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Live Report: Luppolo In Rock Day 1 @ Cremona – 18 Luglio 2025

Di Paolo Manzi - 5 Agosto 2025 - 12:32
Live Report: Luppolo In Rock Day 1 @ Cremona – 18 Luglio 2025

Live Report: Pretty Maids, Primal Fear, Grave Digger + more @ Luppolo In Rock – 18/07/2025
a cura di Paolo Manzi

 

365 giorni non sembrano passare mai, ma eccoci finalmente varcare di nuovo il cancello del Parco delle Colonie Padane di Cremona. Nulla sembra essere cambiato: solito parcheggio gratuito (e arrivando presto praticamente attaccato all’ingresso),  l’area adiacente al festival si presenta come sempre accogliente e ben organizzata, cibo e bancarelle a disposizione anche dei curiosi senza biglietto, area concerti recintata ma con libertà di uscita e rientro grazie a un comodo braccialetto.

Dettagli che fanno la differenza e ricordano, almeno al sottoscritto, una versione in scala ridotta del compianto Bang Your Head di Balingen. Alla fine si esibiranno tante band di livello e ci saranno grandi e gradite sorprese anche tra i gruppi del panorama nostrano, ma al Luppolo in Rock, così come all’appena citato BYH ci si va innanzitutto per l’ambiente, per ritrovare vecchi amici e farne di nuove, per cantare a squarciagola e fare gli scemi. La parola d’ordine è Divertimento!

Il sole si fa sentire fin dal pomeriggio, già siamo a luglio, ci mancherebbe, tocca ai Classe 99 rompere il ghiaccio con un set di hard rock diretto e senza fronzoli. Nonostante l’orario ingrato, i ragazzi danno tutto, non si risparmiano fino all’ultima goccia di sudore, presentando brani dal nuovo disco Fuori Da Qui, rigorosamente in italiano. Il pubblico è ancora timido, ma loro suonano imperterriti. Per la gioia di chi, come loro, non teme qualche raggio UV in più.

Poco dopo è il turno dei Crimson Dawn, che salgono sul palco, non curanti delle temperature che non accennano ad abbassarsi, con un look scenografico fatto di tuniche e atmosfere cupe. Il loro heavy metal dalle tinte gotiche è solido e ben eseguito, con buona parte della scaletta dedicata a It Came From The Stars. Una setlist breve, però un’esibizione intensa. Intanto l’area adiacente allo stage, sebbene rovente, inizia a riempirsi timidamente.

Gli Stranger Vision portano una proposta più tecnica e stratificata, all’inizio faticano a lasciare il segno. Ma la resa è precisa e pulita e, poco a poco, inizia a far presa sui presenti. Un buon impatto scenico ed una esibizione decisamente professionale, fanno il resto. Divertenti ma forse un pò fuori contesto.

Tra i momenti più attesi della giornata, l’esibizione dei Tygers of Pan Tang ha riportato sul palco tutto il carisma e la potenza del NWOBHM, di cui la band è stata l’unica portabandiera. Guidati dall’inarrestabile Robb Weir, unico membro fondatore rimasto, la band ha offerto un set compatto e coinvolgente destrggiandosi tra classici e brani recenti. La potente voce di Jacopo Meille ha dato nuova linfa a pezzi storici come “Hellbound”, “Love Don’t Stay” e l’immancabile “Suzie Smiled”, mentre l’intesa tra Weir ed il nostrano chitarrista solista Francesco Marras ha acceso l’entusiasmo del pubblico. Spazio anche al materiale più recente con “Edge of the World”, a conferma di una band ancora pienamente vitale: le tigri continuano a ruggire!

La serata cambia passo con l’arrivo dei Grave Digger, che si riveleranno senza ombra di dubbio i migliori di tutta la giornata. Chris Boltendahl, ormai canuto, ha ancora l’energia ed il carisma per incendiare i presenti. Il loro show è una lezione di heavy metal teutonico quadrato ma coinvolgente. Si cambia un pò in apertura dando spazio a brani meno classici riprendendo la opener “Twilight of the gods” e “Valhalla” da “Rehingold”, c’è spazio anche per l’ultimo “Bone Collector” da cui viene ripresa un’ottima “Kingdom of Skulls” ma è sui classici che la band, come sempre, riesce a far sussultare, quindi ecco “The dark of the sun”,  “Excalibur”, l’immancabile “Rebellion” ed una chisura “Heavy Metal Breakdown” cantata a squarciagola da tutti i presenti. Scaletta breve ma infuocata come l’aria che si respira, suoni potenti e zero sbavature.

Da segnalare l’ottima resa dell’ex ascia degli Orden Ogan, Tobias Kersting, che riporta la band a cavallo degli anni ’90 e primi 2000. Il predecessore Axel Ritt, troppo guitar hero per una band di “cinghiali” stonava e soprattutto aveva il brutto vizio di reinterpretare gli assoli dei brani storici, è stato un piacere riascoltare invece quello di Rebellion in tutta la sua interezza come ai tempi in cui nella band militavano Uwe Lulis o Manni Schmidt.

Dopo uno show di gran caratura è il momento dei Primal Fear, che si confermano in grande forma. La nuova formazione funziona alla perfezione, con una menzione speciale per Thalia Bellazzecca, chitarrista italo-cubana che si prende la scena con personalità e tecnica.
La ritrovata forma di Matt Sinner è un piacere per gli occhi, ma è impossibile non rimanere colpiti da Ralf Scheepers, che canta e salta come se avesse vent’anni: potenza, estensione, controllo. Brani come Angel In Black, Chainbreaker e Metal Is Forever, senza sbagliare una sola nota, vengono accolti con entusiasmo da un pubblico ormai carico.

A chiudere la serata tocca ai Pretty Maids, storica band danese che nonostante qualche intoppo tecnico – il chitarrista ha avuto un problema allo strumento e ha dovuto cambiarlo dopo un paio di brani – riesce ad offrire uno show elegante e coinvolgente. Ronnie Atkins, con la sua voce inconfondibile e il suo stile da veterano, trascina la band in una scaletta che mescola potenza e melodia: “Future World”, “Pandemonium” e “Hot and Heavy” sono i momenti più applauditi.

Foto report completo della serata: https://www.truemetal.it/live/photo-report-luppolo-in-rock-day-1-cremona-18-luglio-2025-1198341