Doom Sludge Stoner

Live Report: Bongzilla @ Blah Blah, Torino – 25/06/2023

Di Roberto Castellucci - 3 Luglio 2023 - 12:00
Live Report: Bongzilla @ Blah Blah, Torino – 25/06/2023

Qualche mese fa, in occasione di un mio precedente live report, ebbi l’ardire di dichiarare che i concerti di domenica dovrebbero venire imposti per legge. Perché non tentare in tutti i modi di prolungare il più possibile il weekend? Il rispetto verso questo mio nuovo comandamento autoimposto mi ha spinto a cercare eventi interessanti per arricchire una delle tante domeniche estive. In breve tempo mi sono imbattuto nell’annuncio di uno dei rari locali torinesi in cui non ho mai messo piede: il Blah Blah.

Se ai tempi dell’università fosse esistito un locale come il Blah Blah probabilmente non mi sarei mai laureato. In pieno centro di Torino, a due passi dall’Ateneo in cui ho agguantato una Laurea rigorosamente fuori tempo massimo, è nato nel 2011 un piccolo tempio rivolto alla scena torinese, se così vogliamo dire, alternativa. ‘Nato’ non è la parola più corretta, a dire il vero: il piccolo locale, già nei primi anni del ‘900, ospitava lo storico ‘Caffè Ristorante Parigi’, la cui caratteristica era quella di accogliere le prime, rudimentali proiezioni cinematografiche. Divenuto nel corso degli anni ‘Cinema per le famiglie’, ‘Cinema Po’ e, in maniera decisamente scherzosa date le sue ridotte dimensioni, ‘King Kong Cinestudio’, il locale oggi raccoglie tutte le sue passate identità aggiungendone un’altra di particolare interesse per i Lettori di TrueMetal.it…e per gli appassionati di musica in generale. Non parlo solo dello scimmione, mascotte del Blah Blah ereditata dall’ultimo nome cinematografico assunto da queste pareti. L’ex-cinema ha fatto della musica dal vivo una delle sue principali attrattive, oltre ai numerosi eventi di poesia, cinema, teatro e chi più ne ha più ne metta. In queste stanze sono passati alcuni dei più grandi nomi delle galassie Hard’n’Heavy e Punk. Parliamo, in ordine sparso e assolutamente casuale, di Vicious Rumors, Meganoidi, Ancillotti, Zeke, Fil di Ferro, The Obsessed, Fulci, Deathless Legacy…addirittura, prossimamente in questa Estate 2023, Cro Mags. Non male per un piccolo locale situato sotto ai portici sabaudi di Via Po!

Benvenuti al Blah Blah!

Dopo questo doveroso pistolotto introduttivo, utile per descrivere la venue a chi, come il sottoscritto, non ha ancora avuto modo di entrarci, arriviamo finalmente al motivo per cui ho deciso di fare una bella trasferta a Torino in una delle mie rarissime domeniche libere. Il calendario eventi del Blah Blah prevede per questa sera una succulenta incursione nell’erboso sottobosco del mondo Sludge/Stoner/Doom: dopo aver recentemente evocato i succitati The Obsessed, stasera il locale lascerà spazio ai Bongzilla, impegnati nella terzultima data del loro ‘Dabbing across Europe & UK Tour 2023‘. I tre musicisti hanno pubblicato recentemente la loro ultima uscita discografica: si tratta dell’albumDab City” e potete leggere la nostra recensione del disco cliccando qui. Io ho fatto esattamente la stessa cosa poco prima di mettermi in macchina per arrivare sul posto: oltre a non aver mai frequentato il Blah Blah, sarò sincero, non ho mai ascoltato più di tanto la musica questo terzetto di specialisti in green economy provenienti dal Wisconsin. A dirla tutta potrei anche scrivere Weedsconsin: il penultimo album dei Bongzilla, pubblicato nel 2021, s’intitola proprio così, tanto per far capire a tutti, senza troppe difficoltà, quale sia la tematica principale dei testi scritti dalla band. Mi aspetta una serata ricca di prime volte, quindi: praticamente affronterò questo concerto ‘al buio’, il che vi consentirà di perdonarmi se non riuscirò a compilare una scaletta con i brani suonati dal gruppo. Difficilmente sarò in grado di riconoscere le canzoni, a meno che il nostro trio di esperti giardinieri non decida di spargere sul palco i classici fogli A4 con la setlist scritta a mano.

Copertina dell’ultimo disco

In attesa dell’inizio delle danze mi siedo nel dehor del Blah Blah e mi concedo l’abbondante merenda sinoira proposta dal locale, la versione piemontese pomeridiana del più comune e inflazionato aperitivo, mentre i diffusori montati sotto i portici di Via Po propongono canzoni di Refused, Blue Oyster Cult e Iggy Pop. Il classico momento in cui capisco di essere nel posto giusto mi viene regalato da un anziano signore, di bassa statura fisica ma di grande caratura morale, che orgogliosamente passeggia con un grosso boom box legato al collo. Il dispositivo bluetooth spara ad altissimo volume una versione techno remix di “Sarà Perché ti Amo” dei nostrani Ricchi e Poveri, talmente potente da surclassare di brutto il volume delle casse che poco tempo prima proponevano quel capolavoro di “New Noise” dei già citati Refused. Questa situazione surreale mi porrà per sempre in una posizione ambigua nei confronti dei Ricchi e Poveri, gruppo che da qui in avanti assocerò per sempre a questo divertente siparietto. Sono queste le piccole, grandi perle capaci di mettere subito i presenti nel corretto mood per godersi la serata.

Terminata la seconda birretta d’accompagnamento alla merenda sinoira entro finalmente nel locale; scopro con sgomento che non v’è nessuna scaletta appiccicata con lo scotch alle assi del palco, tradizione che da sempre rappresenta il salvataggio in extremis preferito da ogni reporter. Niente setlist disponibile! Fortunatamente mi rincuoro subito dopo essermi accorto che la sala concerti è climatizzata. Mi ci stabilisco in pianta stabile, così da trovarmi in primissima fila nel momento in cui i Bongzilla saliranno sul palco. Il pubblico nel frattempo inizia a occupare l’area mentre le casse diffondono “Toxic Waltz” degli Exodus: questa sopraffina scelta musicale mi spinge a ricordare che al Blah Blah, ogni mercoledì sera, si svolge l’Aperithrash, vale a dire un aperitivo, o merenda sinoira se preferite, con un bel sottofondo di sano Thrash Metal selezionato da Domenico, uno dei boss del locale nonché chitarrista degli storici glamsters torinesi Hollywood Killerz. I Lettori che si trovano a Torino al mercoledì sera si rechino in Via Po e seguano le tracce sonore: arriveranno al Blah Blah senza bisogno di impostare navigatori…

Il pubblico si fa sempre più corposo e inizio a distinguere nel brusio le tipiche chiacchiere pre-live tra appassionati di musica di una certa età: conversazioni fin troppo familiari, da ultraquarantenni impuniti, come ad esempio ‘in che negozio vai per i vinili?’, ‘dove si trova?’, ‘andiamoci tra un paio di settimane quando mi arriva lo stipendio altrimenti non mangio per giorni’ e via dicendo. Tutto il bello dell’essere ancorati alla ‘copia fisica’, insomma: esplorazione del mondo, contatto umano,…questi discorsi antiquati fioriscono ad un paio di metri dal ricco banco del merch, che mostra numerose t-shirt quasi del tutto prive dei consueti teschi e mostri. I Bongzilla, come si può immaginare, prediligono tematiche più naturali e ‘green’ rispetto alla classica iconografia basata sulle varie declinazioni del Fantastico. L’unica maglietta decorata con una crozza prevede che il teschio, rigorosamente colorato di verde, risulti appoggiato su di un letto di sweet leaves, dolci foglie che in un batter d’occhio mi obbligano a lanciare un pensiero ai Black Sabbath e alla loro canzone “Sweet Leaf”. Si tratta della prima traccia dell’ormai leggendario terzo album dei Maestri di Birmingham, il maestoso “Master of Reality” pubblicato nel 1971: la musica dei Bongzilla mi farà spesso tornare in mente quel grande disco e soprattutto la canzone senza la quale, chissà, forse oggi non saremmo qui riuniti…

Pedale per chitarra in linea con l’argomento principale della serata

Non è prevista alcuna band di supporto: i Bongzilla salgono sul palco dopo essersi riscaldati con una fumatina di tabacco aromatico, rito espletato condividendo una piccola e maneggevole pipetta di metallo. Il cantante/bassista Muleboy, per salutare e incitare il pubblico, al posto delle consuete espressioni ‘Siete carichi?’, ‘Siete vivi?’, ‘Siete pronti’ o ‘Hello Torino’ chiede ai presenti ‘You guys high?’ L’insolita domanda, che in Italiano credo si possa tradurre con una frase tipo ‘Siete strafatti?’, riceve come risposta un fragoroso ‘YES!’. La reazione del pubblico piace molto al cantante, che a sua volta dichiara ‘Me too’, (anche io). Nel Blues si parla di call and response tra pubblico e artisti: lungi dall’essere una prerogativa esclusiva del Blues, possiamo notare una certa comunione d’intenti tra fan e musicisti anche in ambito Stoner/Doom/Sludge.

Perché continuare a elencare insieme tutti questi tre generi musicali? Perché i Bongzilla, stilisticamente parlando, sembrano trovarsi esattamente in mezzo a queste tre grandi categorie. Come accennavo poco fa, l’influenza che i Black Sabbath hanno avuto sulla musica del terzetto è forse la più evidente, soprattutto nel lavoro chitarristico di Spanky, unico axeman del gruppo. La lunghezza delle composizioni, invece, conferma quella tendenza alla ‘dilatazione dei tempi’ che abbiamo imparato a conoscere e apprezzare in molti gruppi che fanno parte della medesima ‘scena’. Penso, tanto per fare uno fra i mille esempi, agli storici americani Sleep, che nel 2003 diedero alle stampe “Dopesmoker”, mitico album della durata di circa un’ora e un quarto composto da sole due canzoni…una delle quali lunga più di un’ora.

Questa dilatazione delle composizioni, caratteristica probabilmente legata agli effetti dell’erbaceo argomento portante di tutti i brani dei Bongzilla, potrebbe sembrare pericolosa e foriera di innumerevoli gaffe in sede live. Nulla di più sbagliato: i nostri tre periti agrari ad honorem mi hanno stupito per la loro precisione infallibile, indubbiamente frutto di una decennale esperienza sui palchi di mezzo mondo. In un paio di occasioni mi è sembrato che qualcuno dei musicisti abbia perso il filo per un attimo: la situazione è stata recuperata in poche frazioni di secondo come se niente fosse, senza la necessità di sguardi di intesa tra i membri della band e soprattutto evitando di fermare il continuo flusso sonoro. Tranne i pochi secondi necessari per passare tra un brano e l’altro, infatti, i Bongzilla hanno eretto un muro di suono pressoché ininterrotto, in cui mi è stato possibile riconoscere con un buon grado di certezza i primi due brani di “Dab City“: la title track e “King of Weed”. Che il nuovo disco sia al centro della serata è chiarissimo: alle spalle dei musicisti, invece del tradizionale telone con il monicker della band, fa bella mostra di sé l’illustrazione di copertina di “Dab City” generata dal proiettore del locale. Il verde, ovviamente, è il colore principale immortalato nell’illustrazione e non ho mancato di notare come la figura faccia pendant con un altro elemento presente sul palco. Mi riferisco alla testata dell’amplificatore posta alle spalle del cantante, una Green Matamp…io ero rimasto fermo alle testate Orange!

Testata in linea con l’argomento principale della serata

Non di sole testate verdi si può campare. Il cantante infatti si distingue almeno per altre due particolarità: la voce, talmente arrochita da anni di fumo e stravizi da sembrare adatta tanto per un disco Black Metal quanto per uno dei ‘compari di Sludge’ Eyehategod, e le lunghe e rigogliose basette, così maestose da riuscire a umiliare persino il disneyano Commissario Basettoni. Talvolta riesce addirittura a suonare su di una gamba sola, chissà se per portare a termine una challenge o per recuperare un equilibrio reso incerto dal sapore di pesca troppo persistente del tabacco aromatico…la simpatia del personaggio, comunque, è indubbia: raramente ho visto musicisti costantemente impegnati, sia prima che dopo il concerto, a chiacchierare amabilmente con gli avventori. Muleboy fa di sicuro parte di questa élite.

Flamingo style!

In particolare, prima dell’inizio delle danze, ho notato che Muleboy parlava spesso con un ragazzone alto, riccio e abbigliato quasi completamente con merchandise dei Tons, band Sludge/Doom di Torino che condivide con i Bongzilla la medesima label, l’italianissima Heavy Psych Sounds. Ovviamente il ragazzone in questione è Paolo, cantante dei Tons intervenuto per godersi lo spettacolo e condividere il palco con i Bongzilla: a lui vengono affidate nella loro interezza le linee vocali dell’ultima canzone della serata.

Paolo dei Tons

Menzione d’onore va al batterista Magma, una specie di Martello degli Dei di fabbricazione svizzera più che americana, capace di picchiare selvaggiamente e chirurgicamente le sue pelli senza quasi mai fermarsi. Non è forse quello che ci si aspetta da un buon batterista Doom? Ciò che non ci si aspettava, invece, è la generosa distribuzione da parte sua di molte, tonanti imprecazioni in Italiano, trait d’union che ormai lega quasi tutti i musicisti Metal che calano in terra italica. Evidentemente le parolacce e le maledizioni italiane fanno un’ottima presa sull’animo degli artisti esteri: ogni volta in cui imprecano nella Nostra lingua, d’altronde, è impossibile ignorare un esponenziale aumento del loro gradimento presso il pubblico.

La domenica di musica dal vivo si conclude così, con la sensazione di essere stati per un paio d’ore in un luogo onirico e fuori dal tempo, un Paradiso lisergico in cui nel bill di un inverosimile festival estivo dedicato al mondo Sludge/Doom potrebbero apparire contemporaneamente Black Sabbath, Ufomammut, Candlemass, Cathedral, Crowbar, Eyehategod e ovviamente Bongzilla. Una situazione da sogno, per l’appunto, ma chissà che con l’ausilio di certe tecniche narrate dai Bongzilla un sogno del genere non si possa realizzare…per lo meno nell’immaginazione dei fan. Si riaccendono le luci nella sala e ritorno immediatamente con i piedi per terra, rivolgendo l’attenzione a cose più concrete. Puntatina al banco del merch? Fatta. Mi manca soltanto la birretta della staffa da consumare con calma seduto sotto i portici, in compagnia del boss Domenico che mi fa notare il cartellone degli eventi estivi al Blah Blah. Sorrido leggendo che il locale sarà ‘Chiuso per Pantera’ domenica 02/07/2023, con un ovvio riferimento al concertone di Bologna che vede i Pantera ‘version 2.0’ come headliner. Ecco, in quel festival fantasioso immaginato subito dopo i Bongzilla i Pantera (la version 1.0, però) li vedrei piuttosto bene…

Concludo con un saluto e un ringraziamento ai Lettori che hanno avuto la pazienza di arrivare fino a qui. A risentirci al prossimo concerto!

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