KAT, che nella lingua locale vuol dire boia, è il nome della band heavy metal per antonomasia della Polonia. Nazione che, come ben si sa, oltre a loro, ha fornito i natali a gente del calibro di Vader, Behemoth, Decapitated, Riverside, Acid Drinkers e Turbo, solo per citarne alcuni.
Nati a Katowice nel 1979 per volere del chitarrista Piotr Luczyk e del batterista Ireneusz Loth, nel 1981 avviene l’entrata in formazione del carismatico cantante Roman Kostrzewski mentre è del 1990 l’ingresso del secondo chitarrista Jacek Regulski, a prendere il posto che fu di Wojciech Mrowiec, già precedentemente uscito dalla band.
Nel 1987 aprono i concerti dei Metallica nelle due date alla Spodek Arena di Katowice e dopo la morte di Regulski avvenuta nel 1999 dovuta a un incidente in motocicletta nel 2004 si assiste al patratrac: i Kat diventano due. Da una parte quelli “classici” legati a Piotr Luczyk (qui sua intervista), dall’altra Kostrzewski e Loth danno vita ai Kat & Roman Kostrzewski, un po’ come accaduto da noi per i Rhapsody.
La spiacevole diatriba finisce nel febbraio 2022, nel momento in cui Roman Kostrzewski muore a causa di un tumore a soli 61 anni.
A oggi i KAT vantano dieci album in bacheca, un Ep e svariati live. Proprio quest’anno ricorre il quarantennale del loro full length di debutto: Metal and Hell, uscito originariamente nel 1986 per l’etichetta belga Ambush Records di Anversa, la stessa dei Faithful Breath.
Death Is Not Enough, questo il titolo del loro nuovo lavoro, suggella per l’appunto i quattro decenni passati dal primo disco e si accompagna, nella sua versione in Cd, a un libretto di dodici pagine con tutti i testi e foto dei singoli componenti la band. Alla confezione è appiccicato un adesivo che recita, tanto per sgombrare qualsiasi dubbio, in quest’epoca di falsi in ogni dove, un bel “100% Human Performance, NO AI!”.
La novità, per il gruppo polacco, riguarda la line-up. Accanto al team principal Piotr Luczyk e al fido bassista “Harris”, nel gruppo dal 2014, vi sono Guilherme de Siervi (voce) e Pedro Tinello (batteria), entrambi provenienti dal Brasile e Sieg (guest vocalist), dalla Corea del Sud. Il team si completa con il visionario paroliere americano Jason M. Stallworth che si è occupato di tutti i testi.
L’album, licenziato sotto l’egida della Logosound si compone di dieci pezzi per quasi cinquanta minuti di ascolto. La proposta dei Kat 2026 consta di un heavy metal massiccio e solidissimo, di chiara emanazione prussiana, al netto di qualche generosa concessione geografica. Molte le affinità con gli Accept dell’ultimo corso, quelli con Mark Tornillo alla voce, ma anche Grave Digger e i Primal Fear vecchio stampo, con perennemente sullo sfondo i Judas Priest.
Poco spazio all’immaginazione, quindi…
La mattanza prende il via sulle note della possente “Waging War”, traccia à la premiata ditta di Birmingham Ian Hill & Co. che mette sin da subito in chiaro le cose: i KAT sono tornati e non hanno intenzione di fare prigionieri! La vocalità di Guilherme de Siervi richiama a più riprese quella del miglior Chris Boltendahl garantendo così la dose di acidità necessaria a graffiare senza se e senza ma in ogni occasione. Al resto ci pensa un macina riff come Piotr Luczyk coadiuvato da una sezione ritmica inossidabile. Accanto alle monolitiche “Dark River” e “Burn it Down”, con quest’ultima dedicata alla memoria di Jacek Regulski, convivono episodi ove il cantante non deve esprimersi in modalità bollocks off (“Haunted by You”, “Falling into Darkness”). Viceversa heavy fucking metal come se non ci fosse un domani su “Looking for a Fight” e “Soulless Liar”, la canzone dove alla voce vi è Sieg. Chiusura sulle note di “Devil”, brano in ricordo di Roman Kostrzewski, a significare che si possono avere avuti degli scazzi, anche pesanti, ma alla fine è quanto si è scritto insieme e impresso per sempre nel granito della storia dell’Acciaio polacco a prevalere su tutto.
Witaj ponownie, KAT!
Stefano ”Steven Rich” Ricetti