non abbiamo di mai provato prima. E’ stato fantastico.’

E’ stato molto divertente, però. Era snervante, sì, ma sono contento per quello che abbiamo fatto e sono contento per l’eredità lasciata dai Savatage, infatti se mai dovessi mettere i Savatage a dormire per sempre, quello era semplicemente il modo migliore per farlo. Ora, se si decidessimo di fare qualcosa di simile, della qual cosa si è già parlato, deve essere almeno grande come l’evento di Wacken. Deve essere a quel livello. Non ho intenzione di tornare indietro e suonare al Bang Your Head Festival con ottanta luci, sapete di cosa sto parlando, no? Sarebbe come fare un passo indietro. Devi continuare a spingerti avanti, alzare la posta. Di quello spettacolo, la gente sta ancora parlando. E penso che la gente ne parlerà ancora per molto tempo, così abbiamo rischiato molto investendoci una cospiscua somma di denaro.

Questo spettacolo a me e Paul [Paul O’Neil, produttore e songwriter per Savatage e TSO n.d.a] è costato oltre un milione di dollari ed erano nostri soldi. Poi ci sono i soldi che abbiamo ricevuto da Wacken, che, in fondo ha pagato più che altro per il cibo e gli alberghi. Ci hanno pagato bene, ma i soldi li abbiamo investiti perché Paul ed io, volevamo fare qualcosa che non era mai stato fatto prima. Beh, cosa resta da fare nella musica? Bene, ora avete un concerto su due palchi contemporaneamente durante un festival, con due gruppi che suonano le stesse canzoni, cosa che non è mai stato fatta prima, o almeno non l’ho mai vista fare prima, almeno non al livello in cui l’abbiamo fatto noi . Questo è quello che Paul e io volevamo. Volevamo fare qualcosa di speciale, perché non sai bene come andranno le cose in futuro, volevo solo essere certo che se fosse stata l’ultima performance dei Savatage, non avrei mai voluto che finissimo la nostrà attività in un qualche cazzo di bar di merda in Germania o qualcosa del genere, sapete di cosa sto parlando. Questo è il modo in cui vorrei che finisse e non sto dicendo che è l’ultima cosa che faremo. Ovviamente stiamo ancora respirando… ma se ad un certo punto colpito venisssi investito da un camion, almeno in cielo potrei dire a mio fratello, ‘Beh Criss, mi sono preso cura dei Savatage . Dov’è la mia stanza?’

 

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BP: Come fa si una cosa più grande di Wacken, se non vi esibirete in una manifestazione più piccola di quella?

Jon Oliva: “Beh, voglio dire se ci fosse l’occasione… si potrebbe fare, ma è necessario creare uno scenario adeguato. Per esempio si è detto che potremmo suonare al Colosseo a Roma o qualcosa del genere … o all’Anfiteatro in Grecia, dove è situato il Partenone, dove Yanni ha già fatto qualcosa. Dovrà essere qualcosa di simile. Voglio dire, Paul mi ha ricordato che abbiamo avuto offerte per suonare in Asia oppure Paul e io abbiamo parlato di fare qualcosa qui in America. Qualcosa di speciale ed è questo lo scenario che dobbiamo creare, deve essere una cosa adeguata, in cui potremmo fare qualcosa di alto livello . “

BP: Ci sono ancora un sacco di fan appassionati dei Savatage, incredibilmente appassionati, vogliono solo un ritorno ai vecchi tempi.

Jon Oliva: “Sì, sono molto fedeli ai Savatage. Sì, sono molto leali, ma quello che, in realtà, che mi preoccupa o mi sconvolge è che se … Sono così grato che la gente ama quello che faccio e sono davvero grato di tutto questo e non li potrò mai ringraziare tutti abbastanza, ma, lo sai no, è la mia vita ed è una mia decisione. Io non ho mai smesso di suonare perché non volevo portare uno smoking o qualcosa di simile. Ho fatto le mie scelte, perché sto cercando qualcosa di lungo termine. Non sto cercando di gratificare il mio ego. Non ho bisogno di quello nella mia vita. Voglio creare qualcosa che duri per un lungo periodo di tempo, se possibile anche molto tempo dopo che sono morto. Dovete comprendere che questo è quello che sto cercando di fare. Ho dato i migliori anni della mia vita  ai fan dei Savatage dal giorno in cui ho compiuto 21 anni al giorno in cui ho toccato i 40. Questo è tutto quello che ho fatto per i Savatage. Quelli erano i migliori anni della mia vita. Ho perso me stesso in quel periodo, ho perso la mia casa, ho perso la mia auto, ho divorziato. Grazie a Dio mia moglie mi ha perdonato e mi sono risposato, ma ho sacrificato tutto per quella band, la gente non… la cosa che mi dà fastidio è che le persone non lo capiscono… quanto abbia significato tutto questo, quante ne ho passate per tenere insieme la band. E vorrei che la gente fosse felice che io sto bene adesso. Sai magari sentirli dire: “Jon ha smesso, se questo è quello che vuole è giusto che sia così, sta scrivendo grandi cose e bla bla bla …”. Così mi piacerebbe che fosse, lo sai. Vorrei che i fan dei Savatage comprendessero e rispettassero la mia decisione, perchè questa è una mia decisione…”

 

 

 

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