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Live Report: Vilemass, Human Slaughterhouse, Suicidal Causticity, Incantation @Garagesound (Bari)

Di Giuseppe Casafina - 20 Maggio 2018 - 10:52
Live Report: Vilemass, Human Slaughterhouse, Suicidal Causticity, Incantation @Garagesound (Bari)

 

 

Ancora Bari, ancora il Garagesound.

Nel precedente Live Report (link) avevo espresso qualche seria perplessità, confermando purtroppo alcune voci di corridoio, circa la qualità altalenante dell’acustica del locale: la mia impressione però, per chi ha letto quel Report pubblicato proprio lo scorso lunedì, teneva ben presente del fatto che la resa sonora dipendeva più che altro dalle doti dei fonici, in quel caso altalenanti, che dal suono generale dell’ambiente.

La mia, quindi, era una opinione a metà tra la difesa e la conferma, che si traduce nel classico “Nì”.

Questa volta però, vuoi anche per l’importantissima esclusiva di ospitare per la prima volta sul suolo meridionale una formazione storico del calibro degli Incantation (insomma, il team del Metal Symposium colpisce ancora e in quel di Settembre porteranno in terra pugliese nientepopodimenoche i Batushka), il Garagesound si è riscattato in toto, offrendo praticamente una serata che è suonata come un’autentica rivincita contro tutte le malelingue (forse non a torto, però) che altro non han fatto finora che lamentare circa la resa acustica del locale e malignando così sulla sua relativa sorte (ok la critica, ma così è troppo). Bene, ora che possiamo davvero affermare che i gufi son stati finalmente zittiti e che quindi ora son liberi di volare altrove con le loro nenie tanto sinistre quanto effimere, vediamo com’è andata davvero la serata, decisamente improntata al 666% sul Death Metal.

 

 

Aprono i Vilemass, formazione dell’entroterra barese che da queste parti ha un vero e proprio status di culto ed è quindi, a conti fatti, estremamente popolare in questo entroterra giocando praticamente in casa. La gente accorsa era ancora poca e francamente da parte di tutti vi era la paura, parzialmente fondata, che la serata si fosse rivelata un fiasco a livello di affluenze data la locazione della stessa nel bel mezzo della settimana (il giovedì e venerdì sono a tutti gli effetti giorni lavorativi) ed i Vilemass, in effetti, si sono esibiti di fronte ad un pit piuttosto limitato ma che, già verso la metà del set, si è riempito in breve tempo, vuoi anche perché la maggior parte dei presenti era ancora intenta a bere birra all’esterno del locale, credendo che si trattasse di un soundcheck: no, i Vilemass stavano suonando sul serio!

 

L’orgia del metallo è servita!

 

L’inizio effettivo della serata pare si sia propagato molto aldilà dell’orario prestabilito, sospetto confermato dal fatto che ad alcune band è stato effettivamente chiesto di accordiari i tempi on stage e la relativa scaletta, proprio per permettere la chiusura della serata stessa non troppo oltre i tempi previsti. Nonostante tutto quanto citato finora, i Vilemass mostrano i muscoli mostrandosi per quel che sono: una ‘Power-Trio’ in grado di offrire del sano e robusto Brutal Death Metal. Il frontman, al basso e alla voce, riesce a districarsi alla grande tra il carisma On Stage, le intricate parti di basso ed i classici growl di rito anzi mostrando, da quest’ultimo punto di vista, il suo essere un’ugola allenata, data la facilità con cui passa dal tono pulito delle presentazioni dei pezzi (e vabbè, lì mi direte, mica può dirlo in growl..) a quello ‘sporco & roco’ che le sonorità dei Vilemass impongono. Il terzetto viaggia spedito, con un batterista preciso al millimetro ed un impianto chitarristico tanto intricato quanto estremamente preciso, con un’enfasi on stage anche piuttosto naturale, segno di una già elevata esperienza strumentale e di palco. Il set si carica pezzo dopo pezzo, partono i primi, timidi tentativi di moshpit anche se la cosa non decolla mai del tutto. Ma ai Vilemass conta davvero poco tutto ciò, loro son su quel piccolo palco per suonare e voglion prima di tutto confemrae per l’ennesima volta (come se ce ne fosse stato davvero bisogno) che il loro nopme è degno della loro fama underground, ormai pesante come un macigno e ben consolidata. Il frontman ha dalla sua, forse per via di quel capello riccio e mosso, un tocco estetico molto americano che lo rende anche più congeniale del solito dietro al suo ruolo (l’estetica conta, ragazzi miei) mentre i vocalizzi mi han ricordato qualcosa, forse perlopiù a livello di accenti dato il timbro più classicamente ribassato del frontman in oggetto, del primissimo e compianto Chuck Schuldiner, quello di lavori come “Scream Bloody Gore” e “Leprosy”.

(…ma non fraintendete, si trattava perlopiù di accenti, però il feeling nel complesso mi ricordava lui)

 

“Ca**o alzaaaa quella chitarra in spiaaaaa….!”

 

Il ruolo di opening act è svolto egregiamente, mostrando una formazione che forse potrebbe anche permettersi di osare a chiedere postazioni maggiormente più in alto nei bill degli eventi locali ma non solo. Un set compatto, coinvolgente, con un’attitudine seria e devota al genere: cosa poter chiedere di più ad un gruppo dedito a delle sonorità estreme? Vilemass, una garanzia ormai. Il loro sound è, quindi, classicamente Death Metal, quindi i soliti presunti innovatori di rito potrebbero tranquillamente farsi da parte mentre i classicisti, d’altro canto, troveranno del pane piuttosto consistente per i loro canini da cannibali.

Spero vadano in alto, le basi ci sono tutte. Quanto al Garagesound, il suono On Stage si è rivelato all’altezza del genere proposto.

 

Setlist Vilemass:

Intro + Trapped

Beast Of No Land

Drilled by Bullets

Perverse Affliction

Blaze to Sanity

Gore Weed Distortion

Fire On Apocalypse

Disciple ( Slayer Cover – Melody Outro)

 

Death Metal Till The End!

 

 

Soffici e delicati quando un Panzer che da 150 metri d’altezza ti si schianta sulle gengive, gli Human Slaughterhouse, autodefinitosi come “I Metallica di Bari vecchia” (…voi di altrove l’umorismo pugliese non potrete mai capirlo!), salgono sul palco con quel qualcosa in più che ti fa davvero capire che la loro fama underground in fase sempre più crescente non è certo una cosa con cui scherzare, a meno che non vogliate avere a che fare con l’umorismo al 100% pugliese del frontman, che comunque in un mare di tanta forzata seriosità con cui a volte certe band dello scantinato si pavoneggiano, di certo male non fa.

Poche storie, gli Human Slaughterhouse tengon fede al proprio monicker e ci presentano uno spaccato abbastanza fedele del proprio repertorio ripescando alcuni pezzi dai loro EP prodotti finora, “Walk on the Path of Servitude” e “Trickle Down” datati rispettivamente 2014 e 2015, e dove il termine ‘abbastanza’ sta ad identificare, o almeno ci prova, i due pezzi nuovi, “ancora senza titolo ma col testo già pronto” (citando letteralmente) presentati per la serata. Quanto alla resa live, il batterista della formazione ha un impatto percussivo terremotante che, unito al basso distorto e plettrato del ‘capellone bassaro’ di turno, crea una sezione ritmica di profondo impatto sia in studio che soprattutto dal vivo.

 

Il frontman non ne ha mai abbastanza di fare casino stasera: che simpatico caiarone biancorosso!

 

I riff di chitarra sono pungenti, precisi mentre le vocals del frontman sono leggermente “grugnite” della media (…forse anch’esse frutto del suo umorismo biancorosso forse?) conferendo così una buona dose di personalità al quartetto che, tra blast beat e rallentamenti che l’osso del collo te lo rischiano di spezzare sul serio, ha offerto un set piuttosto breve ma anche tirato come non mai, un po’ come se dovessero convincere tutti in pochi minuti. Ottima l’attitudine live quindi nel complesso, fattore in grado di rendere l’ensemble barese degno della partecipazione ad eventi anche di un certo calibro nazionale ed internazionale.

Si poga, si ride, si cazzeggia, si beve, si rutta e ci si spinge, con il risultato di far cadere le birre a bordo palco sui cavi dell’elettricità che, per fortuna, erano logicamente isolati elettricamente…diversamente la serata avrebbe preso un’altra piega, decisamente più elettrica e meno fisica. A proposito di pogo e divertimento, le mie lodi vanno a quel bambino che, in prima fila, ha fatto casino ridendo come un pazzo dall’inizio sino alla fine del concerto: inutile dire che vorrei tanto che quel bambino fosse stato mio nipote…

 

Ecco a voi il nostro piccolo metal brother…peccato che non si tratti di mio nipote!

 

Insomma, se di “Slaughterhouse” si è trattato poi a conti fatti ciò ci è stato offerto, quindi direi che il nome questi baresi non se lo sono mica scelti a caso.

Se passano dalle vostre parti andateli a vedere, non ve ne pentirete sicuramente al contrario delle vostre ossa…perché, non mi direte che il Death Metal ve lo assistete comodamente seduti in panchina vero?

 

Setlist Human Slaughterhouse:

1 Your Grief Lives Among the Dead
2 Infectious disease
3 Inedito 1 (primo brano ancora senza titolo)
4 Out of the Wounds
5 Inedito 2 (secondo brano ancora senza titolo)
6 Walk on the Path of Servitude

 

Le foto non rendono l’idea del massacro sonoro, ma provate anche solo ad immaginare…

 

Questa non è stata solo al serata del Death Metal, ma anche dell’Import/Export dell’umorismo tradizionale!

Non ci credete? Credete che quello della band precedente fosse un caso isolato? Bene, allora sappiate che i Suicidal Causticity si sono immediatamente identificati per il loro senso dell’humour tipicamente toscano (oltre che per l’accento del frontman), e dopo un paio di pezzi se ne sono anche vantati! No sul serio, li ho adorati: Heavy Metal in ogni sua salsa significa soprattutto divertimento e chi adotta simili atteggiamenti ha tutto il mio supporto per quanto mi riguarda, e le risate sguaiate non sono mancate di certo. I Suicidal Causticity, aldilà di questo prezioso dettaglio extra-musicale, si sono immediatamente contraddistinti per un vocalist dall’impianto estetico decisamente palestrato, con un diaframma imponente al punto che in molti tra il pubblico, ve lo giuro, si domandavano a vicenda se si dopasse! No ragazzi non ci siamo, voi vedete un paio di muscoli ben messi e subito a pensare al doping…non si fa!

 

Citando a metà gli Slayer “Do you wanna Mosh?”

 

La prova dei Suicidal Causticity è stata MAIUSCOLA (!), le loro doti On Stage perfette al punto che son riusciti a far passare dalla loro un pubblico fino ad allora assopito dalla stanchezza dovuta all’esibizione del gruppo precedente, forse anche in attesa della scaricata finale di supporto agli Incantation: il già citato frontman si strappa, durante un growl piuttosto sostenuto, la maglia ed è subito spettacolo! Il bassista, nella parte finale, scende dal palco per pogare e suonare al contempo mentre alcuni tra i presenti più scatenati roteavano attorno ad esso…e come se non bastasse tutto questo il già citato frontman, ormai denudato e sudatissimo, si unisce ai presenti fino ad allora intenti a roteare attorno al bassista per pogare assieme a loro! Ecco, vi sembra uno spaccato abbastanza fedele dell’atmosfera che si respirava? So bene che rivelare il finale è roba degna dei peggiori spoiler, ma dato che siamo al cospetto di un Live Report e non dell’anteprima di un film o disco direi che ci sta e l’atmosfera, appunto, si era fatta calda, incandescente…quindi si sudava, ma tanto: la sensazione generale, date anche le piccole dimensioni in larghezza del locale (ricordiamo che il Garagesound è esteso in lunghezza e non in larghezza), era quella di assistere un uno show DEATH METAL con le lettere maiuscole.

 

Ma sì, facciamo giusto un po’ di casino…il giusto…ehm…

 

Il sound On Stage è stato incisivo, ficcante e ricco di frequenze in grado di far vibrare le pareti mentre il suono vero e proprio dei Suicidal causticity anche in questo non sarà certo originalissimo, ma ha dalla propria parte un comparto sonoro da panico con due chitarristi che lacerano la carne con riff malsani, carichi di groove e ricolmi di un feeling che dona calore all’operato strumentale della band. Ciò, sommato alla loro carica animalesca e scapocciante che si unisce a quella dei già citati bassista e frontman (non dimenticando affatto il loro senso dell’umorismo spiccato, che colora di gusto tutto il resto), si ottiene una miscela live altamente esplosiva che ha fatto muovere davvero tutti, compreso il già citato bambino, che ha indubbiamente urlato più lui di tutti i vocalist della serata. A tal proposito, vale la pena citare la battuta del frontman verso la fine di uno dei brani: “…avevamo una canzone per bambini, ma per questa sera non l’abbiamo preparata” …non credo ce ne fosse bisogno, dato che il bimbo in oggetto non stava fermo un attimo, alla faccia mia che alla sua età al massimo ascoltavo le compilation di Fivelandia!!!!

Insomma, più che un semplice show, un vero e proprio Death Metal Party!

La loro set list, come già accennato in precedenza, viene leggermente accorciata proprio per permettere agli Incantation di salire sul palco negli orari previsti…forse meglio così, altrimenti la caciara ci avrebbe distrutto, temo. Comunque ci si vede alla prossima ragazzi, vi supporterò: i vostri tanti anni di carriera son stati decisamente spesi bene!

 

Setlist Suicidal Causticity:

Intro + Decanting your Intestine

Affluent of Woe

Estuary Abomination

The Rates Part 1 – Full River Cry

Diamond Grinder Spring

A Suicidal Causticity

 

I due chitarristi non erano certo due belle statuine!

 

 

L’aria diventa quasi irrespirabile, un po’ per l’odore di sudore, un po’ per il respiro trattenuto nel vedere John McEntee e soci intenti in un soundcheck che è più lungo del previsto, con numerosi accorgimenti ed attenzione ai dettagli…e vai, si comincia con ‘Christening the Afterbirth’, direttamente da “Onward to Golgotha”, per poi saccheggiare a più riprese il nuovo “Profane Nexus” partendo proprio dal brano di apertura del disco ‘Muse’, per poi proporre nel corso del set anche ‘Xipe Totec’, ‘Lus Sepulcri’, ‘Messiah Nostrum’ e ‘Rites of the Locust’ nel finale, brani sempre tratti dall’ultimo lavoro in studio della band.

 

Ma è John McEntee quello? E tutta quella barba? Ma poi…siamo davvero a Bari oppure è solo un sogno?

 

La cosa che più stupisce, almeno per chi come me ha visto gli Incantation per la prima volta dal vivo, è sia vedere il buon John McEntee con tanto di barbone bianco (una specie di Babbo Natale del Brutal Death, hanno ipotizzato alcuni tra le prime file) che ammirarlo in una veste decisamente allegra e ‘caciarona’, con continue incitazioni verso il pubblico, corna al cielo, sorrisoni a piena dentatura e pose da cattivo apposta per i fotografi in prima fila che cercavano di immortalarlo. Il buon John, da sempre noto per cambiare spesso membri in formazione, per questo live è circondato dal fenomenale Sonny Lombardozzi alla seconda chitarra, capace di sciorinare assoli da pelle d’oca, dal fenomenale bassista e prodigio delle quattro corde Chuck Sherwood (difficile beccarlo in sede live, dato che il ruolo di bassista dal vivo è tipicamente affidato al session Luke Shively) e dalla macchina da guerra Kyle Severn, vecchia conoscenza di più formazioni degli Incantation dietro le pelli che incanta tutti con il suo stile mostruoso da autentica piovra in possesso di tentacoli dalla potenza percussiva impressionante. Numerosi i classici in scaletta questa sera, da ‘Rotting with your Christ’ (introdotta dal buon John come una risposta all’incitazione del pubblico nel fargli pronunciare una nota bestemmia tricolore a proposito dei suini…) passando per ‘Decimate Christendom’, ‘Ibex Moon’, ‘Diabolical Conquest’ (deciata con affetto da John al compianto Killjoy dei Necrophagia, di cui non a caso indossava la t-shirt On Stage) e il classicone assoluto ‘Devoured Death’, posto nel trittico finale del tradizionale bis della band. Tutta la band è in stato di grazia, complice anche un sound di palco praticamente perfetto ed equalizzato a puntino, con un John sempre in evidenza nel mix di palco senza mai però invadere gli altri strumenti. Tutti i componenti della storico act statunitense sono del tutto in palla stasera, dimostrando a tutti il motivo per cui il nome Incantation è tuttora leader nella scena Brutal Death Metal internazionale. Pogo, caos, devasto, qualche livido…è un vero show di fo**uto Death Metal!

 

I fenomeni dei rispettivi strumenti sono tutti su quel palco…ora!

 

John, così come tutta la band, è in estasi dalla reazione dei presenti, impazzendo sivibilmente su più riprese e il buon numero di pubblico accorso per l’occasione (siamo a circa 150 presenti, più o meno, mentre il Garagesound è, ad occhio e croce, capace di accoglierne 200/250 in estremo) risponde forsennato, impazzito, anch’esso estasiato, volutamente violento e che, sicuramente, in quel momento avrebbe fatto di tutto per i propri beniamini americani.

Terminato sul serio lo show, John scende dal palco girando per il locale per nulla restio a scambiare foto, fare quattro chiacchiere con i presenti e firmare autografi, al punto che sono gli stessi componenti della band, a fine concerto, a chiedere ai presenti così, di colpo, se avessero gradito lo show. Chuck Sherwood ha anche offerto a degli entusiasti presenti della birra all’angolo bar, vi ho detto tutto...una formazione coerente al 666%, che è rimasta fedele al proprio sound e che tuttora si diverte un Mondo a fare quel fa, vale a dire esattamente la stessa roba di venticinque e passa anni fa, credendo completamente nella propria arte e mostrando tuttora una spontaneità ed un entusiasmo tipico solitamente dei cosiddetti ‘Metal Kids’. Grandi uomini, nulla da dire, e John McEntee che si candida, con mia sorpresa, a ruolo di ‘Papà Buono’ del Brutal Death Metal di stampo americano.

 

Setlist Incantation:

Christening the Afterbirth

Muse

Shadows from the Ancient Empire

Lus Sepulcri

Dominant Ethos

Messiah Nostrum

Rotting with your Christ

Carrion Prophecy

Decimate Christendom

Xipe Tetec

Immortal Cessation

Ibex Moon

Diabolical Conquest

Ascend into the Eternal

Rites of the Locust

Devoured Death

 

John McEntee è visibilmente in delirio, e con esso il suo pubblico!

 

 

Sarò breve: numero di presenti ben più che accettabile (non dimentichiamo che il giorno successivo era una giornata lavorativa), organizzazione Metal Symposium impeccabile e resa acustica perfetta del Garagesound, che ha onorato alla grande questa serata dove tutte le band hanno veramente dato il massimo, forse anche più, nonostante alcuni tagli alle scalette. Un saluto allo staff del Metal Symposium e Garagesound, così come ad Antonio Urso della Blasphemous Art Records che con il suo stand esclusivo per l’occasione ha saputo spillarmi qualche soldino come da tradizione (ok, forse la prossima volta ai live ci andrò senza portafoglio se mai sarà possibile), ai miei compagni di viaggio senza i quali non sarei mai potuto essere presente e a tutte le band della serata, tutte autrici (come già ampiamento ribadito) di performance eccellenti, per nulla inferiori a quella degli headliner.

Un grande saluto finale va soprattutto a John McEntee (anche se non credo leggerà mai questo Report) con cui ho intrattenuto una piaceviolissima chiacchierata di qualche minuto. Quanto al cantante degli Human Slaughterhouse: un giorno saliremo davvero assieme On Stage con le rispettive formazioni, posso quasi confermartelo!

Insomma, il versante Metal in Puglia qui è in ottime mani grazie anche all’operato dei ragazzi del team Metal Symposium.

Ma in fondo, non avevamo alcun dubbio.

Giuseppe “House” Casafina